Lea Contestabile, la memoria prende forma tra terra, tessuti e identità

Con Con le mani sporche di terra ti ho baciata prende avvio la grande mostra antologica dedicata all’artista abruzzese nell’ambito de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Un percorso diffuso che racconta mezzo secolo di lavoro attraverso opere capaci di intrecciare memoria, materia e appartenenza.

Ci sono artisti che costruiscono immagini e altri che custodiscono tracce. Lea Contestabile appartiene a questa seconda categoria: la sua opera non si limita a rappresentare il mondo, ma raccoglie frammenti di vite, oggetti, affetti e paesaggi trasformandoli in una memoria condivisa. È da questa tensione tra esperienza personale e patrimonio collettivo che prende avvio il primo capitolo della sua grande antologica aquilana.


Dal 17 luglio al 30 agosto Palazzo Benedetti ospita Con le mani sporche di terra ti ho baciata, la prima sezione della mostra antologica dedicata a Lea Contestabile e inserita nel programma ufficiale de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Curata da Mariano Cipollini, l’esposizione inaugura un progetto di ampio respiro che accompagnerà l’intero anno culturale attraverso diverse sedi istituzionali dell’Aquila e della provincia, ciascuna chiamata a raccontare una stagione, un linguaggio o un aspetto della lunga ricerca dell’artista. L’iniziativa, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila, coinvolge anche altri studiosi, tra cui Barbara Drudi, Francesca Franco e Simone Battiatto, offrendo una lettura corale di un percorso creativo sviluppato nell’arco di cinquant’anni.

Il progetto riunisce circa cinquanta opere, tante quanti sono gli anni di attività di Contestabile, ma rinuncia volutamente alla tradizionale successione cronologica. Le opere dialogano tra loro secondo affinità poetiche e materiali, mettendo in relazione temi ricorrenti, tecniche differenti e continui rimandi tra passato e presente. La mostra si sviluppa nelle dieci sale di Palazzo Benedetti, edificio storico restituito alla città proprio in occasione dell’anno da Capitale della Cultura, trasformandosi in un itinerario che invita il visitatore a ricostruire il proprio rapporto con il tempo e con il ricordo.

Nata a Ortucchio nel 1949, Lea Contestabile si forma all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, dove consegue il diploma in Pittura nel 1973. Nello stesso anno ottiene una borsa di studio presso la Calcografia Nazionale di Roma, approfondendo le tecniche incisorie, mentre nel 1977 completa gli studi in Tessitura all’Istituto d’Arte di Penne. Fin dagli esordi il suo lavoro si sviluppa lungo una traiettoria interdisciplinare, nella quale pittura, incisione, tessitura, ceramica, installazione e ricerca materica si fondono in un linguaggio personale che supera le tradizionali distinzioni tra arti maggiori e arti applicate.

Parallelamente all’attività artistica, Contestabile ha dedicato gran parte della propria vita alla formazione. Dal 1976 al 2014 ha insegnato all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila discipline che spaziano dall’Anatomia artistica alla Psicologia della forma, contribuendo alla crescita di intere generazioni di artisti. Nel 1995 ha fondato il MuBAq – Museo dei Bambini L’Aquila, esperienza pionieristica nell’educazione artistica dell’infanzia, oggi ospitata nel Villaggio dei Bambini di Fossa, nato dopo il terremoto del 2009 in memoria delle più giovani vittime del sisma. Dal 2021 dirige inoltre la rassegna interdisciplinare Seminiamo Arte, confermando una concezione dell’arte come pratica educativa e responsabilità civile.

La ricerca di Lea Contestabile occupa una posizione originale nel panorama dell’arte contemporanea italiana. Pur dialogando con le esperienze della fiber art, dell’arte ambientale e delle pratiche installative sviluppatesi dagli anni Sessanta in poi, mantiene una forte autonomia espressiva. Fili, tessuti, fotografie di famiglia, terrecotte, oggetti recuperati, immagini sacre e profane, ricami, giocattoli e materiali poveri non vengono utilizzati come semplici elementi compositivi, ma diventano strumenti attraverso cui dare forma a una geografia dell’esistenza, dove ogni frammento conserva una memoria e ogni memoria continua a produrre significato.

È proprio questa dimensione che Mariano Cipollini pone al centro della propria lettura critica. Secondo il curatore, il lavoro di Contestabile non può essere ridotto ai temi della memoria o dell’appartenenza, pur così evidenti nella sua produzione. L’artista costruisce piuttosto uno spazio nel quale tangibilità e intangibilità convivono, cercando un equilibrio tra ciò che resta e ciò che inevitabilmente scompare. Le opere diventano così luoghi nei quali materia e pensiero sembrano avvicinarsi fino quasi a dissolversi, trasformando il ricordo in un’esperienza aperta, capace di interrogare il presente anziché limitarsi a conservarne le tracce.

Nel testo critico emerge con forza anche il rapporto tra l’artista e il proprio territorio. Cipollini individua nel “microcosmo” delle origini il punto da cui prende forma l’intera ricerca: una comunità, una casa, un paese che diventano metafore di un’appartenenza più ampia. Da qui nasce quella continua attenzione verso le affettività, i legami familiari e le eredità culturali che attraversano molte installazioni, fino a opere come Il gran riparo, dove il tema dell’accoglienza si trasforma in una riflessione sul significato stesso dell’abitare e dell’essere parte di una comunità.

L’immagine del tessere ritorna costantemente nella poetica di Contestabile. Non riguarda soltanto il filo o il telaio, ma il modo in cui relazioni, ricordi e identità vengono ricomposti in nuove configurazioni. Cipollini osserva come l’artista “modifichi il mosaico” delle vite dei suoi protagonisti, facendo riaffiorare persone, gesti e destini che il tempo sembrava avere cancellato. I suoi lavori non evocano la nostalgia di un mondo perduto, ma costruiscono connessioni tra generazioni, offrendo al visitatore un archivio aperto, continuamente riscrivibile.

Particolarmente significativa è anche la riflessione sul ruolo del femminile. Nel saggio critico si sottolinea come le figure femminili, a lungo confinate in ruoli marginali dalla narrazione storica, ritrovino nelle opere di Contestabile una piena autonomia simbolica. Attraverso fotografie, tessuti ereditati, oggetti domestici e memorie familiari, l’artista restituisce dignità a un patrimonio di esperienze spesso rimasto invisibile, trasformandolo in elemento fondativo della propria ricerca.

Negli ultimi anni il lavoro di Lea Contestabile ha ottenuto un crescente riconoscimento internazionale, con mostre personali organizzate in Italia, Croazia, Turchia e Cina e la partecipazione a importanti rassegne dedicate alla fiber art e alle pratiche contemporanee. Questa diffusione testimonia la capacità della sua opera di dialogare con contesti culturali differenti senza perdere il forte radicamento nella cultura abruzzese, che continua a rappresentare il principale laboratorio della sua ricerca.

Inserita nel programma de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, Con le mani sporche di terra ti ho baciata assume così un significato che supera la dimensione celebrativa. L’antologica restituisce il profilo di un’artista che ha fatto della memoria una materia viva, della terra una metafora dell’appartenenza e dell’arte uno strumento per trasformare esperienze individuali in patrimonio collettivo. Una ricerca che continua a interrogare il presente senza smettere di dialogare con il passato, dimostrando come le storie custodite negli oggetti, nei tessuti e nei gesti quotidiani possano ancora parlare al nostro tempo.


Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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