Nivola vis-à-vis, a Orani il dialogo dell’arte attraversa il Novecento

Il Museo Nivola presenta il programma espositivo estate-autunno 2026: tre capitoli, quattro mostre e un nuovo allestimento raccontano Costantino Nivola attraverso il confronto con artisti, architetti e protagonisti della cultura del secondo dopoguerra.

Più che una successione di esposizioni, è un progetto di ricerca. Con “Nivola vis-à-vis” il museo di Orani rilegge l’opera di Costantino Nivola mettendola in relazione con figure che ne hanno condiviso esperienze, linguaggi e tensioni sperimentali, aprendo nuove prospettive di studio sul maestro sardo.


Le grandi personalità artistiche si comprendono fino in fondo quando vengono osservate accanto ai loro contemporanei. È da questa idea che nasce “Nivola vis-à-vis”, il nuovo programma espositivo del Museo Nivola di Orani, in provincia di Nuoro, affidato alla cura di Chiara Gatti con il supporto del Comitato Scientifico del museo. L’iniziativa accompagnerà la stagione estate-autunno 2026 attraverso un percorso articolato in tre capitoli tematici, concepiti per approfondire aspetti ancora poco esplorati della ricerca di Costantino Nivola e delle relazioni culturali che hanno segnato il suo percorso artistico.
L’idea del progetto nasce dal confronto con Claire Nivola, figlia dell’artista e rappresentante della famiglia, dal quale è emersa la volontà di costruire un programma fondato sulle “affinità elettive” tra Nivola e alcuni protagonisti del Novecento. La scelta assume un significato particolare anche per la concomitanza con la grande mostra antologica che in autunno vedrà Nivola protagonista alla Triennale di Milano, offrendo così al museo di Orani l’occasione di sviluppare un calendario espositivo complementare e scientificamente coerente.

Il titolo “vis-à-vis” richiama il tema dell’incontro e dello sguardo reciproco. Attorno all’opera di Nivola si sviluppa infatti un dialogo con Gianni Colombo, Ruth Guggenheim, Bruno Munari e Regina Cassolo Bracchi, figure che, in modi diversi, condivisero con lui la tensione verso la sperimentazione e una concezione dell’arte aperta al confronto con architettura, design, spazio e società. La riflessione si ispira anche al pensiero del filosofo Emmanuel Lévinas, per il quale il volto dell’altro rappresenta il luogo in cui prende forma la relazione autentica. È questa idea di confronto a costituire il filo conduttore dell’intero programma.

L’indagine si concentra in particolare su alcune delle esperienze più innovative del secondo dopoguerra, dall’astrazione allo spazialismo fino al concretismo, movimenti accomunati dalla ricerca di nuovi linguaggi espressivi e dalla naturale contaminazione tra discipline diverse. Una prospettiva perfettamente coerente con la figura di Costantino Nivola (1911-1988), artista che nel corso della sua carriera ha saputo attraversare scultura, architettura, grafica e progettazione urbana, sviluppando una ricerca nella quale il rapporto tra opera e ambiente ha assunto un ruolo centrale.

Il primo capitolo, “Stanze”, prenderà avvio il 23 luglio con la mostra “Nivola, Colombo e lo spazio intorno”, curata da Chiara Gatti e Anna Pirisi in collaborazione con l’Archivio Gianni Colombo di Milano. L’esposizione, allestita fino al 25 ottobre nello spazio del Lavatoio, mette in relazione due maestri che, attorno al 1968, affrontavano in maniera sorprendentemente affine il tema dello spazio come esperienza vissuta. Da una parte la Stanza dei sogni di Nivola, dall’altra lo Spazio elastico di Gianni Colombo, affiancati da una Stanza della memoria costruita attraverso la partecipazione della comunità di Orani. Il progetto evidenzia come, per entrambi gli artisti, la stanza non fosse un semplice contenitore architettonico, ma un ambiente capace di mettere in relazione l’uomo con ciò che lo circonda.

Nello stesso periodo il museo celebrerà il centenario del Premio Nobel assegnato a Grazia Deledda con l’esposizione di una scultura in bronzo che Nivola dedicò alla scrittrice nella seconda metà degli anni Settanta. L’opera, concessa in prestito dal Banco di Sardegna, sarà collocata nel nuovo spazio del lucernario, creando un ulteriore dialogo tra la produzione dello scultore e una delle figure più rappresentative della cultura sarda.



