
Con “Summertime”, dal 7 al 9 luglio, gli spazi di Casa degli Artisti a Milano si aprono al pubblico tra atelier visitabili, residenze, workshop, incontri e il debutto del progetto internazionale “Kaleidoskop”, ponte culturale tra Milano e Friburgo.
Ci sono luoghi che si visitano per vedere opere concluse e altri che invitano a osservare ciò che accade prima. Casa degli Artisti appartiene alla seconda categoria: uno spazio dove l’arte prende forma attraverso il confronto, la sperimentazione e la condivisione. Dal 7 al 9 luglio 2026 questo processo diventa accessibile al pubblico con “Summertime”, un programma che trasforma gli atelier in luoghi d’incontro e di partecipazione.
L’arte contemporanea non vive soltanto nelle sale espositive. Sempre più spesso nasce all’interno di residenze, laboratori e studi condivisi, dove artisti, curatori, ricercatori e progettisti sviluppano idee destinate a evolvere nel tempo. È proprio questa dimensione, normalmente riservata ai lavori in corso, a diventare protagonista di Summertime, il palinsesto estivo organizzato da Casa degli Artisti di Milano, in programma il 7, 8 e 9 luglio 2026. Tre giornate durante le quali il pubblico potrà entrare negli atelier, conoscere gli artisti residenti e partecipare direttamente ai processi della ricerca contemporanea.
Casa degli Artisti, in corso Garibaldi, rappresenta oggi uno dei più significativi centri italiani dedicati alle residenze artistiche. La sua storia affonda le radici nel primo Novecento, quando l’edificio nacque come luogo destinato ad accogliere creativi e intellettuali. Dopo un lungo periodo di chiusura e un importante intervento di recupero, è tornato a vivere come laboratorio multidisciplinare aperto alla città, mantenendo intatta la vocazione originaria: sostenere la produzione culturale e favorire l’incontro tra discipline diverse.
Questa filosofia emerge con chiarezza nel programma di Summertime, che alterna open studio, workshop partecipativi, incontri pubblici, presentazioni editoriali e momenti conviviali. Più che una semplice rassegna, si tratta di un invito a comprendere come nasce un’opera, osservando da vicino il lavoro quotidiano di artisti impegnati in residenze dedicate alla sperimentazione e alla ricerca.
Il cuore dell’iniziativa è costituito dagli atelier aperti al pubblico, visitabili ogni giorno dalle 18 alle 21. Gli spazi ospitano i protagonisti della residenza multidisciplinare Omnirica – Spazi Desideranti, dedicata al potere trasformativo dell’immaginazione, con Alessia Bernardini, Max Botticelli, Francesco Ciavaglioli, Tolja Djokovic e Claudia Müller Montes. A questi si affiancano Giulia Pompilj, impegnata nella residenza Italia Pazza, e l’artista paraguaiano Ángel Uriel Barreto, vincitore del Premio Open Borders 2025, che sviluppa una ricerca sul rapporto tra spazio urbano, memoria e pratiche di resistenza attraverso fotografia, video e materiali d’archivio.
La residenza Omnirica – Spazi Desideranti, attiva per l’intero 2026, propone un confronto tra arti visive, performance, suono e linguaggi ibridi, riflettendo sulla percezione multisensoriale, sulle narrazioni urbane e sulle relazioni tra esseri umani e ambiente. È un esempio di come le residenze contemporanee non siano più semplicemente spazi di lavoro individuale, ma dispositivi culturali nei quali ricerca artistica e partecipazione pubblica si alimentano reciprocamente.
Martedì 7 luglio il programma prevede anche l’incontro Narrazioni urbane nello spazio desiderante, durante il quale l’architetto Andrea Milani presenterà il volume Andrea Milani. Architetture, pubblicato da Electa nel 2026 e scritto da Marco Mulazzani. L’appuntamento mette in relazione il progetto architettonico con le riflessioni sviluppate dagli artisti in residenza, offrendo un’occasione di confronto sul rapporto tra memoria, paesaggio e trasformazione dello spazio contemporaneo.
L’acqua costituisce invece il filo conduttore dei workshop aperti al pubblico in programma l’8 e il 9 luglio. Claudia Müller Montes e Alessia Bernardini affrontano questo tema da prospettive differenti, proponendo attività partecipative dedicate ai fiumi, ai corsi d’acqua sotterranei e alla costruzione di archivi condivisi. Ceramica, cartografie collettive, testimonianze e pratiche artistiche diventano strumenti per riflettere sul rapporto tra città, ecosistemi e memoria dei luoghi. Il successivo talk Ontologia liquida amplia ulteriormente il confronto coinvolgendo curatori, geografi, architetti paesaggisti, artisti ed esperti della gestione delle acque.

Il momento culminante della manifestazione coincide con l’inaugurazione di Kaleidoskop, prevista per la serata del 9 luglio. Più che una mostra tradizionale, il progetto inaugura uno scambio internazionale tra Casa degli Artisti e Kulturwerk T66 di Friburgo, destinato a proseguire fino all’autunno con una doppia esposizione tra Italia e Germania. L’iniziativa nasce dalla convinzione che le residenze artistiche siano luoghi privilegiati per costruire relazioni culturali, favorire la mobilità degli artisti e creare nuove reti europee di collaborazione.
Curato da Andrea B. Del Guercio insieme a Casa degli Artisti, Kaleidoskop riunisce a Milano le opere di Ute Beyer, Elisabeth Bereznicki, Tanja Bürgelin-Arslan, Matthias Dämpfle, Jürgen Giersch, Thomas Hammelmann, Claudia Michel ed Eva Rosentiel, esponenti della scena artistica di Friburgo. Pittura, fotografia, installazione, scultura, luce e sperimentazione tecnologica convivono in un percorso che riflette la pluralità delle pratiche contemporanee. A partire dal 5 agosto sarà invece Friburgo a ospitare una selezione di artisti legati a Casa degli Artisti, tra cui Arianna Giorgi, Eleonora Roaro, Claudia Müller Montes, Daniele Nicolosi, Alessia Bernardini, Simona Da Pozzo, Francesco Ciavaglioli, Roxy Ceron, Matteo Bicego, Visualcontainer, Concetta Modica e Julija Kasteluči.
Il titolo Kaleidoskop richiama il funzionamento dello strumento ottico che, a partire dagli stessi elementi, genera immagini sempre nuove. È una metafora efficace per descrivere un progetto che mette in dialogo linguaggi differenti, generazioni diverse e pratiche autonome, costruendo nuove possibilità di confronto tra due realtà artistiche europee. La scelta del formato Open House conferma inoltre la volontà di superare il modello tradizionale della mostra, trasformando gli atelier e gli spazi di lavoro in parte integrante dell’esperienza di visita.
Nel panorama culturale contemporaneo le residenze artistiche assumono un ruolo sempre più strategico. Non sono semplicemente luoghi di ospitalità, ma laboratori nei quali ricerca, formazione e produzione dialogano con il territorio, favorendo la nascita di progetti interdisciplinari e collaborazioni internazionali. Iniziative come Summertime permettono al pubblico di entrare in questo processo, osservando non soltanto il risultato finale, ma anche il percorso che conduce alla realizzazione di un’opera.
Per tre giorni Casa degli Artisti apre dunque le proprie porte non tanto per mostrare ciò che è già compiuto, quanto per condividere il valore della ricerca. Un invito a vivere l’arte contemporanea come esperienza in divenire, fatta di incontri, sperimentazioni e relazioni che, proprio come le immagini di un caleidoscopio, continuano a trasformarsi senza mai perdere la propria capacità di sorprendere.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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