
L’edizione 2026 rinnova l’invito a laureati e ricercatori: al centro ambiente, innovazione, diritti e cultura della sostenibilità
Da quasi tre decenni il Premio ICU – Laura Conti valorizza le migliori tesi universitarie dedicate alle grandi sfide ambientali e sociali. Un’iniziativa che premia la ricerca, favorisce la divulgazione scientifica e costruisce una memoria condivisa delle idee più innovative sullo sviluppo sostenibile.
Non tutte le tesi di laurea esauriscono il proprio percorso con la discussione davanti alla commissione. Alcune continuano a vivere, diventano libri, strumenti di lavoro, occasioni di confronto pubblico. È questa la filosofia che anima il Premio ICU – Laura Conti, giunto nel 2026 alla ventisettesima edizione, un riconoscimento che da anni rappresenta uno dei principali punti di riferimento italiani per la valorizzazione della ricerca universitaria dedicata all’ambiente, alla sostenibilità e all’innovazione sociale. Il premio nasce per ricordare Laura Conti, figura centrale dell’ambientalismo italiano. Medico, partigiana, parlamentare, scrittrice e divulgatrice, Conti fu tra le prime personalità del nostro Paese a comprendere come le questioni ambientali non potessero essere separate da quelle sanitarie, educative e sociali. Tra i fondatori della Lega per l’Ambiente, oggi Legambiente, contribuì in maniera decisiva a diffondere una moderna cultura ecologica, affrontando temi allora poco considerati come l’inquinamento industriale, la prevenzione del rischio ambientale e la responsabilità collettiva nella tutela del territorio. Il suo lavoro sul disastro di Seveso del 1976, raccolto anche nel volume Visto da Seveso, rimane uno dei contributi più importanti alla riflessione italiana sul rapporto tra sviluppo industriale e salute pubblica.
Proprio a questa eredità culturale si ispira il premio promosso dalla Fondazione ICU, in collaborazione con l’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, che da ventisette anni raccoglie, seleziona e diffonde tesi di laurea dedicate alle molteplici dimensioni della sostenibilità. Nel corso della sua storia il concorso ha già esaminato oltre quattromila elaborati universitari, contribuendo a far emergere studi che, in molti casi, sono diventati strumenti di approfondimento per amministrazioni, associazioni, enti e comitati impegnati nelle politiche ambientali.
L’edizione 2026 conferma un’impostazione volutamente interdisciplinare. Possono partecipare tesi di laurea triennale, magistrale, master e dottorato discusse nelle università italiane a partire dall’anno accademico 2010-2011. La scadenza per l’invio degli elaborati è fissata al 30 novembre 2026, facendo fede il timbro postale.
L’ampiezza delle tematiche ammesse testimonia l’evoluzione stessa del concetto di sostenibilità. Accanto ai temi ormai classici, come energie rinnovabili, risparmio energetico, bioedilizia, riciclo e gestione dei rifiuti, trovano spazio argomenti oggi centrali nel dibattito pubblico: mobilità intelligente, economia circolare, consumo responsabile, commercio equo e solidale, tutela della biodiversità, prevenzione ambientale, legislazione a favore dei consumatori, salute pubblica, qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, sicurezza degli utenti, lotta agli sprechi, trasparenza del mercato, ecopacifismo e rapporto tra uomo e altre specie animali. Un panorama che riflette l’evoluzione delle politiche europee sul Green Deal e gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sempre più orientati a integrare ambiente, innovazione tecnologica, inclusione sociale e sviluppo economico.
L’obiettivo del premio non si limita alla selezione dei lavori migliori. La Fondazione ICU considera infatti ogni tesi un patrimonio di conoscenze che merita di essere conservato e reso accessibile. Per questo motivo gli elaborati vengono progressivamente archiviati in un database consultabile attraverso parole chiave, favorendo l’incontro tra autori, ricercatori e soggetti interessati ad approfondire specifici temi. Si tratta di un archivio destinato a crescere nel tempo, trasformando migliaia di ricerche universitarie in una risorsa condivisa per il mondo scientifico e civile.

Particolare attenzione viene riservata anche alla divulgazione. Le tesi considerate più significative possono essere pubblicate dall’Ecoistituto del Veneto o dalla stessa Fondazione ICU, mentre altri lavori trovano spazio sulle pagine della rivista Gaia, contribuendo a far uscire la ricerca accademica dagli archivi universitari per raggiungere un pubblico più ampio. È una scelta che interpreta la divulgazione come parte integrante del lavoro scientifico, nella convinzione che la conoscenza produca effetti concreti solo quando diventa patrimonio collettivo.
Anche il sistema dei riconoscimenti riflette questa impostazione. Oltre ai tre premi principali, pari a 1.000 euro per il primo classificato, 500 euro per il secondo e 250 euro per il terzo, la giuria assegna ogni anno numerosi premi speciali e attestati di merito destinati a valorizzare ricerche particolarmente originali o innovative. La commissione dell’edizione 2026 è composta da Michele Boato, Anna Ciaperoni, Franco Rigosi e Paolo Stevanato.
In un periodo storico segnato dalla crisi climatica, dalla transizione energetica e dalla necessità di ripensare modelli economici e produttivi, iniziative come il Premio Laura Conti assumono un significato che va oltre il semplice riconoscimento accademico. Offrono infatti visibilità a una generazione di giovani ricercatori chiamati a confrontarsi con problemi complessi, spesso anticipando temi che entreranno solo successivamente nell’agenda politica e istituzionale.
La storia stessa del premio dimostra come il patrimonio di conoscenze prodotto nelle università possa diventare uno strumento concreto di innovazione culturale e sociale. Ventisette anni di attività hanno costruito una rete di studi, esperienze e competenze che continua ad alimentare il dibattito sulla sostenibilità, mantenendo vivo l’insegnamento di Laura Conti: affrontare le questioni ambientali significa, prima di tutto, comprendere il legame profondo tra natura, società, cultura e responsabilità collettiva.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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