Nivola vis-à-vis: quando lo spazio diventa esperienza con una riflessione sull’abitare

A sinistra: La luce abbracciando una stanza tende i sogni ad occhi aperti, 1978, legno dipinto e vetro, 40,8 x 40,8 x 40,8 cm; all’interno: argilla semirefrattaria con cordoncino in cotone, 17 x 20,4 x 5 cm, Orani, Museo Nivola
A destra: 2 “Spazio elastico, 1967, Elastici fluorescenti, motori elettrici, lampada di Wood 400x400x400 cm, Neue Gallerie am Landesmuseum Johanneum, Graz, 1967, Archivio Gianni Colombo, Milano” *** “Elastic space, 1967-68, environment, Elastic cord, black light, electromechanical, 400x400x400 cm / 156x156x156 in c/o Neue Gallerie am Landesmuseum Johanneum, Graz, 1967 – Courtesy: Galleria L’Attico, Roma, 1968

Il Museo Nivola di Orani inaugura un nuovo programma espositivo mettendo a confronto Costantino Nivola e Gianni Colombo in una riflessione sull’abitare, la percezione e la memoria

Lo spazio non è soltanto ciò che ci circonda: è ciò che attraversiamo, interpretiamo e ricordiamo. Da questa idea prende avvio “Nivola vis-à-vis”, il nuovo ciclo espositivo del Museo Nivola di Orani, che inaugura il suo percorso con un dialogo tra Costantino Nivola e Gianni Colombo, due protagonisti della ricerca artistica del secondo Novecento accomunati da una radicale riflessione sull’ambiente come esperienza.


Dal 24 luglio al 25 ottobre 2026 il Museo Nivola di Orani presenta “Nivola, Colombo e lo spazio intorno”, mostra curata da Chiara Gatti e Anna Pirisi in collaborazione con l’Archivio Gianni Colombo di Milano. L’esposizione inaugura STANZE, primo capitolo del nuovo programma Nivola vis-à-vis, un progetto destinato a svilupparsi tra l’estate e l’autunno del 2026 attraverso una serie di confronti tra Costantino Nivola e alcune figure decisive dell’arte del Novecento. L’obiettivo non è costruire semplici accostamenti storici, ma far emergere affinità progettuali, convergenze di ricerca e modi diversi di concepire il rapporto tra opera, architettura e presenza umana.

L’iniziativa nasce da un confronto con Claire Nivola, figlia dell’artista, e rappresenta una nuova direzione per il museo di Orani, che sceglie di leggere l’opera del grande scultore sardo attraverso il dialogo con i suoi contemporanei. A guidare il progetto è Chiara Gatti, direttrice artistica del museo, che ha immaginato un percorso articolato in tre capitoli – Stanze, Le relazioni fruttuose e Corrispondenze – destinati a mettere in luce aspetti meno esplorati della ricerca di Nivola e il suo rapporto con protagonisti come Gianni Colombo, Ruth Guggenheim, Bruno Munari e Regina Cassolo Bracchi. Il programma assume un significato particolare anche perché coincide con la grande retrospettiva dedicata a Nivola alla Triennale di Milano, contribuendo a rilanciare il ruolo del museo sardo come centro di studio e interpretazione della sua opera.

Il primo capitolo prende forma attraverso tre ambienti distinti, pensati non come semplici sezioni espositive ma come esperienze da attraversare. La Stanza dei sogni di Costantino Nivola dialoga con lo Spazio elastico di Gianni Colombo e conduce infine alla Stanza della memoria, luogo partecipativo destinato a raccogliere ricordi, testimonianze e materiali prodotti dalla comunità di Orani. Il visitatore non osserva soltanto le opere, ma diventa parte di un percorso che mette in discussione il modo stesso di abitare e percepire lo spazio.

Il confronto tra i due artisti nasce da una significativa coincidenza storica. Nel 1968, mentre Gianni Colombo presenta il celebre Spazio elastico alla Biennale di Venezia, Costantino Nivola realizza il Modello per il monumento ad Antonio Gramsci, avviando una riflessione sul monumento come luogo da attraversare più che da contemplare. Sebbene i due percorsi si sviluppino con linguaggi differenti, entrambi mettono al centro il rapporto fisico tra il corpo e l’ambiente, anticipando molte delle ricerche che caratterizzeranno l’arte ambientale e installativa degli anni successivi.

