Cinema d’iDEA, il coraggio delle donne raccontato dal cinema del mondo

Da Roma uno sguardo internazionale su diritti, identità e memoria: la decima edizione del Women’s International Film Festival premia opere che affrontano senza reticenze le grandi questioni del presente

Documentari, lungometraggi e cortometraggi provenienti da Europa, Medio Oriente e America hanno animato la decima edizione di Cinema d’iDEA. Un festival che conferma la vocazione della Capitale come luogo di confronto culturale e di riflessione sul ruolo delle donne nel cinema e nella società contemporanea.


Cinema d’iDEA – Women’s International Film Festival si è conclusa. La decima edizione della manifestazione romana, svoltasi dal 18 al 24 giugno, ha scelto come filo conduttore il tema del coraggio, trasformando la sala cinematografica in uno spazio di ascolto e di confronto sulle questioni più urgenti del nostro tempo.
Diretta da Patrizia Fregonese de Filippo e realizzata con il patrocinio del Municipio I Roma Centro e il sostegno di ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici e di AUT – Federazione Autori, la rassegna si conferma il primo festival della Capitale interamente dedicato alla regia femminile. Fin dalla sua nascita, Cinema d’iDEA ha costruito un percorso di attenzione verso il cinema realizzato dalle donne, contribuendo a dare visibilità a sguardi spesso poco rappresentati nei grandi circuiti distributivi.

Il riconoscimento per il Miglior Lungometraggio Documentario è stato assegnato al film tedesco Girls Don’t Cry di Sigrid Klausman. La giuria ne ha apprezzato la capacità di restituire un ritratto autentico e profondamente umano di ragazze adolescenti provenienti da diverse parti del mondo, affrontando temi come la speranza, la costruzione dell’identità e la resilienza attraverso una narrazione semplice ma di forte impatto emotivo.

Lo Special Award è andato invece a Run Me Wild, opera prima della regista tedesca Catharina Lott. Il film è stato premiato per la delicatezza della regia e per l’intensa direzione delle interpreti, capaci di raccontare con autenticità la nascita di un sentimento che fatica a manifestarsi per il timore di non conformarsi alle aspettative sociali. La giuria ha inoltre voluto rendere omaggio alla giovane attrice protagonista, recentemente scomparsa, la cui interpretazione è stata definita il cuore pulsante dell’opera.

Il Courage Award, assegnato dalla giuria presieduta dalla regista iraniana Azadeh Bizargiti, è stato conferito a Dear Lara, coraggiosa opera prima della violinista di fama internazionale Lara Saint John. Il documentario affronta il tema degli abusi e delle omissioni nel mondo della musica classica, portando alla luce testimonianze che riguardano molestie e violenze mai perseguite e chiamando in causa figure di grande notorietà. Il film è stato riconosciuto come un’opera necessaria, capace di dare voce alle vittime con rigore e profonda umanità.

Il Premio per la Migliore Fotografia è stato attribuito al documentario tunisino Exile, diretto da Yesmine Fersi, Lina Hamouda e Minyar Mrabti. Realizzato da tre giovani cineaste tunisine impegnate negli studi cinematografici in Germania, il lavoro affronta la repressione della comunità LGBTQIA+ in Tunisia e le difficoltà della prevenzione dell’HIV, adottando soluzioni visive che proteggono l’identità delle persone coinvolte e trasformano l’urgenza del racconto in una scelta estetica di particolare efficacia.

Tra gli altri riconoscimenti figurano il premio per il Miglior Documentario di Media Durata a Where Is Home di Lamtiar Simorangkir, il Best International Short assegnato al cortometraggio iraniano Hidden Moon di Mahsa Ahmadzadeh e il premio riservato agli studenti della Libera Università del Cinema, andato allo spagnolo La Croce di Elisa di Arianna Usai.

Tre menzioni speciali hanno inoltre evidenziato l’ampiezza degli sguardi proposti dal festival. Full Steam Ahead delle registe islandesi Susan Muska e Greta Olafsdottir ha affrontato i temi dell’ambiente e delle molestie sessuali nel mondo scientifico; il documentario iraniano Second Breath di Mojgan Ilanlou ha denunciato la violenza del regime nei confronti delle donne; mentre l’americano The Kahiki 3 and Me di Amber Monet ha ricostruito episodi di discriminazione razziale, restituendo una vicenda storica ancora drammaticamente attuale.

La serata conclusiva è stata accompagnata dalla lettura di poesie iraniane e palestinesi interpretate da Rita Pasqualoni e Romano Talevi, con l’accompagnamento musicale del maestro Tiziano Novelli. Particolarmente intenso è stato anche il momento dedicato alla proiezione di Women Who Said No, film del regista iraniano Sepher Atefi sulle persecuzioni subite dalla comunità Bahá’í, arricchito dalla testimonianza di Yaganeh Agahi, incarcerata tre volte da innocente e divenuta simbolo di una resistenza civile e personale che ben rappresenta lo spirito di questa edizione.

A dieci anni dalla sua nascita, Cinema d’iDEA dimostra così che il cinema al femminile non costituisce un genere a sé, ma un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni della società. Attraverso storie di donne, di minoranze e di comunità marginalizzate, il festival romano continua a indicare nel coraggio non un gesto eccezionale, ma una pratica quotidiana di consapevolezza, memoria e libertà.


Da Cristina Borsatti <crisborsatti@gmail.com>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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