
Un’installazione in marmo di Billiemi e una performance all’alba trasformano i Quattro Canti in uno spazio di dialogo tra memoria, spiritualità e linguaggi del presente. Le iniziative si inseriscono nel programma delle celebrazioni dedicate alla Santuzza, riaffermando il ruolo dell’arte contemporanea nel patrimonio storico della città.
Quando una festa popolare attraversa i secoli, ogni generazione è chiamata a trovare un linguaggio nuovo per raccontarla. A Palermo, il Festino di Santa Rosalia continua a essere anche questo: un laboratorio culturale nel quale storia, arte e identità urbana si incontrano senza rinunciare al confronto con il presente.
Il cuore monumentale di Palermo si prepara ad accogliere due interventi artistici che interpretano in chiave contemporanea i simboli più profondi della città. Martedì 14 luglio, nell’ambito delle celebrazioni dedicate a Santa Rosalia, saranno inaugurate l’installazione Le Quattro Sante, dello scultore Theodorico Napolitano Gansen, e la performance Eretiche, Sante e Profetesse, ideata dall’artista visiva Nora Lux. Due linguaggi differenti – la scultura e la performance – chiamati a dialogare con uno dei luoghi più rappresentativi del barocco europeo.
L’appuntamento delle ore 11, nel cortile di Palazzo Costantino in via Maqueda, segna l’apertura al pubblico dell’installazione Le Quattro Sante, curata da Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona. Realizzata in marmo di Billiemi, la pietra calcarea che da secoli caratterizza gran parte dell’architettura monumentale palermitana, l’opera instaura un confronto diretto con i Quattro Canti, crocevia urbano progettato all’inizio del Seicento da Giulio Lasso e completato da Mariano Smiriglio durante la trasformazione della città voluta dai viceré spagnoli.
Conosciuto anche come Piazza Vigliena, il complesso dei Quattro Canti rappresenta uno degli esempi più originali dell’urbanistica barocca italiana. Le quattro facciate concave scandiscono l’incrocio tra via Maqueda e il Cassaro, oggi corso Vittorio Emanuele, creando un teatro urbano nel quale architettura, scultura e spazio pubblico dialogano in un equilibrio rimasto pressoché immutato dal XVII secolo. Le statue dedicate alle sante patrone della città, insieme alle rappresentazioni delle stagioni, dei sovrani spagnoli e delle fontane allegoriche, trasformano questo luogo in una sintesi della storia civile e religiosa di Palermo.
È proprio questo patrimonio simbolico che Gansen sceglie di reinterpretare. Le Quattro Sante propone una riflessione sui quattro elementi naturali, sulla protezione della città e sul delicato equilibrio tra dimensione spirituale e ambiente, sviluppando un dialogo con l’iconografia storica senza limitarne la rilettura contemporanea. Accanto all’installazione sarà inoltre presentata Ghiacciolo, una scultura in marmo dedicata ai temi dell’emergenza climatica e della salvaguardia ambientale, a testimonianza di come un materiale tradizionale possa farsi veicolo di questioni strettamente legate al presente.
La scelta del marmo di Billiemi assume un valore che va oltre l’aspetto formale. Estratto dall’omonte che domina Palermo, questo materiale è stato largamente utilizzato nella costruzione di chiese, palazzi nobiliari e apparati decorativi della città fin dall’età moderna, contribuendo a definire l’identità materica del suo patrimonio architettonico. L’opera di Gansen si inserisce così in una continuità storica che lega il progetto contemporaneo alle tradizioni costruttive locali.
La seconda iniziativa prenderà forma prima dell’alba, alle ore 6, direttamente ai Quattro Canti. Con Eretiche, Sante e Profetesse, Nora Lux realizzerà una performance site-specific pensata per il luogo che la ospita. L’azione trasforma il ricordo dei roghi delle donne accusate di eresia in un rituale simbolico di rinascita attraverso la luce, intrecciando memoria storica, spiritualità mediterranea e ricerca artistica contemporanea. La scelta dell’alba non rappresenta soltanto un elemento scenografico, ma diventa parte integrante dell’opera, affidando al progressivo emergere della luce naturale il compito di costruire il senso dell’intervento.
La performance si inserisce nel più ampio panorama della performance art, linguaggio sviluppatosi a partire dagli anni Sessanta come forma espressiva nella quale il corpo dell’artista, il tempo e il luogo diventano materiali dell’opera stessa. In questo caso la dimensione site-specific rafforza il rapporto con il contesto urbano, facendo dei Quattro Canti non un semplice sfondo, ma un elemento narrativo indispensabile alla costruzione dell’azione.
Entrambi gli appuntamenti fanno parte del programma culturale promosso dai marchesi Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba, che anche quest’anno aprono al pubblico Palazzo Oneto e riportano l’arte contemporanea all’interno delle manifestazioni dedicate a Santa Rosalia. L’iniziativa conferma una tendenza sempre più diffusa nelle città d’arte italiane: utilizzare il patrimonio storico come spazio di confronto con i linguaggi della contemporaneità, evitando che monumenti e tradizioni restino confinati in una dimensione esclusivamente celebrativa.
Il Festino di Santa Rosalia, documentato fin dal 1624 dopo il ritrovamento delle reliquie della patrona e la fine della peste che colpì Palermo, continua così a rinnovarsi senza interrompere il proprio legame con la memoria collettiva. La processione, le architetture effimere, gli apparati scenografici e le produzioni artistiche che nei secoli hanno accompagnato la festa testimoniano come la celebrazione della Santuzza sia sempre stata anche un terreno di sperimentazione culturale.
Le iniziative del 14 luglio si inseriscono coerentemente in questa lunga tradizione. Da un lato la scultura richiama la permanenza della pietra e della memoria urbana; dall’altro la performance affida al gesto e alla luce un’esperienza destinata a vivere nell’istante. Due modalità differenti di abitare lo spazio pubblico che, pur appartenendo ai linguaggi dell’arte contemporanea, trovano nei Quattro Canti uno dei luoghi più adatti per interrogare il rapporto tra identità, storia e trasformazioni del presente.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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