Lodi torna capitale del fotogiornalismo: le immagini che interrogano il presente

Trenta mostre, oltre 150 fotografi internazionali, nuove sedi e un percorso diffuso nella città: il Festival della Fotografia Etica torna a Lodi mettendo al centro storie realmente osservate e documentate. Una scelta che acquista un significato particolare in un tempo nel quale produrre un’immagine non significa necessariamente essere stati testimoni di ciò che rappresenta.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>.

Dal 26 settembre al 25 ottobre Lodi torna a costruire intorno alla fotografia una propria geografia temporanea. Chiese, palazzi, musei, spazi pubblici e luoghi di nuova destinazione accoglieranno la diciassettesima edizione del Festival della Fotografia Etica, nato nel 2010 per utilizzare il linguaggio delle immagini come strumento di conoscenza dei grandi temi sociali. Il programma 2026 conferma questa vocazione e contemporaneamente allarga il perimetro della manifestazione: entrano nel circuito nuove sedi e viene introdotto un biglietto dal costo più accessibile per visitatori e famiglie.

Il nucleo centrale rimane il World Report Award – Documenting Humanity, arrivato alla sedicesima edizione. Nella categoria MASTER è stata premiata Carol Guzy con ICE – Broken Families, lavoro dedicato all’impatto emotivo e al trauma vissuto dai minori davanti alle deportazioni di massa negli Stati Uniti tra giugno e dicembre 2025. La sezione SPOTLIGHT porta invece in mostra When Buddha Stopped Smiling di Chinky Shukla, sulla memoria delle comunità del Rajasthan legate ai test nucleari indiani, e Beyond The Lake di Carlos Folgoso Sueiro, dedicato al declino ambientale della Galizia e premiato nell’ambito della nuova partnership con The Alexia Foundation della NewHouse School of Public Communications di Syracuse.

La guerra entra inevitabilmente in questo atlante del presente. Abdulmonam Eassa, vincitore della categoria SHORT STORY con Sudan War, a Nation Trapped, documenta la guerra civile scoppiata in Sudan nel 2023. La sezione STUDENT guarda invece al Bangladesh: Mashruk Ahmed ricostruisce l’insurrezione studentesca del 2024 in Broken Promises: July of Memory, mentre Jubair Ahmed Arnob affronta la trasformazione urbana di Dhaka in The Place Where I Used to Play…. A Gianluca Panella va infine la categoria SINGLE SHOT per Boy with Kippah, immagine dell’attesa per la liberazione degli ostaggi a Tel Aviv. I lavori del premio saranno presentati nello storico palazzo sede della BCC Centropadana attraverso un sistema di esposizione e proiezione.

Un altro versante fondamentale è lo Spazio Nonprofit, dove la fotografia diventa testimonianza del lavoro svolto dalle organizzazioni non governative. I progetti selezionati sono sei. Ginevra Bonina, per Pinkishe Foundation, affronta in Out for Blood lo stigma della povertà mestruale in India; Antoine Tardy, per UNHCR, racconta in Nothing But Courage il ruolo dell’istruzione nella vita dei rifugiati; Stefania Carraturo, per Abracadown ODV, segue in Like a Fairy Tale un musical interpretato da ragazzi con sindrome di Down.

Antti Yrjönen documenta per Finn Church Aid le scuole ucraine trasferite nei rifugi antiaerei in Classroom Below Ground. Andrea Zanenga, per SPEA, racconta in The Second First Flight l’impegno della popolazione locale per proteggere le berte di Corvo nelle Azzorre. Max Cavallari, infine, segue per SOS Humanity le operazioni delle navi di soccorso nel Mediterraneo con ACQUAINTANCE – Search and Rescue in the Mediterranean Sea.

Il programma prosegue attraverso sezioni che permettono di cambiare continuamente scala, passando dai grandi eventi internazionali alle esistenze individuali. Le vite degli altri comprende il lavoro di Amy Gaskin sull’eredità culturale e sociale di Marilyn Monroe; quello di Deanne Fitzmaurice sulla vita di Saleh Khalaf, segnata da un grave incidente durante l’invasione dell’Iraq nel 2003; le immagini di Aleksandra Kossowska dedicate ai bambini ciechi e ipovedenti di una scuola in Etiopia; e il racconto di Kristian Aale sulla quotidianità russa dal 2022, attraversata dalla militarizzazione, dall’isolamento e dall’impossibilità di contestare apertamente la guerra.

Nello Spazio approfondimento, Nikita Teryoshin presenta Life Sentence, progetto sugli zoo di alcuni Paesi europei interpretati come retaggio del colonialismo. Uno sguardo sul mondo accoglie invece due contributor del New York Times. Nella Chiesa del Carmine, Laetitia Vançon presenta Rebuilding Faces, Lives and a Sense of Self, dedicato alle ferite fisiche e psicologiche dei soldati ucraini. Nel cortile della Provincia di Lodi, Finbarr O’Reilly espone The Cost of Recycling, indagine sulle condizioni di sfruttamento e sulla negazione dei diritti che accompagnano nel Sud globale il riciclo delle batterie destinato alle grandi case automobilistiche.

