Per uno dei maggiori scrittori sloveni, Marko Sosič, la frontiera è casa comune

Il Teatro Stabile Sloveno di Trieste rende omaggio a uno dei maggiori scrittori sloveni contemporanei. Un incontro ricorda l’autore che ha trasformato il confine in un luogo di dialogo, facendo della pluralità linguistica il cuore della propria ricerca letteraria e teatrale.

Non tutte le frontiere dividono. Alcune costringono a guardare il mondo da più prospettive, insegnano a convivere con lingue e culture differenti e trasformano la complessità in una forma di ricchezza. È questa l’eredità culturale lasciata da Marko Sosič, protagonista di un omaggio che Trieste gli dedica nel luogo dove più intensamente ha costruito il suo dialogo con la città.


Giovedì 9 luglio 2026 il Teatro Stabile Sloveno di Trieste ospita una serata dedicata a Marko Sosič, scrittore, regista e intellettuale tra le figure più autorevoli della cultura slovena contemporanea, scomparso nel febbraio 2021. L’iniziativa rientra nel programma della tredicesima edizione di Varcare la frontiera, il festival multidisciplinare promosso dall’associazione culturale Cizerouno, che quest’anno celebra anche il venticinquesimo anniversario della propria attività.
La scelta del luogo assume un significato particolare. Il Teatro Stabile Sloveno rappresenta infatti un’istituzione unica nel panorama italiano: è l’unico teatro stabile pubblico del Paese che opera in una lingua diversa dall’italiano ed è il principale punto di riferimento culturale della comunità slovena presente nelle province di Trieste, Gorizia e Udine. La sua storia riflette quella stessa complessità che caratterizza il territorio di confine. Fondato nel 1907, fu travolto dagli eventi del Novecento con l’incendio del Narodni dom nel 1920, uno degli episodi simbolo della violenza fascista contro le istituzioni slovene della città. Ricostituito nel secondo dopoguerra, dal 1964 ha sede nel Kulturni dom di via Petronio, edificio realizzato anche come gesto di riparazione verso quella perdita storica.

Nato a Trieste nel dicembre del 1958 e profondamente legato alle proprie radici opicinesi, Marko Sosič ha costruito un percorso artistico capace di attraversare letteratura, teatro e cinema mantenendo sempre al centro il tema dell’identità di confine. Per lui vivere tra culture differenti non significava abitare una periferia, ma occupare un punto privilegiato dal quale osservare l’Europa come spazio di incontro. La sua opera propone una visione nella quale il bilinguismo e la pluralità culturale non costituiscono un problema da superare, bensì una risorsa civile e umana.

Dopo gli studi in regia teatrale e cinematografica all’Accademia di Zagabria, Sosič sviluppò una carriera che lo portò a dirigere per due mandati il Teatro Stabile Sloveno, dal 1999 al 2003 e successivamente dal 2005 al 2009. Durante la sua direzione introdusse una scelta destinata a modificare profondamente il rapporto tra il teatro sloveno e la città: l’adozione sistematica dei sovratitoli in lingua italiana per gli spettacoli in abbonamento. Una decisione che aprì le porte del teatro anche al pubblico italiano, favorendo quel dialogo culturale che egli stesso definiva un “confronto autentico e reale” tra due comunità da sempre vicine e intrecciate. Parallelamente contribuì a inserire lo Stabile Sloveno in reti teatrali europee più ampie, superando la dimensione dei soli circuiti dedicati alle minoranze linguistiche.

La sua esperienza teatrale si estese anche oltre il confine italiano. Fu infatti direttore artistico del Teatro Nazionale Sloveno di Nova Gorica, esperienza raccontata nel diario Mille giorni, duecento notti, testimonianza di un periodo nel quale la riflessione sull’identità culturale si intrecciava con la pratica quotidiana della direzione artistica.

Accanto al teatro, la scrittura rappresenta il nucleo più conosciuto della sua produzione. I suoi romanzi sono stati tradotti in nove lingue, contribuendo a far conoscere la letteratura slovena ben oltre i confini nazionali. Tra le opere più significative figurano Ballerina, Ballerina, che ha ottenuto una menzione speciale al Premio Umberto Saba ed è stato inserito nel progetto europeo dei cento romanzi slavi più importanti pubblicati dopo il 1989, Tito, amor mijo e Che da lontano a me ti avvicini, selezionato tra i cinque migliori romanzi pubblicati in Slovenia nel 2012. Anche nel cinema affrontò temi legati alla memoria storica e alla convivenza, come dimostra il film La commedia delle lacrime del 2016, dedicato alle ferite lasciate dalle guerre balcaniche e alla riflessione sulla xenofobia.

L’omaggio organizzato da Cizerouno restituisce questa pluralità di esperienze attraverso il contributo di persone che hanno condiviso con Sosič diversi aspetti del suo percorso umano e professionale. Intervengono Darja Betocchi, traduttrice italiana di gran parte della sua narrativa, la giornalista del Primorski dnevnik Poljanka Dolhar, Valentina Repini, responsabile organizzativa del Teatro Stabile Sloveno, e l’attrice Nikla Petruška Panizon, che interpreterà una selezione di testi teatrali e narrativi dell’autore.

Tra le letture figura anche un intenso brano tratto da Tito, amor mijo. Un bambino osserva una carta geografica e cerca con il dito il punto in cui si incontrano Slovenia, Italia e Austria, mentre riaffiora il ricordo della voce della maestra. È una scena apparentemente semplice che sintetizza l’intera poetica di Sosič: il confine non come linea di separazione, ma come luogo della memoria, dell’apprendimento e della scoperta reciproca. Non a caso lo stesso passo era stato scelto nel 2016 dalla rivista Lo straniero per un numero dedicato alle regioni di confine del Nord Italia.

La serata si svolge nello stesso teatro che Sosič contribuì a trasformare in uno spazio aperto al dialogo tra culture e anticipa altri due appuntamenti del festival Varcare la frontiera, dedicati rispettivamente al poeta Carolus Cergoly e a Pier Paolo Pasolini attraverso le parole di David Maria Turoldo e Libero Mazzi. Il filo conduttore resta quello indicato dal tema dell’edizione 2026, Interferenze, un concetto che ben interpreta la storia di Trieste, città dove lingue, tradizioni e identità diverse continuano a incontrarsi senza rinunciare alla propria specificità.

L’incontro dedicato a Marko Sosič assume così un valore che va oltre il ricordo di uno scrittore. È un invito a rileggere il confine come spazio di relazione e di conoscenza reciproca, una prospettiva che attraversa tutta la sua opera e che conserva oggi una straordinaria attualità in un’Europa chiamata a confrontarsi ogni giorno con la ricchezza e la complessità delle proprie identità culturali.


Da info <info@cizerouno.it>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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