Spettacolo della conoscenza: Palazzo Ducale apre i suoi cantieri al pubblico

A Venezia prendono forma due interventi esemplari su altrettanti simboli del Palazzo Ducale: la Scala dei Giganti e il Ratto d’Europa di Paolo Veronese. Tra ricerca scientifica, conservazione preventiva e mecenatismo internazionale, il restauro diventa un laboratorio aperto sul futuro del patrimonio.

Ci sono luoghi nei quali il restauro non si limita a preservare il passato, ma produce nuova conoscenza. A Palazzo Ducale, il cantiere si trasforma in uno spazio di ricerca condivisa, dove visitatori, restauratori e studiosi osservano da vicino come la conservazione possa diventare parte integrante del racconto di un monumento.


Palazzo Ducale non è soltanto il monumento simbolo della Venezia politica e istituzionale della Serenissima. È anche un organismo complesso, costruito nei secoli con materiali, tecniche e interventi che richiedono un costante equilibrio tra tutela e ricerca. In questa prospettiva si inseriscono due importanti restauri avviati dalla Fondazione Musei Civici di Venezia con il sostegno di Save Venice, dedicati alla monumentale Scala dei Giganti e al celebre Ratto d’Europa di Paolo Veronese. Due interventi differenti per natura e metodologia, accomunati dall’obiettivo di sviluppare nuove conoscenze scientifiche e rendere il pubblico partecipe del processo di conservazione.

I progetti testimoniano anche il ruolo sempre più significativo del mecenatismo privato nella tutela del patrimonio storico-artistico veneziano. Save Venice, organizzazione nata negli Stati Uniti nel 1971 dopo la devastante alluvione del 1966, rappresenta oggi uno dei principali soggetti internazionali impegnati nella conservazione dell’arte veneziana, affiancando istituzioni pubbliche, imprese e donatori privati in programmi di medio e lungo periodo. È un modello che negli ultimi decenni ha contribuito al recupero di centinaia di opere e monumenti della città lagunare.

Tra gli interventi più complessi figura quello sulla Scala dei Giganti, autentico capolavoro del Rinascimento veneziano. Realizzata tra il 1486 e il 1497 su progetto di Antonio Rizzo, la monumentale scalinata costituiva l’accesso d’onore agli appartamenti del doge e il percorso destinato ad accogliere ambasciatori e personalità illustri. Deve il proprio nome alle monumentali statue di Marte e Nettuno, scolpite da Jacopo Sansovino nel XVI secolo, simboli del dominio veneziano sulla terra e sul mare. Proprio sulla sommità della scala si svolgeva la cerimonia di incoronazione del doge, uno dei riti più solenni della Repubblica di Venezia.

Il monumento, costituito prevalentemente da marmo cristallino, presenta da tempo fenomeni di deterioramento che, nonostante due importanti campagne di restauro realizzate negli ultimi quarant’anni, continuano a manifestarsi. Le cause non sono ancora completamente chiarite e potrebbero dipendere sia dai materiali impiegati nei precedenti interventi sia dagli effetti delle trasformazioni ambientali e climatiche che interessano la laguna veneziana. Per questo motivo il nuovo intervento assume il carattere di un cantiere pilota dedicato alla conservazione preventiva, destinato a definire protocolli operativi replicabili anche su altri manufatti storici della città.

Il cantiere è concepito come un vero laboratorio scientifico. Per circa sei mesi saranno condotte analisi diagnostiche avanzate, seguite da un periodo di monitoraggio che consentirà di verificare il comportamento delle superfici trattate dopo la stagione invernale. Soltanto al termine di questa fase sarà possibile programmare gli interventi definitivi sulla base dei risultati ottenuti. La supervisione scientifica è affidata al CNR-ICMATE di Padova, istituto specializzato nello studio dei materiali, il cui contributo permetterà di approfondire anche il rapporto tra cambiamenti climatici e conservazione del patrimonio lapideo storico. L’investimento previsto per questa fase ammonta a circa 96 mila euro, finanziati da Save Venice Inc. e dalla Fondazione Save Venice-ETS con il sostegno del The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel, Venice.

Accanto alla ricerca scientifica trova spazio un secondo intervento di grande interesse, dedicato al Ratto d’Europa, una delle più celebri tele di Paolo Veronese, protagonista della pittura veneziana del Cinquecento insieme a Tiziano e Tintoretto. Il dipinto, ispirato al mito narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, rappresenta Zeus trasformato in toro mentre rapisce la principessa fenicia Europa, episodio che la cultura rinascimentale interpretò come allegoria del viaggio, del potere e dell’incontro tra civiltà.

Il restauro è stato organizzato secondo una formula ormai sempre più apprezzata dai musei internazionali: il laboratorio a vista. Allestito nel Liagò di Palazzo Ducale, poco prima della Sala del Maggior Consiglio, permette ai visitatori di osservare direttamente il lavoro dei restauratori e di comprendere le diverse fasi di un intervento altamente specialistico. Il cantiere diventa così uno strumento di divulgazione, capace di raccontare non soltanto il risultato finale, ma anche il metodo, le competenze e le tecnologie che rendono possibile la conservazione delle opere d’arte.

L’intervento interessa principalmente la rimozione delle vernici applicate durante il restauro del 1971, oggi alterate dal tempo e responsabili dell’opacizzazione della superficie pittorica. La pulitura consentirà di recuperare la luminosità originaria della tavolozza di Veronese e il corretto equilibrio cromatico dell’opera. Successivamente saranno eseguite le integrazioni pittoriche delle lacune e la verniciatura finale, indispensabile per garantire protezione e leggibilità al dipinto. Il restauro è finanziato da Save Venice Inc. grazie al contributo della mecenate Rebecca Nemser.

I due cantieri raccontano una trasformazione più ampia nel modo di intendere la tutela del patrimonio. Oggi restaurare significa raccogliere dati, sperimentare nuovi protocolli, monitorare i materiali nel tempo e condividere il sapere con il pubblico. La conservazione non è più un’operazione invisibile, confinata ai laboratori, ma diventa parte dell’esperienza museale e occasione di educazione civica.

In questa prospettiva Palazzo Ducale conferma il proprio ruolo non solo come custode della memoria della Serenissima, ma anche come luogo nel quale ricerca scientifica, cultura del restauro e partecipazione pubblica convergono in una visione contemporanea della valorizzazione del patrimonio. Un modello destinato a fare scuola ben oltre i confini della laguna veneziana.


Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
Articolo a cura della Redazione Experiences

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