
A Rocchette di Fazio una mostra riporta alla luce il lato meno conosciuto del grande regista ferrarese. Le sue sperimentazioni tra fotografia e pittura incontrano le opere di Enrica Fico Antonioni e Francesca De Mai in un progetto che celebra i trent’anni di Animanatura e la nascita della Fondazione Animanatura ETS.
Alcune opere sembrano trovare il luogo che le aspettava da sempre. Le “Montagne Incantate” di Michelangelo Antonioni arrivano nel cuore della Maremma toscana, dove il paesaggio, la tutela della biodiversità e la ricerca artistica diventano parte di un unico racconto dedicato alla relazione tra uomo e natura.
Non tutti ricordano che Michelangelo Antonioni, oltre a essere uno dei più influenti registi del Novecento, coltivò per decenni una profonda ricerca nel campo delle arti visive. La pittura, il collage e la fotografia rappresentarono per lui un laboratorio creativo parallelo al cinema, un territorio nel quale sperimentare nuove forme di percezione dello spazio, del colore e del paesaggio. Proprio questa produzione meno conosciuta è al centro della mostra “Le Montagne Incantate”, inaugurata il 18 luglio 2026 nella Pieve di Santa Cristina, a Rocchette di Fazio, nel comune di Semproniano, e visitabile fino al 9 agosto. Curata da Matteo Pacini e promossa dalla Fondazione Animanatura ETS, l’esposizione si inserisce nel programma celebrativo per i trent’anni del rifugio per animali di Semproniano e per la nascita della nuova fondazione dedicata alla tutela della fauna e dell’ambiente.
L’origine del progetto nasce da una coincidenza dal forte valore simbolico. Il protagonista è Mihal, un giovane leone di quattro anni trasferito dall’Albania alla Maremma dopo un viaggio di oltre tremila chilometri attraverso l’Europa. La sua storia di recupero e accoglienza è diventata l’immagine di un nuovo inizio per Animanatura, realtà che dopo trent’anni di attività evolve nella Fondazione Animanatura ETS. È stata Enrica Fico Antonioni, madrina dell’iniziativa, a cogliere nello sguardo dell’animale una qualità evocativa capace di richiamare l’universo poetico del marito Michelangelo Antonioni, suggerendo un dialogo tra arte contemporanea, paesaggio e sensibilità ambientale.
Fulcro dell’esposizione è la serie “Le Montagne Incantate”, composta da una quarantina di opere recentemente riscoperte. Si tratta di immagini nate dall’elaborazione pittorica di piccoli collage successivamente ingranditi fotograficamente, un procedimento che richiama, anche sul piano concettuale, il tema dello sguardo e dell’ingrandimento sviluppato da Antonioni nel celebre film Blow-Up del 1966. Le superfici si trasformano così in paesaggi sospesi tra astrazione e realtà, dove la montagna perde ogni funzione descrittiva per diventare materia visiva, struttura cromatica e spazio mentale.

L’interesse di Antonioni per la pittura accompagna una parte significativa della sua vita. A partire dagli anni Sessanta il regista approfondisce la ricerca artistica anche grazie ai rapporti con protagonisti dell’arte internazionale, tra i quali Mark Rothko, la cui riflessione sul colore come esperienza emotiva lasciò tracce riconoscibili nella sensibilità del cineasta ferrarese. Nella residenza di Trevi, in Umbria, Antonioni sviluppò una produzione fatta di collage, fotografie manipolate e composizioni astratte che solo negli ultimi anni stanno ricevendo un’adeguata attenzione critica come parte integrante della sua opera complessiva.
Accanto ai lavori del regista dialogano le opere di Enrica Fico Antonioni e Francesca De Mai, accomunate da una riflessione sul rapporto tra natura e immaginazione. Enrica Fico, regista, produttrice e artista, costruisce le proprie composizioni utilizzando elementi vegetali raccolti nei boschi umbri e lungo la costa maremmana: foglie, petali, cortecce, conchiglie e frammenti naturali diventano materia narrativa di paesaggi interiori nei quali il collage incontra la pittura. Francesca De Mai, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Perugia, sviluppa invece una ricerca che intreccia stampa artigianale, grafica contemporanea, design e tecniche manuali, dando vita a opere che riflettono sul legame simbolico tra esseri umani e mondo animale.
La mostra assume un significato particolare anche per il luogo che la ospita. La Pieve di Santa Cristina, immersa nel paesaggio delle Rocchette di Fazio, diventa il punto d’incontro tra patrimonio storico, arte contemporanea e natura, offrendo un contesto coerente con la poetica delle opere esposte. Il progetto si inserisce infatti in un programma culturale più ampio attraverso il quale la Fondazione Animanatura intende affiancare all’attività di recupero e protezione degli animali una riflessione sul rapporto tra esseri umani, ambiente e linguaggi artistici contemporanei.

Le celebrazioni ricordano inoltre il percorso iniziato nel 1996 con il Centro Recupero Animali Selvatici della Maremma, nato grazie alla collaborazione tra WWF Italia e Provincia di Grosseto. Negli anni la struttura ha ampliato progressivamente le proprie competenze fino a diventare un centro di riferimento nazionale per l’accoglienza di animali selvatici ed esotici non reintroducibili in natura. Dal 2000 è riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica quale struttura di referenza per gli animali pericolosi e dal 2007 opera come centro per la conservazione ex situ della fauna riconosciuto dalla Regione Toscana. Oggi Animanatura Wild Sanctuary occupa oltre ottanta ettari di ambienti naturali e ospita circa quattrocentocinquanta animali appartenenti a più di cinquanta specie, proponendosi non come uno zoo tradizionale, ma come un santuario dedicato alla cura, alla conservazione e all’educazione ambientale.
L’arrivo di Mihal rappresenta concretamente questa filosofia. Cresciuto in Albania in un contesto che non rispondeva più alle esigenze della specie, il giovane leone è stato trasferito in Toscana grazie alla collaborazione tra Fondazione Animanatura ETS, Dungler Foundation for Animal Welfare e Albanian Wildlife Rescue Team. Nel santuario potrà vivere in spazi più estesi e instaurare relazioni sociali con altri esemplari, a partire dalla leonessa Saturnia. Per sostenere il suo primo anno di permanenza è stata avviata anche una raccolta fondi destinata a coprire parte delle spese di gestione.
L’inaugurazione della mostra, prevista il 18 luglio, sarà accompagnata dalla visita al santuario, dagli incontri istituzionali dedicati alla nascita della Fondazione Animanatura ETS e da un concerto dei The Dreamers nel borgo di Rocchette di Fazio, trasformando la giornata in un momento di incontro tra arte, musica e tutela ambientale.
“Le Montagne Incantate” dimostra come il paesaggio possa essere interpretato non soltanto come soggetto artistico, ma come luogo di responsabilità condivisa. Le opere di Antonioni, nate dalla continua ricerca sul vedere e sul trasformare l’immagine, trovano oggi una nuova attualità accanto a un progetto dedicato alla conservazione della biodiversità. È un dialogo che supera i confini disciplinari e ricorda come cultura, natura e cura del vivente possano alimentarsi reciprocamente, offrendo nuove prospettive sul modo di abitare il mondo.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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