



Tra memoria degli anni Novanta, paesaggi della Calabria e immaginario fantastico, il film girato in pellicola 16 mm rappresenta una delle nuove voci del cinema italiano selezionate per la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Tre sorelle, un pomeriggio d’estate, il mare e una misteriosa apparizione. Con “Puca”, Sara Scalera porta sullo schermo un racconto di formazione che intreccia realismo e dimensione simbolica, conquistando un posto nella selezione di SIC@SIC alla Mostra del Cinema di Venezia.
Ci sono luoghi in cui il paesaggio sembra custodire il tempo, e storie capaci di trasformare un ricordo privato in un’esperienza universale. È da questo incontro che nasce “Puca”, il nuovo cortometraggio diretto da Sara Scalera, selezionato in concorso per SIC@SIC – Short Italian Cinema, il programma dedicato ai nuovi talenti italiani all’interno della Settimana Internazionale della Critica, sezione autonoma organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani nell’ambito della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026.

La presenza del film nella selezione veneziana rappresenta un passaggio significativo per la giovane regista e per GM Production, divisione cinematografica dell’agenzia Gruppo Matches, che firma la produzione insieme a Limbo Film e Hubris Pictures. La Settimana Internazionale della Critica, nata nel 1984, si è infatti affermata negli anni come uno degli osservatori più autorevoli dedicati al cinema d’autore emergente, contribuendo alla scoperta di registi che hanno poi assunto un ruolo centrale nel panorama internazionale.
Ambientato negli anni Novanta, “Puca” racconta un pomeriggio apparentemente ordinario destinato a trasformarsi in un momento decisivo della crescita. Lotti e Malibù, due sorelle adolescenti, approfittano del sonno dei genitori per uscire di casa e raggiungere un bar frequentato anche dal ragazzo che entrambe osservano con interesse. Con loro insiste per andare anche la più piccola, Puca, che durante il tragitto verso il mare sostiene di aver visto una sirena. Quando le due ragazze, prese dalle inquietudini dell’età, si accorgono della sua scomparsa, la ricerca della bambina diventa anche un confronto con se stesse. La fugace apparizione della creatura marina assume così il valore di un’immagine di passaggio: il momento in cui l’infanzia si allontana definitivamente, lasciando spazio a una nuova consapevolezza. Il ritorno a casa, tuttavia, riserverà un ulteriore sviluppo inatteso.
La scelta della sirena non appartiene soltanto al registro fantastico. Nella tradizione mediterranea questa figura attraversa miti, racconti popolari e letteratura come simbolo di attrazione, trasformazione e passaggio tra mondi differenti. Inserita nel paesaggio della costa calabrese, diventa il riflesso di un confine sottile tra realtà e immaginazione, offrendo al racconto una dimensione poetica che accompagna il delicato processo di crescita delle protagoniste.
Uno degli elementi distintivi dell’opera è la decisione di girare interamente in pellicola Kodak 16 mm, formato che continua a esercitare un forte fascino nel cinema contemporaneo. In anni dominati dalla produzione digitale, la pellicola viene spesso scelta per la sua particolare resa cromatica, per la grana dell’immagine e per la capacità di evocare una memoria visiva concreta e tangibile. Nel caso di “Puca”, questa opzione tecnica dialoga con l’ambientazione negli anni Novanta e rafforza il senso di nostalgia che attraversa l’intero racconto.
Il film è scritto dalla stessa Sara Scalera insieme allo sceneggiatore e regista Antonio Romagnoli ed è distribuito da Allegorie Film. Sullo schermo debuttano Annunziata Celeste Vadicamo, Elisa Rosaci e Ludovica Tassoni, interpreti chiamate a dare volto a una storia tutta al femminile nella quale il desiderio di emancipazione convive con il bisogno di conservare quello sguardo fantastico che appartiene all’infanzia.
Determinante è anche l’ambientazione scelta per le riprese: gli spettacolari Calanchi di Palizzi, in provincia di Reggio Calabria. Queste formazioni geologiche, modellate dall’erosione nel corso dei secoli, costituiscono uno dei paesaggi più suggestivi dell’estremo Sud italiano. La loro natura aspra e sospesa nel tempo offre al cortometraggio un contesto visivo che amplifica il senso di isolamento e di mistero, trasformando il territorio in un autentico protagonista della narrazione.
Per Sara Scalera, la selezione veneziana rappresenta anche il riconoscimento di un progetto profondamente personale, nato dal desiderio di raccontare le proprie radici e le lunghe estati dell’adolescenza. Un sentimento condiviso dalla produzione, che vede nel film l’espressione di una nuova sensibilità autoriale capace di coniugare intimità, attenzione al paesaggio e racconto generazionale.
L’ingresso di “Puca” nel programma di SIC@SIC conferma inoltre la vitalità del cortometraggio italiano, laboratorio privilegiato di ricerca linguistica e narrativa. Molti autori oggi affermati hanno mosso i primi passi proprio attraverso il formato breve, sperimentando forme di racconto che spesso anticipano le traiettorie del cinema futuro. In questo contesto, il lavoro di Sara Scalera si inserisce in una stagione di rinnovata attenzione verso opere che uniscono radicamento territoriale, qualità visiva e capacità di trasformare vicende intime in esperienze condivise.
Per GM Production, il 2026 si conferma un anno particolarmente significativo. Accanto alla partecipazione di “Puca” alla Settimana Internazionale della Critica, il cortometraggio “Quinn” è stato selezionato per l’HollyShorts Film Festival di Los Angeles, mentre sono già in preparazione nuove produzioni, tra cui un docufilm dedicato all’atleta Andy Diaz e un documentario su Luciano Pavarotti in occasione del ventennale della scomparsa.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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