
Alla Portopiccolo Art Gallery di Sistiana tre artisti affrontano il rapporto tra paesaggio, clima e comunità attraverso un progetto che intreccia fotografia, installazione e ricerca partecipata. Una mostra che invita a leggere il presente come la memoria di un tempo che deve ancora arrivare.
Le grandi trasformazioni ambientali non appartengono più soltanto agli scenari del futuro. “2050 – Orizzonti sommersi” sceglie di osservarle mentre stanno già modificando coste, territori e paesaggi, trasformando l’arte in uno strumento di riflessione condivisa sul nostro modo di abitare il mondo.
Esiste un momento in cui il paesaggio smette di essere soltanto uno sfondo e diventa un documento del tempo che stiamo vivendo. È da questa consapevolezza che prende forma 2050 – Orizzonti sommersi, la mostra inaugurata il 1° agosto alla Portopiccolo Art Gallery di Sistiana, nel comune di Duino Aurisina, nell’ambito della rassegna L’Energia dei Luoghi. Festival del Vento e della Pietra. Il progetto propone una riflessione sul rapporto tra cambiamento climatico, territorio e comunità, evitando le facili suggestioni della fantascienza per concentrarsi sui segnali già visibili delle trasformazioni in atto.
Curata da Sergio Pancaldi per DayDreaming Project, l’esposizione riunisce le ricerche di Gabriele Bonato, Enrico Tuzzi e Alessandro Vascotto, tre artisti che affrontano il tema della trasformazione attraverso linguaggi differenti ma complementari. Il titolo della mostra richiama un orizzonte temporale prossimo, il 2050, frequentemente utilizzato anche dagli studi scientifici internazionali come riferimento per valutare gli effetti dei cambiamenti climatici. Tuttavia, l’intento del progetto non è quello di immaginare scenari distopici, bensì di osservare il presente come se fosse già una memoria del futuro, invitando il pubblico a interrogarsi sulle responsabilità collettive e sulle possibilità di cambiamento.

Negli ultimi decenni il tema dell’ambiente è diventato uno degli ambiti più vitali della ricerca artistica contemporanea. Dalla Land Art nata tra gli anni Sessanta e Settanta, che interveniva direttamente sul paesaggio naturale, fino alle più recenti pratiche ecologiche e partecipative, molti artisti hanno scelto di confrontarsi con le trasformazioni del territorio, con la crisi climatica e con il delicato equilibrio tra attività umana ed ecosistemi. In questo contesto si inserisce anche 2050 – Orizzonti sommersi, che utilizza l’arte come strumento di osservazione critica piuttosto che come semplice rappresentazione.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tre nuclei distinti. Abissi, di Gabriele Bonato, sposta lo sguardo verso un paesaggio invisibile, quello dell’interiorità. Le immagini evocano archetipi, memorie e simboli che emergono dalle profondità dell’inconscio, stabilendo un dialogo continuo tra la psiche umana e il mondo naturale. Gli abissi non coincidono soltanto con gli spazi sommersi del mare, ma diventano metafora dei processi nascosti che modellano l’esperienza individuale e collettiva.
Con Marea, Alessandro Vascotto concentra invece l’attenzione sul margine costiero, quella sottile fascia dove terra e mare si incontrano senza mai rimanere identici a sé stessi. Il confine viene interpretato come un organismo in costante trasformazione, capace di mettere in discussione categorie geografiche consolidate e di suggerire una nuova idea di identità territoriale. L’acqua, elemento dinamico per eccellenza, diventa così il simbolo di una realtà in continua ridefinizione, nella quale stabilità e mutamento convivono.
L’installazione Zona Rossa, realizzata da Enrico Tuzzi, nasce invece dall’osservazione diretta dei territori segnati dagli eventi alluvionali. L’interruzione dei percorsi, la perdita della continuità dello spazio e la difficoltà degli spostamenti diventano esperienza concreta per il visitatore, che viene coinvolto in una riflessione sulla vulnerabilità delle infrastrutture e delle relazioni che tengono unite le comunità. L’opera restituisce una dimensione fisica della fragilità, ricordando come le emergenze ambientali incidano non soltanto sul paesaggio, ma anche sul tessuto sociale.

Accanto alle opere, il progetto introduce una significativa componente partecipativa. Una sezione della mostra è concepita come un laboratorio aperto nel quale cittadini, visitatori e appassionati possono contribuire alla costruzione dell’Atlante dell’Acqua, inviando fotografie, video, registrazioni sonore, testimonianze e documenti dedicati alle coste contemporanee. Il materiale raccolto costituirà un archivio in continua evoluzione, destinato a diventare base per future iniziative artistiche, culturali e sociali. In questo modo la mostra supera la dimensione tradizionale dell’esposizione per trasformarsi in un processo condiviso di documentazione e ricerca.
Acqua, paesaggi costieri, infrastrutture e comunità diventano così i punti cardinali di un percorso che invita a ripensare il rapporto tra uomo e ambiente. 2050 – Orizzonti sommersi non offre risposte definitive né costruisce scenari catastrofici, ma propone uno spazio di osservazione nel quale il cambiamento viene affrontato attraverso la sensibilità dell’arte contemporanea. È proprio questa capacità di leggere il presente con lo sguardo rivolto al futuro a rendere il progetto particolarmente significativo, ricordando come ogni trasformazione del territorio sia anche una trasformazione culturale.
La mostra rimarrà aperta fino al 6 settembre 2026 presso la Portopiccolo Art Gallery di Sistiana, con apertura il sabato dalle 17 alle 20 e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, oltre alla possibilità di visite su prenotazione.
| Articolo a cura della Redazione Experiences |
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