Per Nivola lo spazio non coincide mai con il semplice involucro architettonico. È un volume costruito attorno alla presenza umana, capace di accogliere relazioni, luce e memoria. Questa concezione attraversa gran parte della sua produzione, dai monumenti orizzontali ai celebri teatrini, piccole architetture modulari nelle quali forme geometriche, rapporti proporzionali e variazioni luminose costruiscono scenari sospesi tra realtà e immaginazione. L’attenzione verso il dialogo tra scultura e architettura costituisce uno degli aspetti più originali della ricerca di Nivola, sviluppata soprattutto negli Stati Uniti, dove l’artista collaborò con alcuni dei maggiori protagonisti dell’architettura moderna, tra cui Le Corbusier, Marcel Breuer ed Eero Saarinen, contribuendo a ridefinire il ruolo della scultura nello spazio pubblico.

Diversa ma complementare è la ricerca di Gianni Colombo, protagonista del Gruppo T e tra i principali interpreti dell’arte cinetica e programmata italiana. Fin dagli anni Sessanta Colombo concentra il proprio interesse sulla percezione, trasformando lo spettatore in elemento attivo dell’opera. Lo Spazio elastico, realizzato attraverso una trama di fili luminosi che modificano continuamente la percezione dell’ambiente, non rappresenta un luogo, ma produce una condizione di instabilità visiva e corporea. L’opera invita a sperimentare direttamente la perdita di riferimenti spaziali, facendo della percezione un autentico materiale artistico.

Il dialogo costruito dalla mostra mette così in evidenza una sorprendente consonanza tra due percorsi apparentemente lontani. Se Nivola attribuisce alla luce il compito di modellare l’architettura e di trasformare il tempo della contemplazione, Colombo utilizza la luce per alterare l’equilibrio percettivo dello spettatore. In entrambi i casi lo spazio non è mai neutrale, ma diventa un organismo dinamico che esiste soltanto nella relazione con chi lo attraversa.

La terza sezione del progetto amplia ulteriormente questa riflessione, coinvolgendo direttamente la comunità di Orani. La Stanza della memoria, allestita nello storico Lavatoio, raccoglierà racconti, immagini, testimonianze e frammenti di memoria collettiva destinati a entrare nell’archivio del museo. Lo spazio espositivo si trasforma così in uno strumento di cittadinanza attiva, capace di intrecciare arte contemporanea, patrimonio immateriale e partecipazione civile.

Parallelamente alla mostra, il Museo Nivola rende omaggio a Grazia Deledda nel centenario del Premio Nobel per la Letteratura, esponendo fino al 20 settembre 2026 una scultura in bronzo che Costantino Nivola dedicò alla scrittrice nuorese a metà degli anni Settanta. L’opera, concessa in prestito dal Banco di Sardegna, trova collocazione nel nuovo spazio del lucernario, stabilendo un ulteriore legame tra la cultura artistica e quella letteraria della Sardegna.

Il programma Nivola vis-à-vis proseguirà tra novembre 2026 e marzo 2027 con il secondo capitolo, dedicato a Ruth Guggenheim, moglie di Nivola e raffinata interprete dell’astrazione plastica, e al confronto tra Bruno Munari e Regina Cassolo Bracchi, due figure centrali della sperimentazione italiana del secondo dopoguerra. Seguirà Corrispondenze, nuovo allestimento della collezione permanente che valorizzerà opere conservate nei depositi e materiali fotografici inediti realizzati dallo stesso Nivola tra le vie di Orani, oltre a un progetto partecipativo dell’artista Giammarco Cugusi dedicato alla comunità locale.

Fondato nel 1995 e dedicato alla tutela dell’opera di Costantino Nivola (1911-1988), il Museo Nivola continua così a interpretare la propria missione come laboratorio di ricerca piuttosto che come semplice luogo di conservazione. Entrato nel 2026 nell’AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, il museo conferma una vocazione che unisce studio, sperimentazione e partecipazione pubblica, nel segno di un artista che ha sempre concepito la scultura come parte integrante dello spazio dell’abitare. Con Nivola, Colombo e lo spazio intorno, questa visione trova una nuova attualità, ricordando come ogni ambiente sia, prima ancora che un luogo fisico, un’esperienza condivisa.


Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com
Articolo a cura della Redazione Experiences

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