
Nel quarantennale della scomparsa dell’artista tedesco, oltre trenta artisti italiani e internazionali trasformano l’Orto Botanico di Collemaggio in un laboratorio di creatività condivisa. L’omaggio a Joseph Beuys diventa una riflessione attuale sul rapporto tra ambiente, comunità e responsabilità civile.
La sesta edizione di “Seminiamo Arte”, inserita nel programma de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, dedica uno dei suoi appuntamenti più significativi all’eredità di Joseph Beuys. Tra installazioni, performance e natura, l’iniziativa propone un dialogo aperto con una delle figure più influenti dell’arte del Novecento.
L’arte può ancora contribuire a cambiare il modo in cui una comunità guarda al proprio territorio? È la domanda che attraversa Germogliati semi, il nuovo appuntamento della rassegna Seminiamo Arte VI edizione, dedicato a Joseph Beuys nel quarantennale della sua scomparsa. Dal 30 luglio al 5 settembre 2026 l’Orto Botanico dell’antico complesso celestiniano di Santa Maria di Collemaggio, all’Aquila, diventa il luogo di un’esperienza che unisce ricerca artistica, partecipazione civile e riflessione ecologica, confermando la vocazione della città, Capitale italiana della Cultura 2026, a fare della cultura uno strumento di rigenerazione sociale.
Curata da Antonio Gasbarrini e Mariano Cipollini, la manifestazione è promossa dal MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila e si inserisce nel programma ufficiale sostenuto dal Comune dell’Aquila. Più di trenta artisti italiani e stranieri sono stati invitati a confrontarsi con il pensiero di Beuys attraverso opere e performance disseminate nel paesaggio dell’Orto Botanico, un luogo dalla storia secolare che offre una cornice particolarmente significativa a una riflessione dedicata alla relazione tra uomo e natura.

Parlare oggi di Joseph Beuys significa confrontarsi con una delle personalità più radicali dell’arte contemporanea europea. Nato a Krefeld nel 1921 e scomparso nel 1986, l’artista tedesco ha progressivamente ampliato il concetto stesso di opera d’arte fino a comprendere la società nel suo insieme. Per Beuys, la creatività non apparteneva esclusivamente agli artisti, ma costituiva una facoltà universale, capace di incidere sulla vita collettiva. Da questa convinzione nacque il celebre concetto di “Scultura sociale”, secondo cui ogni individuo, attraverso il proprio pensiero e le proprie azioni, contribuisce a modellare la società come un’opera in continua trasformazione.
La mostra aquilana prende le mosse proprio da questa eredità teorica. Gli artisti invitati sviluppano infatti linguaggi differenti ma accomunati da una sensibilità che dialoga con la visione beuysiana e con quella parola d’ordine che oggi appare più attuale che mai: difesa della natura. Il percorso espositivo è concepito come una conversazione ideale con Beuys, quasi a rievocare gli incontri pubblici durante i quali l’artista utilizzava lavagne, diagrammi e parole per coinvolgere gli spettatori in una riflessione condivisa sul futuro della società.
La scelta dell’Orto Botanico non rappresenta soltanto una soluzione scenografica. L’ambiente naturale diventa parte integrante del progetto, accogliendo installazioni e performance che dialogano con il paesaggio senza imporsi su di esso. L’arte viene così restituita a una dimensione esperienziale, nella quale il visitatore non assume il ruolo di semplice osservatore ma diventa parte attiva di un processo relazionale. È una prospettiva perfettamente coerente con il celebre pensiero di Beuys – richiamato anche nel comunicato – secondo cui «ognuno, con il suo pensiero e la sua attività pragmatica è un artista».
La riflessione ecologica proposta dalla rassegna assume inoltre un significato particolare nel contesto contemporaneo. Già negli anni Settanta e Ottanta Beuys aveva anticipato molte delle questioni ambientali oggi al centro del dibattito internazionale, sostenendo che la tutela della natura dovesse diventare parte integrante di una trasformazione culturale e politica. Emblematico fu il progetto 7000 Querce, avviato nel 1982 alla Documenta di Kassel, attraverso il quale la piantumazione di migliaia di alberi diventava un gesto artistico collettivo destinato a modificare concretamente il paesaggio urbano. L’iniziativa aquilana si inserisce idealmente in questa stessa linea di pensiero, ponendo il rapporto con l’ambiente al centro dell’esperienza estetica.
L’omaggio a Beuys non si esaurisce nell’esposizione estiva. All’inizio di settembre il programma prevede infatti un incontro seminariale interdisciplinare dedicato tanto all’attualità della ricerca dell’artista quanto allo stato di salute dell’Orto Botanico, affiancato da una mostra fotografica con i ritratti di Joseph Beuys realizzati da Stefano Fontebasso De Martino, ospitata presso il Palazzetto dei Nobili dell’Aquila. L’intento è quello di prolungare la riflessione oltre il tempo della mostra, coinvolgendo studiosi, cittadini e istituzioni in un confronto aperto sulle relazioni tra arte, ambiente e società.
L’iniziativa si inserisce nella più ampia storia di Seminiamo Arte, progetto nato nel 2021 durante la pandemia nel Villaggio di San Lorenzo, dove ancora oggi vivono molte delle famiglie trasferite dopo il terremoto del 2009. Fin dalle sue origini la rassegna ha individuato nell’arte contemporanea uno strumento di ricostruzione culturale e civile, capace di accompagnare la rigenerazione dei luoghi attraverso la partecipazione delle comunità. Giunta alla sesta edizione, mantiene questo orientamento proponendo un programma articolato che comprende Arte e Natura, Arte e Spiritualità, Arte Pubblica, Arte Relazionale, Residenze d’artista, workshop e laboratori distribuiti in numerosi luoghi simbolici dell’Aquila e del suo territorio.

In questo percorso svolge un ruolo centrale il MuBAq Museo dei Bambini L’Aquila, nato con l’obiettivo di promuovere la creatività fin dall’infanzia attraverso laboratori, una collezione internazionale d’arte e un parco di sculture. La scelta di dedicare una delle iniziative principali del programma a Joseph Beuys appare quindi perfettamente coerente con una visione educativa che considera l’arte non come patrimonio da contemplare, ma come esperienza capace di generare conoscenza, responsabilità e cittadinanza attiva.
Germogliati semi non celebra soltanto il ricordo di un grande protagonista del Novecento. L’iniziativa dimostra come il pensiero di Joseph Beuys continui a offrire strumenti per interpretare le sfide del presente: la crisi ambientale, il valore della partecipazione, la costruzione di una coscienza collettiva e il ruolo dell’arte come pratica di trasformazione sociale. In un luogo che porta ancora i segni della ricostruzione e della rinascita, l’omaggio all’artista tedesco assume così il significato di un invito a coltivare, proprio come suggerisce il titolo della mostra, quei semi di creatività e responsabilità dai quali può germogliare una nuova idea di comunità.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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