
Dal Monte San Giorgio alle Alpi Apuane, fino ai Monti Pisani, la nuova mostra di Palazzo Lanfranchi intreccia scienze naturali, storia, fotografia e arti visive per raccontare il paesaggio montano come patrimonio culturale e spirituale.
Le montagne non sono soltanto rilievi geologici: custodiscono fossili, opere d’arte, tradizioni, leggende e conoscenze scientifiche. La mostra “Racconti della montagna” invita il pubblico a leggerle come grandi archivi della memoria, dove natura e cultura si incontrano in un unico racconto.
Ci sono paesaggi che si osservano e altri che si imparano ad ascoltare. Le montagne appartengono a questa seconda categoria: custodiscono il tempo della Terra, ma anche quello dell’uomo, conservando nelle rocce, nei boschi e nei sentieri una stratificazione di storie che attraversa scienza, arte, spiritualità e memoria collettiva. È da questa prospettiva che prende forma “Racconti della montagna”, la mostra allestita al Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi, a Pisa, visitabile dal 23 luglio al 25 ottobre 2026, un progetto che propone un dialogo tra discipline diverse per restituire tutta la complessità culturale dell’ambiente montano.
L’esposizione si sviluppa attorno a tre protagonisti d’eccezione: il Monte San Giorgio, le Alpi Apuane e i Monti Pisani. Tre territori geograficamente distinti ma accomunati da un patrimonio naturale e storico di straordinario valore. Ognuno racconta una vicenda diversa, fatta di fenomeni geologici, fossili, biodiversità, tradizioni popolari, esperienze religiose e rappresentazioni artistiche, dimostrando come la montagna sia molto più di un elemento del paesaggio: una vera costruzione culturale, capace di influenzare il pensiero, la sensibilità estetica e il rapporto dell’uomo con la natura.
A fare da sfondo ideale al percorso espositivo è una celebre immagine elaborata dal critico d’arte inglese John Ruskin, che nel quarto volume dei Modern Painters definiva le Alpi come “grandi cattedrali della terra”. Una metafora destinata a lasciare un segno profondo nella cultura europea dell’Ottocento, quando la montagna cessò di essere percepita come luogo ostile per diventare simbolo del sublime, della contemplazione e della ricerca interiore. È questa stessa idea che guida il progetto pisano, dove il paesaggio naturale viene interpretato come uno spazio nel quale convivono conoscenza scientifica, emozione e riflessione.

Tra i nuclei più significativi della mostra figura il Monte San Giorgio, rilievo affacciato sul lago di Lugano e inserito dal 2003 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO per l’eccezionale ricchezza dei suoi fossili del Triassico medio, tra i più importanti al mondo per la ricostruzione degli ecosistemi marini di oltre 240 milioni di anni fa. Accanto alla dimensione paleontologica emerge però anche quella simbolica: boschi, cavità naturali, luoghi di culto e antichi percorsi raccontano una montagna nella quale il tempo della geologia si intreccia con quello della spiritualità e della presenza umana.
Le Alpi Apuane e i Monti Pisani rappresentano invece due capitoli fondamentali della storia geologica della Toscana. Le prime sono celebri nel mondo per i loro marmi bianchi, rocce carbonatiche di origine giurassica trasformate dai processi metamorfici che, fin dall’età romana, hanno alimentato alcune delle più importanti esperienze artistiche della scultura occidentale. Michelangelo stesso frequentò le cave di Carrara per scegliere personalmente i blocchi destinati alle sue opere. I Monti Pisani, invece, sono caratterizzati dalla presenza del verrucano, formazione rocciosa che costituisce uno degli elementi geologici più caratteristici dell’area e che ha contribuito in modo determinante agli studi sulla storia della Terra sviluppati dall’Università di Pisa.
La mostra mette in evidenza anche il contributo della scuola geologica pisana, che da Paolo Savi, uno dei fondatori della geologia moderna italiana, giunge fino agli studi di Marco Tongiorgi. Le loro carte geologiche dedicate ai Monti Pisani costituiscono ancora oggi documenti di riferimento per comprendere l’evoluzione del territorio e testimoniano una tradizione scientifica che si inserisce nella più ampia storia della cartografia toscana sviluppatasi tra età medicea e lorenese.
Accanto alla ricerca scientifica trova spazio il racconto della montagna come luogo di spiritualità e di vita quotidiana. Le vicende del beato Manfredi Settala, eremita milanese del XII secolo che scelse il Monte San Giorgio come luogo di preghiera, dialogano con la presenza della Certosa di Calci, il grande complesso certosino ai piedi dei Monti Pisani, da secoli simbolo dell’ideale monastico espresso dal motto Beata solitudo, sola beatitudo. Lungo i sentieri delle Alpi Apuane, invece, le tradizionali marginette, piccoli tabernacoli disseminati lungo le vie di montagna, raccontano una devozione popolare che continua a caratterizzare il paesaggio culturale della regione.
Il percorso espositivo si completa attraverso un ricco dialogo con le arti visive. Le fotografie di Heinz Plenge e le incisioni di Francine Mury restituiscono la dimensione sacrale del Monte San Giorgio, mentre gli scatti di Giuseppe Viner e dello storico archivio Alinari documentano il fascino esercitato dalle Alpi Apuane all’inizio del Novecento. A queste testimonianze si affiancano le fotografie di Barbara Agostini, Stefano Baroni e Laura Veschi, le grafiche di Giuseppe Biagi e Tano Pisano, le tempere di Emilio Cavani e le opere in marmo di Luciano Massari, componendo un racconto corale nel quale ogni linguaggio artistico contribuisce a interpretare il paesaggio come esperienza culturale.
Più che un’esposizione dedicata alla montagna, Racconti della montagna propone una riflessione sul modo in cui l’uomo costruisce il proprio rapporto con la natura. Fossili, carte geologiche, fotografie, incisioni, dipinti e sculture diventano strumenti di una narrazione che attraversa milioni di anni e mostra come ogni rilievo custodisca una pluralità di significati. In questo dialogo continuo tra ricerca scientifica e creazione artistica, il paesaggio smette di essere semplice sfondo e diventa protagonista di una storia che continua a parlare al presente.
L’inaugurazione è prevista giovedì 23 luglio 2026 al Museo della Grafica – Palazzo Lanfranchi, sul Lungarno Galileo Galilei a Pisa, con ingresso gratuito. La mostra resterà aperta fino al 25 ottobre 2026, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire la montagna come luogo di conoscenza, memoria e immaginazione, dove le tracce lasciate dalla natura e dall’uomo continuano a intrecciarsi in un racconto senza tempo.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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