




Musei Vaticani, World Monuments Fund e Stephen A. Schwarzman Foundation avviano un intervento conservativo senza precedenti sulla Seconda Loggia del Palazzo Apostolico. Il progetto unirà ricerca scientifica, formazione internazionale e nuove tecnologie per restituire piena leggibilità a uno dei cicli decorativi più straordinari del Cinquecento.
Non tutti i grandi restauri riguardano soltanto le opere d’arte. Alcuni diventano occasioni per far progredire la ricerca, trasmettere competenze e ridefinire il modo stesso in cui il patrimonio culturale viene conservato. È questa la prospettiva del nuovo intervento dedicato alla Loggia di Raffaello nei Musei Vaticani.
A Roma ci sono luoghi che raccontano il Rinascimento meglio di qualsiasi manuale di storia dell’arte. Questo è il caso de La Loggia di Raffaello, al secondo piano del Palazzo Apostolico e affacciata sul Cortile di San Damaso. È qui che prende avvio uno dei più importanti interventi conservativi degli ultimi anni: un cantiere quinquennale destinato al restauro dell’ala ovest della Seconda Loggia, promosso dai Musei Vaticani grazie al sostegno del World Monuments Fund (WMF) e della Stephen A. Schwarzman Foundation. Il progetto è stato presentato il 24 giugno nella Galleria Lapidaria dei Musei Vaticani e rappresenta una delle più significative iniziative internazionali dedicate alla tutela del patrimonio rinascimentale.
Progettata da Raffaello Sanzio e decorata tra il 1517 e il 1519 dalla sua bottega per papa Leone X de’ Medici, la Loggia costituisce una delle espressioni più alte dell’arte rinascimentale applicata all’architettura. Dopo la morte dell’Urbinate nel 1520, furono soprattutto i suoi collaboratori più fidati a completarne la decorazione seguendo fedelmente il linguaggio ideato dal maestro. Tra questi emergono Giulio Romano, autore delle scene bibliche dipinte sulle volte, Giovanni da Udine, responsabile degli straordinari apparati botanici, delle celebri grottesche e degli stucchi all’antica, mentre parte delle decorazioni ornamentali è attribuita a Perin del Vaga. La fortuna dell’opera fu immediata: artisti provenienti da tutta Europa ne studiarono le invenzioni decorative e la Loggia divenne una tappa imprescindibile del Grand Tour, contribuendo alla diffusione del gusto rinascimentale ben oltre i confini italiani.
L’ambiente misura circa 65 metri di lunghezza per 4 di larghezza ed è articolato in tredici campate. Ciascuna presenta quattro episodi biblici dipinti sulle volte: le prime dodici dedicate all’Antico Testamento, l’ultima al Nuovo Testamento. L’insieme costituisce un sofisticato programma iconografico nel quale pittura, architettura e decorazione vegetale dialogano secondo quella concezione unitaria dello spazio che rappresenta una delle conquiste più originali del Rinascimento maturo. Le celebri grottesche, ispirate alle decorazioni della Domus Aurea riscoperta alla fine del Quattrocento, trasformano la Loggia in una delle massime testimonianze della rinascita dell’ornato classico nel XVI secolo.
Il nuovo intervento nasce dalla necessità di affrontare problemi conservativi che si sono progressivamente aggravati nel tempo. Tra il 1813 e il 1814, sotto la supervisione di Antonio Canova, le arcate orientali della Loggia vennero chiuse con vetrate. La trasformazione modificò profondamente il microclima dell’ambiente, riducendo il naturale ricambio d’aria e favorendo la formazione di umidità proveniente dai livelli superiori dell’edificio. A ciò si è aggiunta la particolare fragilità delle tecniche esecutive impiegate nel Cinquecento: sottilissime stesure a secco sulle grottesche, finiture a tempera e a calce applicate su basi ad affresco, pigmenti delicati come l’azzurrite. L’insieme di questi fattori ha determinato uno stato di conservazione particolarmente complesso, rendendo indispensabile una metodologia di intervento estremamente selettiva.
Per definire il protocollo operativo, i Musei Vaticani hanno sviluppato un cantiere pilota sulla sesta campata della Loggia. L’attività si è svolta in due fasi, dal gennaio 2019 al settembre 2020 e successivamente dal gennaio 2023 al dicembre 2024. Le indagini hanno consentito di mettere a punto un sistema di pulitura capace di rispettare la straordinaria delicatezza delle superfici originali, evitando procedure chimiche che avrebbero potuto compromettere gli strati pittorici più fragili.
Come ha spiegato Paolo Violini, responsabile del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, la soluzione individuata prevede una pulitura “a secco” mediante tecnologia laser a fibra attiva. Dopo numerose prove comparative, questo sistema si è dimostrato il più efficace per controllare con estrema precisione il livello di rimozione dei depositi superficiali, preservando le finiture originali e i residui pittorici più sensibili. Si tratta di una tecnologia ormai consolidata nel restauro delle opere d’arte, ma che in un contesto tanto complesso trova una delle sue applicazioni più impegnative.
L’intervento coinvolgerà oltre venti restauratori dei Musei Vaticani, chiamati a operare su circa 1.300 metri quadrati di superfici decorate. Il lavoro sarà svolto in stretta collaborazione con il Reparto per l’Arte dei secoli XV-XVI, il Gabinetto di Ricerche Scientifiche e l’Ufficio del Conservatore dei Musei Vaticani, integrando competenze storico-artistiche, diagnostica scientifica e restauro specialistico.
Sul piano economico il progetto può contare su un finanziamento di 5,5 milioni di dollari destinati specificamente al restauro dell’ala ovest della Loggia, reso possibile dal World Monuments Fund e dalla Stephen A. Schwarzman Foundation. L’iniziativa si inserisce inoltre nel più ampio programma internazionale “Legacy of Raphael: The Vatican and Beyond”, sostenuto dalla stessa fondazione con un contributo complessivo di 14,275 milioni di dollari, che comprende attività di documentazione digitale, divulgazione e formazione professionale nel settore della conservazione delle pitture murali.
Barbara Jatta, Direttore dei Musei Vaticani, ha sottolineato come questo intervento rappresenti una tappa decisiva sia nella storia del restauro sia negli studi sul Rinascimento italiano. Bénédicte de Montlaur, presidente e CEO del World Monuments Fund, ha evidenziato invece il valore universale della Loggia di Raffaello, definendola uno dei complessi artistici più importanti e delicati al mondo. Stephen Schwarzman ha posto infine l’accento sull’eredità più duratura dell’iniziativa: la formazione di nuove generazioni di restauratori che potranno applicare le competenze acquisite anche alla tutela di altri patrimoni culturali internazionali.
Il progetto guarda già oltre il completamento del cantiere. Grazie al contributo dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums saranno installati un nuovo impianto di illuminazione e nuove vetrate ad alte prestazioni, capaci di filtrare i raggi ultravioletti e ridurre il calore in ingresso, assicurando al tempo stesso una migliore qualità visiva. Sono interventi apparentemente discreti, ma fondamentali per garantire condizioni ambientali più stabili e una conservazione durevole delle decorazioni.
Il restauro della Loggia di Raffaello non rappresenta soltanto un’operazione di recupero materiale. È un progetto che mette insieme ricerca scientifica, cooperazione internazionale e trasmissione delle competenze, confermando come la tutela del patrimonio artistico richieda oggi una visione ampia, nella quale conservazione, conoscenza e formazione procedono insieme. In questo senso il cantiere dei Musei Vaticani diventa non solo un laboratorio di restauro, ma anche un modello di collaborazione internazionale al servizio di uno dei massimi capolavori del Rinascimento.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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