
Al MUNAV di Venezia le ricerche di Annalaura di Luggo e Ferruccio Gard si incontrano in una mostra che esplora il rapporto tra visione, movimento e ambiente
Dal 10 luglio al 19 settembre 2026 il Museo Storico Navale di Venezia ospita “PERCEZIONE / NATURA. Visioni tra iride e cinetica”. Il dialogo tra Annalaura di Luggo e Ferruccio Gard trasforma il museo in uno spazio dove arte contemporanea, natura e percezione ridefiniscono il modo di osservare il mondo.
C’è un momento, durante ogni viaggio, in cui lo sguardo smette di limitarsi a registrare ciò che vede e comincia a interpretarlo. È da questa esperienza, familiare a chiunque abbia osservato l’orizzonte dal mare, che prende forma PERCEZIONE / NATURA. Visioni tra iride e cinetica, la mostra ospitata dal MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia dal 10 luglio al 19 settembre 2026 e curata da Marcello Palminteri. Più che una semplice esposizione, il progetto propone una riflessione sul vedere come processo dinamico, mutevole e profondamente legato al rapporto tra individuo e ambiente. L’iniziativa si inserisce nel programma di valorizzazione culturale del museo promosso da D’Uva S.r.l., concessionaria della gestione del MUNAV per conto di Difesa Servizi. Attraverso mostre temporanee, eventi e nuove modalità di fruizione, il progetto mira ad ampliare la funzione del museo, trasformandolo da luogo della conservazione storica a laboratorio di produzione culturale capace di mettere in dialogo il patrimonio con la ricerca artistica contemporanea.
La sede espositiva contribuisce in modo determinante al significato della mostra. Il Museo Storico Navale, istituito nel 1923 con Regio Decreto, occupa un antico edificio quattrocentesco che in epoca veneziana era destinato a granaio della Serenissima. Oggi custodisce uno dei più importanti patrimoni navali italiani: quarantadue sale distribuite su cinque livelli, circa seimila metri quadrati dedicati alla storia della Repubblica di Venezia, della marineria nazionale e della Marina Militare. Il complesso comprende inoltre il Padiglione delle Navi e il sommergibile Enrico Dandolo, testimonianza della tecnologia subacquea sviluppata durante la Guerra Fredda. Un luogo nel quale il viaggio rappresenta da sempre una metafora della conoscenza e dell’esplorazione.
È proprio il tema del viaggio a suggerire la chiave di lettura dell’intero percorso espositivo. Navigare significa modificare continuamente il proprio punto di osservazione, confrontarsi con la distanza, con la luce, con il mutare del paesaggio. La percezione non è mai immobile, ma nasce dall’interazione tra chi osserva e ciò che viene osservato. Su questa idea convergono, pur attraverso linguaggi profondamente diversi, le opere di Annalaura di Luggo e Ferruccio Gard.




La ricerca di Annalaura di Luggo ruota attorno all’occhio come luogo simbolico dell’identità. Da anni l’artista napoletana sviluppa un’indagine fotografica e installativa sulle iridi umane, trasformandole in immagini di grande formato dove il dato biologico diventa racconto personale. In questa mostra lo sguardo si apre ulteriormente al dialogo con il mondo naturale: iridi di persone e animali si intrecciano con paesaggi, elementi vegetali e dettagli organici, suggerendo una continuità tra individuo e ambiente. L’occhio non rappresenta soltanto uno strumento della visione, ma una soglia attraverso cui memoria, sensibilità ed esperienza si riflettono nel paesaggio circostante.
Accanto a questa ricerca si sviluppa il percorso di Ferruccio Gard, tra i protagonisti dell’arte programmata e cinetica italiana. Nato a Venezia nel 1940, Gard ha elaborato fin dagli anni Sessanta un linguaggio fondato sulle interazioni tra geometria, colore e movimento percettivo. Le sue opere cambiano aspetto in relazione allo spostamento dello spettatore, dimostrando come la visione non sia mai un fenomeno oggettivo, ma il risultato di un’interazione continua tra luce, superficie e osservatore. La sua ricerca si inserisce nella stagione dell’arte programmata sviluppatasi in Italia negli stessi anni grazie ai gruppi T e N e al sostegno teorico di figure come Bruno Munari e Umberto Eco, che individuarono nell’opera aperta e partecipativa una delle direzioni più innovative dell’arte contemporanea.
L’allestimento costruisce un dialogo costante tra queste due esperienze artistiche. Non si limita ad affiancare le opere, ma organizza il percorso attraverso corrispondenze cromatiche, rimandi visivi e relazioni percettive. Le tonalità presenti nelle iridi e negli elementi naturali fotografati da Annalaura di Luggo trovano un contrappunto nelle vibrazioni ottiche e nelle sequenze geometriche elaborate da Ferruccio Gard. Il visitatore è così guidato lungo una narrazione nella quale natura e astrazione, interiorità e movimento, figurazione e percezione si richiamano reciprocamente, generando nuove possibilità di lettura.
Il progetto curatoriale evita quindi il confronto tra due poetiche autonome per privilegiare una costruzione condivisa del significato. Ogni opera modifica la percezione di quella successiva e l’intero percorso assume la forma di un’esperienza immersiva nella quale il pubblico diventa parte integrante dell’esposizione. È una concezione della mostra coerente con le più recenti riflessioni museologiche, orientate a favorire un rapporto attivo tra visitatore e opera, superando la tradizionale osservazione passiva.
La scelta del MUNAV come sede dell’iniziativa rafforza ulteriormente questa impostazione. La storia della navigazione è infatti anche la storia dello sguardo: cartografi, esploratori e marinai hanno costruito nei secoli nuove immagini del mondo modificando continuamente il proprio punto di vista. In questo senso il museo non costituisce un semplice contenitore, ma diventa parte integrante del racconto, offrendo un contesto nel quale la riflessione sulla percezione acquista una dimensione storica oltre che artistica.
PERCEZIONE / NATURA dimostra così come due linguaggi apparentemente lontani possano convergere in una medesima domanda: quanto di ciò che vediamo appartiene realmente al mondo e quanto nasce invece dalla nostra esperienza? Nel dialogo tra le fotografie di Annalaura di Luggo e le opere cinetiche di Ferruccio Gard, il visitatore scopre che osservare non significa soltanto guardare, ma partecipare attivamente alla costruzione della realtà. È questo il filo conduttore di una mostra che, nel cuore del Museo Storico Navale di Venezia, trasforma il viaggio nello spazio in un viaggio dentro i meccanismi stessi della visione.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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