
A Castellabate la mostra “Mirabilia” trasforma santi, eroi e icone pop in una nuova mitologia contemporanea
Dal 27 giugno al 31 ottobre 2026 il Castello dell’Abate ospita “Mirabilia”, personale di Felipe Cardeña a cura di Paolo Sciortino. La mostra fa parte del progetto Theatrum Mundi della Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito e propone un viaggio visionario tra culture, simboli e immaginari del nostro tempo.
Esistono artisti che costruiscono opere e altri che creano universi. Felipe Cardeña appartiene a questa seconda categoria. La sua ricerca, da oltre vent’anni, dà forma a un immaginario in continua espansione nel quale il sacro e il profano, la cultura popolare e la tradizione religiosa, l’Oriente e l’Occidente, il mito e l’attualità convivono in un equilibrio sorprendente. Dal 27 giugno al 31 ottobre 2026 il Castello dell’Abate di Castellabate ospita Mirabilia, mostra a cura di Paolo Sciortino inserita nel progetto Theatrum Mundi, cuore dell’edizione 2026 del Premio Pio Alferano promosso dalla Fondazione Pio Alferano e Virginia Ippolito, presieduta da Santino Carta e con la direzione artistica di Vittorio Sgarbi. Il programma riunisce quattro esposizioni dedicate ad artisti che, con linguaggi differenti, riflettono sul tema della rappresentazione e della costruzione dell’immaginario: Antonella Cappuccio con i suoi costumi e le sue figure visionarie, Tommaso Ottieri con i grandi interni teatrali dipinti, Livio Scarpella con le sculture ispirate alla tradizione classica e, appunto, Felipe Cardeña con il suo universo caleidoscopico e multiforme.
Entrare in Mirabilia significa attraversare un territorio nel quale Cristo può trovarsi accanto a Superman, una Madonna rinascimentale dialogare con una maschera africana e un santo cristiano condividere lo stesso spazio con un’icona della cultura pop contemporanea. Cardeña raccoglie immagini provenienti dalle più diverse tradizioni culturali e le ricompone in una grande narrazione globale, dove santi, divinità, eroi, antieroi, animali simbolici e figure fantastiche vengono sottratti ai loro contesti originari per acquisire nuovi significati.

La tecnica del collage è il principale strumento di questa operazione. Nato come procedimento di avanguardia tra Cubismo e Dadaismo e successivamente sviluppato dalla Pop Art, il collage diventa nel lavoro di Cardeña una pratica di ricomposizione culturale. L’artista ha progressivamente esteso questa logica oltre la carta, utilizzando stoffe, ricami, perline, gioielli e ornamenti provenienti da differenti tradizioni del mondo. Le sue opere diventano così immagini stratificate e al tempo stesso tessiture simboliche, nelle quali ogni frammento conserva la memoria della propria origine.
Per l’occasione, la sala del Castello dell’Abate è stata completamente trasformata in un ambiente immersivo grazie all’impiego di tessuti multietnici provenienti da varie parti del mondo. Le pareti dello storico edificio cilentano assumono l’aspetto di un tempio simbolico sospeso tra epoche e geografie differenti, richiamando idealmente la grande tenda multiculturale presentata dall’artista alla Biennale di Venezia del 2015.
Particolarmente significativa è l’opera dedicata a San Costabile Gentilcore, patrono di Castellabate e figura centrale nella storia del borgo. Cardeña ne propone una reinterpretazione immersa nel proprio universo di fiori, colori e simboli, trasformando il santo in un personaggio capace di dialogare con il presente. Il sacro non viene desacralizzato, ma riletto attraverso un linguaggio visivo contemporaneo nel quale la tradizione religiosa e l’immaginario popolare cessano di apparire come realtà contrapposte.
La figura stessa di Felipe Cardeña contribuisce ad alimentare questa dimensione narrativa. Definito dal Corriere della Sera un «artista misterioso in stile Banksy», ha trasformato la propria biografia volutamente ambigua in parte integrante del progetto artistico. Nato a Balaguer, in Spagna, nel 1979 e legato da molteplici racconti alla scena culturale cubana, dal 2007 sviluppa il ciclo dei Power Flower, grandi collage policromi nei quali convivono simboli religiosi, figure fantastiche e riferimenti provenienti dalle più diverse tradizioni del pianeta.

Nel tempo il progetto Cardeña si è evoluto in una vera e propria esperienza collettiva attraverso la Felipe Cardeña Crew, comunità aperta di artisti e creativi che contribuisce a rinnovarne costantemente il linguaggio. Invitato in tre occasioni alla Biennale di Venezia, l’artista ha esposto in Europa, America e Asia, realizzando progetti a Londra, New York, L’Avana, Rio de Janeiro, Pechino, Wuhan, Milano, Roma e San Pietroburgo. Tra le sue iniziative più note figurano la tenda multiculturale veneziana, interventi di arte pubblica in Brasile e in Cina, il ciclo African Spirit e la collaborazione con WWF Italia che ha portato alla creazione del personaggio Felipanda.
In Mirabilia il mito non viene celebrato come una reliquia del passato, ma come un organismo vivente che continua a trasformarsi. Le immagini attraversano i confini delle culture, si contaminano, si rigenerano e ritrovano una nuova capacità di raccontare il presente. Nel Castello dell’Abate prende così forma un teatro del mondo nel quale santi e supereroi, memoria e fantasia, tradizione e contemporaneità convivono in un’unica, sorprendente narrazione visiva.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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