
A Santeramo in Colle un percorso di arte contemporanea indaga il dono come gesto di memoria e trasformazione
Dal 26 giugno al 26 settembre 2026 la Pinacoteca di Palazzo Marchesale e la Chiesa del Purgatorio di Santeramo in Colle ospitano “La parte che offri / Spostamenti prodigiosi”, progetto ideato da Minuta Contemporanea e curato da Giacomo Zaza. Una mostra diffusa che interroga il significato del dono, della memoria e della relazione attraverso le opere di dodici artisti contemporanei.
Esistono gesti che sfuggono alla logica dello scambio e del tornaconto. Tra questi vi è il dono, una pratica antica che attraversa culture, religioni e sistemi di pensiero e che continua a interrogare il presente. È proprio attorno a questa idea che prende forma “La parte che offri / Spostamenti prodigiosi”, mostra di arte contemporanea in programma dal 26 giugno al 26 settembre 2026 a Santeramo in Colle, negli spazi della Pinacoteca di Palazzo Marchesale e della Chiesa del Purgatorio.
Il progetto, ideato da Minuta Contemporanea e coordinato dall’Associazione di Promozione Sociale “Francesco Netti”, è curato dal critico d’arte Giacomo Zaza, da anni impegnato nello studio delle relazioni tra arte contemporanea, spiritualità, pratiche sociali e geografie culturali tra Mediterraneo e Centro America. La mostra nasce come un’indagine poetica e politica sul significato del dono, inteso non come semplice atto di generosità, ma come dispositivo capace di generare relazioni, memorie e trasformazioni.
L’ispirazione del progetto affonda le proprie radici in una delle pratiche devozionali più singolari del Meridione italiano: il culto delle anime pezzentelle custodito nella Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, nel cuore di Napoli. Qui, per secoli, i fedeli hanno adottato le cosiddette capuzzelle, teschi anonimi ai quali affidare preghiere, richieste e speranze. Il rapporto che si instaurava con queste presenze prive di identità era fondato su un tacito patto di cura e reciprocità, un legame nel quale il dono non coincideva con l’attesa di una ricompensa materiale, ma con il desiderio di instaurare una relazione con l’invisibile.

“La parte che offri” si innesta idealmente su questa tradizione, trasformandola in una riflessione contemporanea. Il progetto non si propone come una semplice esposizione di opere, ma come uno spazio di attraversamento, di ascolto e di osservazione. L’atto del donare viene interpretato come un tentativo di sottrarre qualcosa all’oblio, di conservare una traccia e di riconoscere l’esistenza di ciò che rischia di essere dimenticato.
La riflessione richiama inevitabilmente le teorie dell’etnologo francese Marcel Mauss che, nel celebre “Saggio sul dono” del 1925, individuò nel dare, ricevere e ricambiare una delle strutture profonde delle relazioni umane. Secondo Mauss, il dono non è mai un gesto neutro, ma un fatto sociale totale che coinvolge aspetti economici, simbolici e spirituali. È proprio questo orizzonte teorico a costituire uno dei riferimenti concettuali della mostra.
L’esposizione è pensata come un organismo in movimento. Il progetto avrà infatti carattere itinerante e si svilupperà attraverso successive tappe espositive in luoghi differenti, configurandosi come un unico racconto in progress. La prima tappa prende forma a Santeramo in Colle, dove il dialogo tra la Pinacoteca di Palazzo Marchesale e la Chiesa del Purgatorio contribuisce a costruire un percorso nel quale le opere entrano in relazione con la memoria storica e spirituale dei luoghi.
A comporre questo itinerario sono le ricerche di Glenda León, Paola Mancinelli, Luigi Presicce, Francesco Arena, Rä di Martino, Lorenzo Montinaro, Eva Marisaldi, Raffaele Quida, Enrico Serotti, Renato Galante, H.H. Lim e Wang Yuxiang. Pur attraverso linguaggi differenti, gli artisti condividono un interesse per ciò che sfugge allo sguardo immediato: il tempo, l’assenza, la memoria, la percezione e il valore della relazione.
Le opere si presentano come presenze discrete, talvolta simili a reliquie laiche, talvolta come dispositivi capaci di generare nuove possibilità percettive. Alcuni lavori indagano la dimensione rituale e performativa, altri costruiscono spazi di contemplazione, altri ancora interrogano il rapporto tra suono, immagine e memoria. Il risultato è un percorso che invita il visitatore a sostare nell’incertezza e a confrontarsi con domande essenziali: che cosa siamo realmente disposti a offrire? A chi si rivolge il nostro gesto? E quale traccia permane quando tutto il resto sembra dissolversi?
In un’epoca segnata dalla progressiva assimilazione del dono alla logica dello scambio e della prestazione, “La parte che offri / Spostamenti prodigiosi” propone una diversa possibilità di sguardo. L’arte viene intesa come pratica di relazione e di apertura, come gesto che eccede l’utilità immediata e restituisce alla dimensione del dono la sua natura più profonda: quella di un’offerta che continua a produrre significati ben oltre il momento in cui viene compiuta.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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