
Tra Ricaldone e Cassine, il Bosco delle Sorti diventa il centro di un nuovo itinerario di turismo lento tra natura, storia e cultura
Una foresta antica, un romanzo ispirato alle sue leggende e nuovi percorsi di visita nel cuore del Monferrato UNESCO. Il Bosco delle Sorti – La Communa si propone come una delle esperienze più autentiche dell’Alto Monferrato, dove il paesaggio racconta ancora il rapporto profondo tra l’uomo e il territorio.
Le carte geografiche lo indicano come un’area protetta tra Cassine e Ricaldone. La memoria collettiva, invece, continua a riconoscervi qualcosa di più: un luogo di storie, di leggende e di antiche presenze che sembrano ancora abitare il silenzio del bosco. Il Bosco delle Sorti – La Communa, nel cuore delle colline del Monferrato riconosciute dall’Unesco per i loro paesaggi vitivinicoli, è oggi al centro di un rinnovato percorso di valorizzazione culturale e turistica.
Il nome “Communa” richiama un’antica forma di proprietà collettiva del territorio, un sistema attraverso il quale le comunità locali amministravano e condividevano l’utilizzo delle risorse forestali. Per secoli il bosco è stato parte integrante della vita economica e sociale degli abitanti, conservando una fitta rete di relazioni tra ambiente naturale e insediamenti umani. Ancora oggi il paesaggio restituisce questa storia attraverso i suoi sentieri, le radure e le grandi alberature che ne costituiscono il patrimonio ecologico.
Secondo tradizioni tramandate nel tempo, il Bosco delle Sorti sarebbe stato considerato una foresta sacra e un luogo di rifugio spirituale. La memoria popolare vi ha collocato tracce di culture celtiche, longobarde e medievali, attribuendogli un’aura di mistero che continua ad alimentarne il fascino. Pur appartenendo al patrimonio delle leggende locali, questi racconti hanno contribuito a costruire l’identità simbolica del luogo e a renderlo uno degli scenari più suggestivi dell’Alto Monferrato.

Anche la letteratura contemporanea partecipa oggi a questa riscoperta. Il bosco è infatti al centro del romanzo storico medievale Prophetia Silvae – Il processo di Antonello Paolo Zaccone, ispirato alle atmosfere e alle leggende del territorio monferrino. L’opera immagina il Bosco delle Sorti come un palcoscenico attraversato da inquisitori, templari, monaci benedettini, frati francescani, mercanti e capitani di ventura, dando vita a una narrazione in cui la dimensione storica e quella leggendaria si intrecciano. Il libro sarà presentato il 26 giugno 2026 presso il Complesso Conventuale di San Francesco a Cassine, in una serata accompagnata dal concerto di liuto rinascimentale di Davide Mocini, tra i maggiori interpreti italiani di questo antico strumento.
Camminare nel Bosco delle Sorti significa immergersi in un ambiente caratterizzato da querce secolari, castagni, farnie e cerri, lungo percorsi che si sviluppano tra lievi saliscendi, vallette ombrose e piccoli corsi d’acqua. Il bosco costituisce un importante serbatoio di biodiversità e offre un’esperienza di fruizione lenta del paesaggio, sempre più ricercata da chi privilegia forme di turismo sostenibile e di prossimità. Negli ultimi anni eventi escursionistici e iniziative di valorizzazione territoriale hanno dimostrato la capacità di questo luogo di coniugare natura, cultura e tradizioni gastronomiche.
Parallelamente, i Comuni comproprietari dell’area stanno portando avanti un progetto condiviso di recupero e tutela del Bosco delle Sorti, con particolare attenzione alla manutenzione della sentieristica, alla fruizione sostenibile e allo sviluppo di nuove opportunità culturali e turistiche. L’obiettivo è quello di trasformare il patrimonio ambientale in una risorsa capace di generare conoscenza e nuove forme di economia legate al territorio.
Da settembre il Comune di Ricaldone proporrà nuovi pacchetti turistici pensati proprio per favorire un’esperienza di viaggio fondata sulla lentezza e sulla scoperta. Il percorso conduce dapprima nel Bosco delle Sorti e successivamente tra i vigneti geometrici di Ricaldone, borgo profondamente legato alla figura di Luigi Tenco, il cantautore che proprio in queste colline trascorse parte dell’infanzia e trovò una delle matrici della propria sensibilità artistica. Qui il visitatore incontra il Museo Luigi Tenco, primo centro di documentazione permanente in Italia interamente dedicato a un cantautore, e può conoscere un paesaggio vitivinicolo che ha reso celebri produzioni come il Moscato e il Brachetto.

L’itinerario si conclude a Cassine, dove il Complesso Conventuale di San Francesco rappresenta uno dei più significativi esempi piemontesi di architettura gotica lombarda con influenze cistercensi. Costruito tra il 1291 e il 1327 dai Frati Francescani Conventuali Minori, conserva un prezioso ciclo di affreschi trecenteschi e quattrocenteschi di scuola lombardo-padana e testimonia la vitalità culturale di un territorio che per secoli è stato crocevia di relazioni politiche e artistiche tra Piemonte, Lombardia e Italia meridionale. La tradizione attribuisce la fondazione del complesso alla volontà di Roberto d’Angiò di onorare la memoria del fratello Ludovico da Tolosa, figura di rilievo nella spiritualità francescana medievale.
Tra boschi antichi, vigne e architetture medievali, il Monferrato conferma così una delle sue vocazioni più profonde: quella di essere un paesaggio da attraversare lentamente, lasciando che siano i luoghi stessi a raccontare la propria storia.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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