SCENARI. Quando la fotografia restituisce alla montagna il suo stupore

A San Pietro di Cadore prende vita una rassegna che intreccia mostra fotografica, tradizioni, musica e memoria del territorio. Al centro dell’iniziativa, i vincitori del concorso “SCENARI. Volti e luoghi della Natura”, un progetto che invita a riscoprire il paesaggio attraverso lo sguardo dell’arte contemporanea.

La montagna non è soltanto un luogo da attraversare, ma un patrimonio di relazioni, memoria e identità. Da questa consapevolezza nasce “SCENARI”, una manifestazione che utilizza la fotografia come linguaggio capace di rinnovare il dialogo tra comunità, natura e cultura.


Ci sono territori la cui bellezza rischia di diventare invisibile proprio perché fa parte della quotidianità. È da questa riflessione che prende forma SCENARI. Luoghi e Volti della Natura, la rassegna promossa dal Comune di San Pietro di Cadore insieme all’associazione Clematis Cultura, in programma l’1 e il 2 agosto 2026. L’iniziativa trasforma il piccolo centro del Comelico in un laboratorio diffuso dedicato al paesaggio, alla fotografia e alle tradizioni locali, proponendo un percorso che unisce ricerca artistica, partecipazione e valorizzazione del patrimonio culturale.
Il momento centrale della manifestazione sarà l’inaugurazione, sabato 1° agosto alle ore 19, negli spazi di Villa Poli de Pol, della mostra collettiva dedicata ai vincitori della prima edizione del Concorso Fotografico e Residenza Artistica “SCENARI. Volti e luoghi della Natura”. Esporranno Francesco Capasso, primo classificato nella sezione Under 35, e Joet Gerardine e Patrizia Riviera, vincitrici della sezione Over 35. Accanto alle loro opere saranno presentati anche gli scatti degli artisti insigniti delle menzioni speciali: Vito Vecellio e Giovanni Pomarè per la categoria Over 35 ed Erika Pezzoli per quella Under 35.

Il progetto si inserisce in una tradizione sempre più consolidata che vede la fotografia diventare strumento di conoscenza del territorio. Fin dalle grandi campagne fotografiche dell’Ottocento dedicate alle Alpi e alle Dolomiti, l’immagine ha contribuito a costruire l’identità culturale della montagna italiana. Nel Novecento questa funzione si è progressivamente ampliata, passando dalla documentazione del paesaggio alla sua interpretazione artistica e sociale. Oggi numerosi concorsi e residenze creative promuovono uno sguardo capace di raccontare non soltanto la natura, ma anche il rapporto tra ambiente, comunità e memoria collettiva.

La manifestazione di San Pietro di Cadore si muove proprio in questa direzione. Come sottolinea il sindaco Manuel Casanova Consier, il progetto nasce dalla volontà di recuperare la capacità di stupirsi davanti a un patrimonio naturale tanto straordinario quanto spesso dato per scontato da chi lo vive ogni giorno. Il concorso fotografico, sostenuto dall’amministrazione comunale e sviluppato insieme a Clematis Cultura, invita residenti e visitatori a osservare il territorio con occhi nuovi, trasformando il paesaggio in occasione di conoscenza e consapevolezza. La significativa partecipazione registrata alla prima edizione testimonia il successo dell’iniziativa e l’interesse suscitato tra fotografi provenienti da esperienze differenti.

Anche nelle parole della curatrice Gloria Pradetto Bonvecchio emerge il significato più profondo del progetto. Vivere immersi nella bellezza delle montagne può generare l’abitudine dello sguardo, fino a rendere ordinario ciò che straordinario continua a essere. Da questa considerazione è nata l’idea di un concorso che restituisse centralità alla percezione del paesaggio, valorizzando la sensibilità individuale dei fotografi e il loro modo di interpretare il territorio. La collaborazione con Valeria Riselli, presidente dell’associazione Clematis Cultura, ha dato forma a un’iniziativa che pone al centro l’incontro tra esperienza personale, ricerca artistica e promozione culturale.

Riselli definisce efficacemente SCENARI come una raccolta di “sguardi che hanno rubato luce a queste montagne”. È un’immagine che richiama la natura stessa della fotografia, nata dall’incontro tra luce e tempo. Ogni scatto diventa così un frammento di memoria capace di conservare atmosfere, silenzi, volti e dettagli che rischierebbero altrimenti di disperdersi. In questa prospettiva la mostra assume il valore di un archivio emotivo del territorio, dove la rappresentazione del paesaggio coincide con la costruzione della sua identità culturale.

La rassegna coinvolgerà l’intero paese con un programma che intreccia cultura, spettacolo e tradizioni popolari. Sabato 1° agosto Piazza Roma ospiterà fin dal mattino stand dedicati ai prodotti tipici e all’artigianato locale; nel pomeriggio seguiranno dimostrazioni di balli tradizionali, racconti sulla cultura del territorio e la presentazione del volume “La Perla del Comelico” di Viviana Ferrario dedicato a Palazzo Poli. La giornata proseguirà con un concerto articolato in due momenti, intervallati dalla cerimonia di inaugurazione della mostra e dalla premiazione degli artisti, per concludersi con un apericena aperto al pubblico.

Anche il programma di domenica 2 agosto mantiene un forte legame con la memoria della comunità. L’inaugurazione del Museo della Latteria di Valle, accompagnata da un’esposizione fotografica dedicata alla vita rurale montana, dialogherà con un saggio di ballo tradizionale e con la lettura scenica di “Lolita a Teheran”, tratta dal celebre libro di Azar Nafisi, testimonianza del ruolo che la letteratura e la cultura possono svolgere nella difesa della libertà e dell’identità personale.

La mostra rimarrà visitabile a Villa Poli de Pol fino al 31 agosto 2026, prima di raggiungere il Museo DART – Casa Falconieri di Dolianova, in Sardegna, centro dedicato alla ricerca artistica contemporanea e al dialogo tra arti visive, nuove tecnologie e sperimentazione culturale. Questo secondo approdo amplia ulteriormente la portata del progetto, favorendo l’incontro tra territori geograficamente lontani ma accomunati dalla volontà di raccontare il paesaggio come patrimonio condiviso.

Attraverso la fotografia, SCENARI restituisce dunque alla montagna la sua dimensione più autentica: non soltanto luogo di straordinaria bellezza, ma spazio di relazione, memoria e futuro. Un invito a rallentare lo sguardo e a riconoscere, nelle forme della natura e nei volti di chi la abita, un racconto che continua a rinnovarsi ogni volta che qualcuno sceglie di osservarlo davvero.


Da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it> 
Articolo a cura della Redazione Experiences

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