Con il Medagliere a Bologna un viaggio tra oggetti rari e storie dimenticate

Dal Museo Civico Archeologico emerge un volto inedito della numismatica: fiches aristocratiche, cammei del Grand Tour, pesi monetali islamici, gioielli realizzati con false monete e strumenti originali della zecca raccontano secoli di vita quotidiana, tecnica e cultura materiale.

Le monete sono soltanto una parte della storia. Intorno a esse ruota un universo di oggetti che testimoniano commerci, giochi, viaggi, artigianato e innovazioni tecnologiche. La nuova esposizione del Medagliere del Museo Civico Archeologico di Bologna invita a scoprire proprio questo patrimonio meno conosciuto, ma altrettanto affascinante.


Quando si pensa a un medagliere, l’immaginazione corre immediatamente a monete antiche, emissioni preziose e medaglie commemorative. In realtà, il patrimonio numismatico conserva anche una quantità di oggetti che, pur condividendo materiali, tecniche e forme con le monete, raccontano aspetti molto diversi della storia sociale ed economica. È proprio questa prospettiva a guidare “Il Medagliere si rivela. Non solo monete… curiosità dal Medagliere”, il nuovo appuntamento della rassegna promossa dal Museo Civico Archeologico di Bologna, visitabile gratuitamente dall’8 luglio al 7 settembre 2026 nell’atrio del museo. Curata da Paola Giovetti e Laura Marchesini, l’esposizione rappresenta il nono capitolo di un progetto nato nel 2023 per valorizzare una delle più importanti raccolte numismatiche italiane.

Il Medagliere bolognese custodisce circa centomila beni numismatici che coprono un arco cronologico straordinariamente ampio, dalle prime forme di monetazione, sviluppatesi nell’Asia Minore tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C., fino all’euro. A questo patrimonio si aggiunge un nucleo di circa sedicimila medaglie realizzate dalla metà del Quattrocento ai giorni nostri, testimonianza dell’evoluzione di una forma artistica che, a partire dalle celebri opere di Pisanello, trasformò la medaglia in un raffinato mezzo di celebrazione civile e politica.

La nuova esposizione sceglie però una strada diversa. Ventisette oggetti, accomunati dal rapporto con la moneta ma destinati a funzioni completamente differenti, raccontano il gusto, le abitudini e le competenze tecniche di epoche lontane. Il risultato è un percorso che amplia il significato stesso della numismatica, mostrando come essa sia anche una preziosa fonte per comprendere la cultura materiale e la vita quotidiana.

Tra gli oggetti più eleganti figurano sei fiches da gioco in madreperla, realizzate tra il XVIII e il XIX secolo da artigiani cinesi per le grandi famiglie aristocratiche europee e americane. Nei salotti dell’alta società il gioco delle carte era un importante rito sociale e, al posto del denaro, si utilizzavano raffinati gettoni ai quali venivano attribuiti valori convenzionali. Le manifatture cinesi producevano esemplari personalizzati con stemmi araldici e iniziali dei committenti, sfruttando la luminosità naturale della madreperla ricavata dalle grandi ostriche perlifere. Illuminati dalla luce delle candele, questi piccoli capolavori contribuivano allo sfarzo delle serate mondane.

Di natura completamente diversa sono le insolite pedine lignee del tric-trac, antico gioco di strategia considerato il diretto predecessore del moderno backgammon. Prodotte tra XVI e XVII secolo soprattutto a Norimberga, importante centro europeo della lavorazione del legno e della metallurgia, queste pedine imitano perfettamente l’aspetto delle medaglie pur essendo realizzate mediante pressione su dischi lignei. Raffiguravano papi, principi, condottieri e personaggi dell’antichità classica, trasformando il gioco in una rappresentazione simbolica degli equilibri politici e religiosi dell’Europa moderna.

Un’altra sezione conduce nel mondo del Grand Tour, il lungo viaggio di formazione che tra Settecento e Ottocento rappresentava una tappa quasi obbligata per i giovani aristocratici europei. Napoli, con gli scavi di Pompei ed Ercolano e il fascino del Vesuvio, era una delle mete più ambite. Da qui provenivano i raffinati cammei scolpiti nella pietra lavica, piccoli rilievi raffiguranti profili classici e soggetti mitologici che divennero autentici simboli di prestigio culturale. Gli esemplari conservati nel Medagliere provengono dalla donazione del collezionista Giorgio Tabarroni, figura di primo piano negli studi sulla storia della scienza e appassionato numismatico.

Alla stessa raccolta appartengono una collana e un paio di orecchini apparentemente composti da autentiche monete greche e romane. Le analisi hanno però rivelato una storia molto più interessante: si tratta infatti di falsi moderni realizzati in piombo e rivestiti da una sottile lamina d’argento. Alcuni esemplari sono riconducibili a celebri falsari dell’Ottocento come Carl Wilhelm Becker e Peter Rosa, figure note agli studiosi per l’elevata qualità delle loro imitazioni. Questi oggetti testimoniano come il fenomeno della contraffazione numismatica abbia accompagnato il collezionismo fin dalle sue origini, diventando esso stesso materia di studio.

Tra i manufatti più insoliti figurano quattro dischi in vetro provenienti dall’Egitto del Califfato fatimita, databili tra X e XII secolo. A prima vista sembrano monete colorate, ma la loro funzione era completamente diversa. Erano infatti pesi monetali utilizzati per verificare il corretto peso dei dinar e dei dirham, poiché nell’economia islamica medievale il valore delle monete dipendeva dalla quantità effettiva di metallo prezioso contenuta. Il vetro costituiva il materiale ideale perché non poteva essere limato o alterato senza lasciare tracce evidenti, garantendo così la precisione delle verifiche effettuate nei mercati e nelle attività di cambio.

L’esposizione offre anche l’occasione di osservare da vicino gli strumenti utilizzati nella storica zecca di Bologna, attiva fino all’Unità d’Italia. Conio, punzone e medaglia dedicata al capitano Francesco de Marchi illustrano concretamente il complesso processo di produzione delle medaglie nel XVIII secolo. Autore dell’opera fu Filippo Balugani, scultore e medaglista bolognese che nel 1767 ottenne la prestigiosa nomina a maestro dei coni grazie proprio all’eccezionale qualità del ritratto realizzato per questa prova di concorso. Accanto agli strumenti sono esposte anche due piastre metalliche utilizzate per verificare la resa dei punzoni e la qualità delle incisioni prima della realizzazione definitiva del conio. Si tratta di documenti tecnici di grande interesse, che permettono di comprendere il livello di precisione raggiunto dagli artigiani delle antiche zecche.

Più che una semplice mostra numismatica, “Non solo monete… curiosità dal Medagliere” propone un viaggio nella storia della produzione artistica e manifatturiera. Ogni oggetto racconta un diverso modo di utilizzare immagini, metalli, pietre o vetro, dimostrando come la moneta abbia spesso superato la propria funzione economica per diventare ornamento, gioco, strumento tecnico o simbolo di prestigio.

La rassegna conferma anche il valore del Medagliere del Museo Civico Archeologico di Bologna come luogo di ricerca e divulgazione. Attraverso un’esposizione di dimensioni contenute ma scientificamente rigorosa, il museo restituisce al pubblico una parte poco conosciuta delle proprie collezioni, mostrando come la storia possa essere raccontata anche da oggetti apparentemente marginali. È proprio in queste curiosità, spesso trascurate rispetto ai grandi capolavori, che si nasconde una delle testimonianze più vive della cultura materiale europea.


Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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