Giuseppe Penone a Spoleto, un itinerario tra radici, tempo e natura

Il Festival dei Due Mondi rende omaggio a uno dei maestri dell’Arte Povera con un percorso diffuso tra piazze, musei e luoghi storici della città

Sculture monumentali, video e installazioni trasformano Spoleto in un grande paesaggio dedicato a Giuseppe Penone. In occasione della sessantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi, la Fondazione Carla Fendi, i Musei Civici di Spoleto e Palazzo Collicola propongono un articolato omaggio a uno dei più importanti artisti contemporanei italiani.


Ci sono artisti la cui opera sembra nascere da un dialogo ininterrotto con le forze elementari della natura. Giuseppe Penone appartiene a questa rara categoria. Nato a Garessio nel 1947 e da oltre mezzo secolo protagonista della scena internazionale, l’artista piemontese ha costruito una ricerca in cui alberi, foglie, impronte, respiro e materia vegetale diventano strumenti per interrogare il rapporto tra l’essere umano e il mondo naturale. È a questa ricerca che il Festival dei Due Mondi dedica uno degli omaggi più significativi della sua sessantanovesima edizione. La Fondazione Carla Fendi, Main Partner del Festival, in collaborazione con i Musei Civici di Spoleto, il Museo di Palazzo Collicola, lo Studio Penone e Gagosian, promuove un programma diffuso che attraversa alcuni dei luoghi più rappresentativi del centro storico umbro.

Il progetto si inserisce in stretta relazione con il tema “Radici”, scelto dal Festival per questa edizione. Una parola che sembra attraversare l’intera produzione di Penone e che richiama una delle immagini più ricorrenti del suo lavoro: l’albero, da lui definito «l’idea prima e più semplice di vitalità, di cultura, di scultura». Fin dal ciclo degli “Alberi”, avviato nel 1969, l’artista ha indagato la possibilità di riportare alla luce la forma originaria nascosta nella materia, facendo emergere il tronco e i rami dalla geometria delle travi di legno.

Cuore simbolico dell’omaggio spoletino è la grande scultura “Le foglie delle radici”, collocata in Piazza Pianciani. L’opera, scelta anche come immagine-manifesto del Festival, si offre come una presenza monumentale e poetica nello spazio urbano, dialogando con il tessuto storico della città e con il continuo passaggio dei visitatori.

L’omaggio prosegue nell’ex Battistero della Manna d’Oro con “Epheměris”, mostra a cura di Saverio Verini, aperta dal 27 giugno al 2 agosto 2026. L’esposizione, promossa dalla Fondazione Carla Fendi, riunisce sette video nei quali Penone concentra l’attenzione su gesti minimi e processi elementari: raccogliere acqua, dividere l’argilla, lasciare un’impronta. Il termine greco “ephemeris”, che rimanda a ciò che è quotidiano e transitorio, restituisce il senso di un lavoro in cui l’opera non coincide con il risultato finale ma con il processo stesso del fare.

Accompagnati dai suoni dello studio e dell’ambiente naturale – il fruscio delle foglie, il ronzio degli insetti, il rumore della materia manipolata – i video svelano un aspetto meno conosciuto della produzione di Penone. Inseriti nello spazio carico di memoria della Manna d’Oro, acquisiscono una dimensione quasi meditativa, dove il minimalismo del gesto incontra la spiritualità del luogo.

Parallelamente, Palazzo Collicola ospita “Anafora”, mostra personale dell’artista visitabile dal 27 giugno 2026 fino al gennaio 2027. Il progetto espositivo, anch’esso curato da Saverio Verini e prodotto dal Festival con il contributo della Fondazione Carla Fendi, presenta una selezione di opere scelte in relazione alle architetture del Piano Nobile del palazzo settecentesco.

Nel Salone d’onore i visitatori sono accolti da un imponente Albero alto undici metri, mentre la Galleria del Piano Nobile ospita una serie di sculture disposte in corrispondenza delle grandi finestre. L’allestimento crea un ritmo visivo e una continua relazione tra interno ed esterno, tra spazio costruito e paesaggio naturale, evocando il significato stesso del titolo “Anafora”, figura retorica fondata sulla ripetizione e sul ritorno.

La scelta di Palazzo Collicola non è casuale. Il museo custodisce la Galleria d’Arte Moderna Giovanni Carandente, una delle collezioni di arte contemporanea più significative del Paese, nella quale convivono opere di Leoncillo Leonardi, Alexander Calder, Henry Moore e la celebre stanza dipinta da Sol LeWitt. La presenza di Penone si inserisce così in una tradizione che ha legato profondamente il nome di Spoleto alla scultura contemporanea fin dalla storica mostra “Sculture nella città”, curata da Giovanni Carandente nel 1962 in occasione del Festival dei Due Mondi.

Tra i protagonisti dell’Arte Povera fin dalla fine degli anni Sessanta, Penone ha sviluppato una ricerca che ha rapidamente ottenuto riconoscimenti internazionali, con esposizioni al Centre Pompidou di Parigi, al Rijksmuseum di Amsterdam, al Château de Versailles, alla Frick Collection di New York, alla Galleria Borghese di Roma e alle Serpentine Galleries di Londra. Nel 2007 ha rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia e nel 2014 è stato insignito del Præmium Imperiale del Giappone, uno dei più prestigiosi riconoscimenti artistici internazionali.

L’omaggio che Spoleto gli dedica non è dunque una semplice retrospettiva, ma un itinerario poetico che attraversa linguaggi differenti – scultura, video, parola e spazio – per restituire il senso di una ricerca fondata sull’idea che la distinzione tra uomo e natura sia soltanto apparente. In questo continuo passaggio tra materia e immaginazione, tra crescita organica e gesto artistico, l’opera di Giuseppe Penone continua a suggerire una possibilità di riconciliazione con il tempo profondo delle cose e con le radici invisibili che legano ogni forma di vita.


Da Angelo Robertiello <angelo@nicoufficiostampa.it> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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