La fotografia esce anche dagli edifici. Nei Giardini pubblici di Lodi, lo Spazio outdoor ospita Marco Garofalo con Ritratti di energia: Storie di persone, luoghi e dignità, realizzato con Banco dell’energia per raccontare la povertà energetica in Italia e gli interventi messi in campo per contrastarla. Le immagini saranno proposte all’aperto in grande formato grazie alla collaborazione tecnica con Epson, Imaging Partner del Festival.

La novità più evidente dell’edizione 2026 riguarda però la stessa mappa della manifestazione, che si arricchisce di tre nuove sedi. L’ex-Chiesa di Santa Chiara Nuova, complesso gotico-barocco fondato nel 1459, diventa sede dello Spazio Ambiente. Qui l’australiano Jon McCormack presenta Elements of Wonder, un’esplorazione delle strutture e delle forme del mondo naturale, dai mantelli degli animali alle geometrie botaniche, dalle conformazioni geologiche ai grandi paesaggi. Il progetto è realizzato in collaborazione con L’Erbolario, partner del Festival fin dalla prima edizione.

Il Museo Diocesano, recentemente aperto alla città, ospita invece l’americano Elliot Ross con Question of Balance, ricerca sull’approvvigionamento idrico in alcune aree dell’Ovest degli Stati Uniti e sulle profonde disparità nell’accesso all’acqua.

La terza nuova sede porta il Festival dentro un luogo che guarda direttamente al futuro culturale di Lodi. L’Opificio della Cultura, ancora in via di completamento e destinato a ospitare il futuro museo civico insieme ad altre attività, viene inaugurato dalla manifestazione con uno spazio interamente dedicato alle proiezioni fotografiche. Il progetto, realizzato dallo staff del Festival insieme all’amministrazione comunale, utilizzerà sistemi di proiezione Epson per costruire un’esperienza immersiva ad alta intensità e luminosità.

Il percorso supera inoltre i confini cittadini. Nell’ambito dello Spazio comuni partner, Montanaso ospita In the Shadow of a Deadly Sky di Diego Fedele, vincitore del World Report Award 2025 e impegnato da oltre quattro anni nel racconto del conflitto in Ucraina. Il progetto sarà presentato in una nuova veste nell’ex-chiesa di San Giorgio Martire.

A Lodi arriva anche la mostra itinerante con le immagini premiate dal World Press Photo, per la sua unica tappa lombarda. Sarà ospitata da Bipielle Arte della Fondazione Banca Popolare di Lodi e offrirà una ricognizione visiva dell’ultimo anno di storia contemporanea. L’esposizione è sostenuta da MPB, che da quest’anno entra tra i partner della manifestazione.

È proprio il rapporto fra testimonianza e immagine a fornire una delle chiavi più nette dell’edizione. Il direttore del Festival Alberto Prina sottolinea come, in un’epoca nella quale le immagini possono essere prodotte artificialmente in pochi secondi, la manifestazione scelga storie che qualcuno è andato realmente a vedere. La fotografia viene così riaffermata come strumento di conoscenza, capace di avvicinare esperienze lontane e di sollecitare uno sguardo critico su quanto accade.

A questa impostazione si collega il Progetto Educational. Dal lunedì al venerdì il Festival accoglierà studenti delle scuole di ogni ordine e grado con attività dedicate all’uso e al consumo responsabile delle immagini e al rafforzamento dell’educazione visiva come strumento per comprendere il contemporaneo. Ogni domenica, alla Biblioteca comunale, torneranno inoltre i Kids Lab dedicati ai più piccoli.

Intorno al programma ufficiale continua a svilupparsi FFE – OFF, circuito di esposizioni distribuite tra negozi, bar, gallerie e spazi pubblici, aperto senza vincoli tematici o di genere a chi desidera presentare il proprio lavoro. Per il 2026 le richieste di partecipazione hanno raggiunto il livello più alto registrato nei diciassette anni della manifestazione. Il 10 e 11 ottobre, alla Biblioteca Laudense, torna inoltre il Premio Portfolio Lodi, inserito nel circuito FIAF “Portfolio Italia”.

Nato nel 2010, il Festival della Fotografia Etica costruisce ogni anno un programma di 30 mostre con oltre 150 fotografi internazionali, affiancando alle esposizioni conferenze, incontri con gli autori, visite guidate, videoproiezioni, presentazioni di libri e iniziative didattiche. Il suo lavoro prosegue inoltre durante l’anno attraverso attività sviluppate in Italia e in Europa.

La diciassettesima edizione è resa possibile dal sostegno del Comune di Lodi. Accanto ai partner coinvolti nei diversi progetti, il comunicato indica Regione Lombardia, Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi, Fondazione LGH Gruppo a2a, IBSA Italy, le concessionarie BMW-MINI del gruppo Carteni, Enercom e Maugeri in Arte. Una rete che sostiene un Festival costruito intorno a un principio rimasto sostanzialmente invariato dalla sua nascita: affidare alla fotografia non soltanto il compito di mostrare il mondo, ma quello più difficile di costringerci a guardarlo.


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