
Alla Casina Vanvitelliana di Bacoli la nuova tappa della mostra personale dell’artista. Un percorso in cui immagini, architetture e ricordi si intrecciano in una riflessione sul tempo, sull’identità e sulla trasformazione dello sguardo.
Ci sono opere che chiedono di essere osservate e altre che sembrano chiedere di essere attraversate. La ricerca di Silvestro Bonaventura appartiene a questa seconda categoria: non racconta semplicemente dei luoghi, ma invita a entrare nello spazio incerto della memoria, dove ogni immagine conserva tracce del passato senza rinunciare a interrogare il presente.
Dal 16 luglio al 2 agosto 2026 la Casina Vanvitelliana di Bacoli ospita “Storie”, mostra personale di Silvestro Bonaventura promossa da Oltreforma APS, ideata dalle gallerie L2Arte e HR Docks Gallery e curata da Rosanna Accordino. L’esposizione raccoglie alcune delle opere più rappresentative della recente produzione dell’artista, costruendo un itinerario che mette al centro memoria, identità ed esperienza personale, trasformate in un linguaggio visivo aperto all’interpretazione dello spettatore.
Il titolo della mostra sintetizza efficacemente la natura del progetto. Le “storie” non sono infatti racconti lineari, ma frammenti che si accumulano nel tempo come sedimenti della memoria. Ogni opera costituisce una tessera di un mosaico più ampio, nel quale esperienze individuali e riferimenti collettivi convivono senza gerarchie. Lo spettatore è così chiamato a ricostruire connessioni personali, completando idealmente un racconto che rimane volutamente aperto.
Questa concezione della memoria trova profonde affinità con alcune delle principali riflessioni filosofiche e storico-artistiche del Novecento. La memoria non è intesa come semplice conservazione del passato, ma come processo dinamico di continua rielaborazione. Ogni immagine diventa il luogo in cui esperienza, percezione e immaginazione si incontrano, dando vita a nuove possibilità di lettura. L’opera d’arte non offre quindi una risposta definitiva, ma apre uno spazio di relazione tra ciò che è stato e ciò che continua a trasformarsi nel presente.
La scelta della Casina Vanvitelliana contribuisce in modo determinante alla forza del progetto. Edificata nel XVIII secolo su progetto attribuito a Carlo Vanvitelli, figlio del celebre Luigi, la piccola residenza borbonica sorge su un isolotto del lago Fusaro ed è collegata alla terraferma da un lungo ponte ligneo. Pensata originariamente come casino di caccia e luogo di rappresentanza della corte, la struttura è diventata nel tempo uno dei simboli architettonici dei Campi Flegrei, grazie alla sua posizione sospesa sull’acqua e al delicato equilibrio tra architettura e paesaggio.
Non è un caso che proprio l’acqua diventi la principale chiave interpretativa della mostra. Nel comunicato si sottolinea come questo elemento non rappresenti soltanto il contesto naturale della Casina, ma trovi una corrispondenza diretta nell’immaginario dell’artista. Nelle opere di Bonaventura edifici, oggetti e paesaggi sembrano infatti immersi in una dimensione liquida che attenua i contorni, modifica le prospettive e dissolve i confini tra realtà e ricordo. La memoria assume così una consistenza fluida, in continua trasformazione, dove ciò che appare nitido può improvvisamente sfumare e ciò che sembrava perduto riemerge sotto nuove forme.
Questa ricerca sulla percezione colloca il lavoro di Bonaventura all’interno di una sensibilità contemporanea che guarda al paesaggio non come semplice rappresentazione del reale, ma come costruzione mentale ed emotiva. Le immagini non descrivono fedelmente uno spazio, bensì restituiscono il modo in cui esso viene interiorizzato, ricordato e continuamente reinterpretato dall’esperienza individuale.

Anche il percorso espositivo riflette questa idea di trasformazione. Prima di approdare a Bacoli, Storie era stata presentata al Collegio Fratelli Cairoli di Pavia e successivamente al Castello di Francolise. Ogni sede ha modificato il dialogo tra le opere e l’ambiente circostante, dimostrando come il contesto architettonico non sia un semplice contenitore, ma un elemento attivo nella costruzione del significato dell’esposizione. Alla Casina Vanvitelliana questa relazione raggiunge una particolare intensità, grazie alla presenza costante dell’acqua e alla forte identità storica del luogo.
Il progetto curatoriale di Rosanna Accordino valorizza proprio questa dimensione relazionale. Le opere non occupano semplicemente lo spazio espositivo, ma instaurano con esso un dialogo continuo, trasformando la visita in un attraversamento percettivo. Il passato non viene evocato come immagine immobile o nostalgica, ma come materia viva, ancora capace di interrogare il presente e di suggerire nuove interpretazioni.
In questo senso Storie si inserisce in una tendenza sempre più diffusa dell’arte contemporanea, che privilegia l’esperienza rispetto alla semplice contemplazione. Il visitatore è chiamato a costruire il proprio percorso interpretativo, lasciandosi guidare dalle analogie, dai vuoti, dalle sospensioni e dalle stratificazioni che attraversano l’intera ricerca dell’artista.
La mostra conferma così il ruolo della Casina Vanvitelliana come luogo privilegiato di incontro tra patrimonio storico e linguaggi contemporanei. In un edificio nato per il piacere della contemplazione del paesaggio, l’opera di Silvestro Bonaventura introduce una riflessione sul modo in cui i luoghi continuano a vivere attraverso le immagini, i ricordi e le trasformazioni della memoria. Più che una successione di opere, Storie propone un’esperienza di attraversamento, nella quale architettura, acqua e arte contemporanea si fondono in un unico racconto visivo, aperto alle interpretazioni di chi osserva.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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