Dal 13 novembre 2026 al 21 marzo 2027 il secondo capitolo, “Le relazioni fruttuose”, proporrà due esposizioni dedicate a personalità fondamentali della ricerca artistica del Novecento. La prima sarà riservata a Ruth Guggenheim, moglie di Nivola ma soprattutto artista autonoma e sperimentatrice raffinata. Il progetto, realizzato con opere in parte inedite appartenenti alla famiglia, approfondirà la sua produzione di sculture-gioiello e di lavori nei quali la precisione artigianale si trasforma in ricerca plastica astratta. Il percorso sarà arricchito da una serie di ritratti di Ruth realizzati da Costantino Nivola e mai esposti al pubblico.

La seconda mostra, curata da Lorenzo Giusti e Chiara Gatti, con un contributo storico di Nicoletta Boschiero, metterà a confronto Bruno Munari e Regina Cassolo Bracchi, due protagonisti assoluti della sperimentazione italiana del secondo dopoguerra. Attraverso una selezione di opere e documenti d’archivio, il progetto analizzerà temi che conservano ancora oggi una forte attualità, come il superamento dei confini disciplinari, il rapporto tra arte e industria, la dimensione ambientale dell’opera e la scomposizione della forma. La loro presenza nel programma si lega anche alle convergenze biografiche con Nivola, tra cui la partecipazione alla II Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma del 1935.

Il terzo capitolo, “Corrispondenze”, coinciderà con un profondo riallestimento della collezione permanente. A quindici anni dal precedente intervento, il museo riorganizzerà il proprio percorso espositivo adattandolo anche ai prestiti destinati alla mostra della Triennale di Milano. Il progetto, curato dallo staff del museo con la consulenza dell’architetto Alessandro Floris e del designer Leonardo Sonnoli, consentirà di valorizzare opere finora conservate nei depositi, accogliere nuove donazioni degli eredi e costruire connessioni inedite all’interno della raccolta. Una sezione speciale sarà dedicata alla fotografia, grazie alla collaborazione con l’Archivio Ilisso, che presenterà per la prima volta un ciclo di immagini realizzate da Nivola tra le strade di Orani, restituendo uno sguardo intimo sul paese, sulla sua gente e sul paesaggio della cava di talco.

Il programma riserva inoltre spazio alla contemporaneità con “Ritratto di comunità: Orani”, progetto dell’artista Giammarco Cugusi, previsto tra ottobre e novembre 2026. Attraverso una residenza artistica e un laboratorio partecipativo, gli abitanti del paese saranno coinvolti nella realizzazione di un’installazione collettiva costruita a partire da racconti, incontri e dalla donazione di un bicchiere inciso con una parola scelta da ciascun partecipante. L’opera culminerà in una grande tavolata e in un brindisi aperto al pubblico, riaffermando il ruolo sociale del museo come luogo di partecipazione oltre che di conservazione.

Fondato nel 1995 e gestito dall’omonima Fondazione, il Museo Nivola rappresenta oggi il principale centro internazionale dedicato allo studio dell’artista di Orani. Il complesso architettonico, sviluppato lungo la collina che domina il paese e progettato a partire dall’intervento di Peter Chermayeff, è stato progressivamente ampliato da Umberto Floris, Sebastiano Gaias, Gianfranco Crisci e Alessandro Floris, diventando un luogo in cui architettura, natura e paesaggio dialogano secondo lo spirito che ha sempre caratterizzato la ricerca di Nivola. La collezione permanente conserva centinaia di sculture, dipinti, disegni e numerosi esempi dei celebri sandcast, la tecnica di fusione nella sabbia che rese l’artista noto a livello internazionale e che influenzò profondamente il rapporto tra scultura, spazio pubblico e progetto architettonico. Dal maggio 2026 il museo è inoltre entrato a far parte di AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, confermando il proprio ruolo nel panorama nazionale.

Con “Nivola vis-à-vis” il museo non propone soltanto una successione di mostre, ma un articolato progetto di ricerca che mette al centro relazioni, influenze e corrispondenze. Un invito a rileggere l’opera di Costantino Nivola non come esperienza isolata, ma come parte di una rete di dialoghi che attraversa il Novecento e continua ancora oggi a offrire nuove prospettive sulla storia dell’arte, del design e della cultura del progetto.


Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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