Quando una collezione smette di essere un archivio e torna a produrre futuro

Il Castello di Rivoli inaugura la stagione autunnale con nuove commissioni, riallestimenti e acquisizioni che ridefiniscono il ruolo del museo come laboratorio permanente dell’arte contemporanea

Una collezione pubblica non è soltanto un patrimonio da custodire. È un organismo che cresce, cambia, produce nuove opere e rilegge quelle esistenti. Con il programma autunnale 2026, il Castello di Rivoli propone una riflessione sul museo come luogo di ricerca, capace di intrecciare memoria e sperimentazione senza separare conservazione e produzione culturale.


Ogni museo custodisce opere. Pochi, però, scelgono di interrogare continuamente il significato stesso del collezionare. È da questa domanda che prende forma la stagione autunnale 2026 del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, un progetto articolato che non si limita a presentare nuove esposizioni, ma ripensa il museo come organismo in evoluzione, nel quale conservazione, ricerca, committenza e partecipazione pubblica diventano parti di un unico processo culturale.
La visione emerge già nelle parole della presidente Francesca Lavazza e del direttore Francesco Manacorda, che individuano nella collezione pubblica uno spazio capace di mantenere vivo il patrimonio attraverso nuove produzioni, acquisizioni e riallestimenti. Da questa impostazione nasce un programma che comprende la terza edizione di Inserzioni, un importante riallestimento dedicato all’Arte povera, una sala permanente per Giulio Paolini in memoria del collezionista Gino Viliani, una nuova edizione de Il Castello Incantato con un omaggio a Remo Salvadori e la presentazione delle opere vincitrici del Premio Piero Siena 2026. Insieme, questi interventi raccontano una precisa idea di museo: non un luogo concluso, ma uno spazio di ricerca che continua a trasformarsi.

Cuore della stagione è Inserzioni, programma di commissioni avviato da Francesco Manacorda e giunto alla terza edizione. Dal 25 settembre le sale del primo e del secondo piano del Castello ospitano nuove opere realizzate appositamente da Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu. Le tre artiste affrontano temi centrali della contemporaneità – migrazioni, identità, memoria e strutture del potere – utilizzando l’architettura come dispositivo culturale e politico. Lo spazio museale diventa così materia narrativa: Epaminonda mette in dialogo gli ambienti juvarriani con Casa Mollino, Sung Tieu realizza un intervento site-specific dedicato ai meccanismi della memoria collettiva, mentre Christelle Oyiri riflette sulla trasformazione dei simboli religiosi e monumentali attraverso la cultura popolare e gli immaginari della diaspora nera.

Accanto alle nuove produzioni prende forma un ampio riallestimento della Collezione dedicato all’Arte povera, movimento nato a Torino nel 1967 grazie alla definizione critica di Germano Celant e destinato a modificare profondamente il linguaggio dell’arte internazionale. Il Castello di Rivoli conserva uno dei nuclei più significativi di questa esperienza e ne propone oggi una rilettura che assegna a ciascun artista uno spazio autonomo. Le opere di Alighiero Boetti, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto dialogano con quelle di Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio, mentre da ottobre una sala sarà dedicata a Emilio Prini. Sempre in autunno entrerà nel percorso anche Carol Rama, figura fondamentale dell’arte italiana del Novecento, alla quale il museo dedica per la prima volta uno spazio permanente.

Il rapporto fra opera, collezione e memoria attraversa anche Giulio Paolini: In due atti, progetto curato da Marcella Beccaria e Andrea Viliani. L’artista trasforma la sala in un dispositivo espositivo nel quale studio, casa, museo, autore, collezionista e pubblico convivono come elementi di un’unica rappresentazione. Dopo una prima fase già avviata durante l’estate, da ottobre il percorso accoglierà opere appartenute a Gino Viliani, promesse in dono al museo, trasformando l’allestimento in una riflessione sul collezionismo come costruzione condivisa del patrimonio culturale.

La dimensione educativa trova invece espressione nel nuovo Castello Incantato, concepito come esperienza partecipativa rivolta ai più giovani. Ispirato all’idea dell’agorà greca, il progetto considera il museo una palestra di cittadinanza, nella quale l’arte contemporanea diventa occasione di confronto, inclusione e formazione. Opere di John Baldessari, William Kentridge, Otobong Nkanga e Paola Pivi dialogano con le installazioni di Peter Friedl e Rivane Neuenschwander, quest’ultima sviluppata anche attraverso laboratori che hanno coinvolto bambini del territorio nella creazione di nuovi immaginari condivisi.

Nello stesso contesto si inserisce Continuo infinito presente, omaggio dedicato a Remo Salvadori dopo la sua recente scomparsa. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Remo Salvadori, la sala presenta La stanza delle tazze (1985-1986), opera ispirata ai principi antroposofici di Rudolf Steiner, affiancata da lavori provenienti dall’Archivio. Il progetto restituisce la profondità di una ricerca che ha sempre intrecciato forma, spiritualità ed esperienza percettiva.

Completa il programma il Premio Piero Siena 2026, sviluppato insieme alla Provincia Autonoma di Bolzano e al Museion. Le opere premiate di Stefano Bernardi e Samira Mosca vengono presentate nelle sale storiche del Castello, mentre quella di Bernardi entra stabilmente nella collezione permanente, confermando come l’acquisizione di nuove opere rappresenti uno degli strumenti attraverso cui il museo continua a costruire il proprio patrimonio pubblico.

L’intero progetto autunnale restituisce così l’identità di un’istituzione che, fin dalla sua apertura nel 1984, ha contribuito a definire il ruolo internazionale di Torino nel sistema dell’arte contemporanea. Il Castello di Rivoli non propone semplicemente una successione di mostre, ma una riflessione sul significato stesso del museo nel XXI secolo: un luogo dove la memoria non viene conservata in modo statico, ma continuamente riattivata attraverso nuove opere, nuovi allestimenti e nuovi sguardi sul presente.


Da Press Office <press@castellodirivoli.org> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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