Fluidità, trasparenza, tensione e movimento diventano strumenti di ricerca nelle opere in vetro soffiato di Armand Louis. La natura non viene riprodotta nelle sue forme, ma osservata nei processi che le generano, lasciando alla materia un margine decisivo di libertà.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Cristina Gatti – Press & P.R. – Venezia <press@cristinagatti.it>
A Venezia il vetro possiede una memoria difficile da ignorare. Armand Louis sceglie di misurarsi proprio con questa memoria, non per ripercorrerne repertori formali consolidati, ma per affidare alla materia una parte sostanziale del processo creativo. Nasce così “Dallo Sguardo Al Segno”, prima mostra personale veneziana dell’artista e designer svizzero, co-fondatore di atelier oï, in programma dal 29 agosto al 30 ottobre 2026 negli spazi de Lo Studio – Nadja Romain, alle Zattere, nel quartiere di Dorsoduro. L’esposizione, realizzata in collaborazione con Galleria Rossana Orlandi, sarà inaugurata il 28 agosto alle 17.30.
Il progetto segna un nuovo passaggio in oltre trentacinque anni di indagine condotta da Louis sulla materia, sulla struttura e sull’artigianato. Per l’occasione l’artista presenta un corpus di opere in vetro soffiato sviluppato in stretto rapporto con i maestri vetrai di Wave Murano Glass. È un incontro particolarmente coerente con il suo metodo di lavoro: alla progettazione non viene attribuito il compito di dominare completamente il materiale, perché il risultato nasce dal confronto fra intenzione dell’autore, abilità artigianale e comportamento non sempre prevedibile della materia. Venezia e la tradizione vetraria muranese diventano quindi parte integrante della ricerca, mettendo in relazione il percorso di Louis con un sapere tecnico sedimentato nel tempo.

Alla base del suo lavoro c’è l’osservazione della natura. Louis, tuttavia, non cerca di imitarne direttamente l’aspetto. Il suo interesse è rivolto alle logiche che producono le forme e ai fenomeni che possono essere tradotti in processi di trasformazione. Nel vetro questa impostazione trova un materiale particolarmente disponibile alla sperimentazione: fluidità e trasparenza convivono con tensione e movimento, mentre il controllo esercitato dall’artista e dall’artigiano deve continuamente confrontarsi con le reazioni della materia. L’opera diventa così il risultato di un equilibrio fra ciò che viene previsto e ciò che emerge durante la lavorazione.
I lavori presentati in mostra rendono evidente questa metodologia. Oxydis nasce dal rame destabilizzato attraverso il fuoco; Echinozoa prende avvio dall’osservazione della logica strutturale delle spine di un riccio di mare.
In Confluo è l’incontro fra vetro colato e vetro soffiato a determinare la forma, mentre Auris sfrutta la forza centrifuga per aprire la materia e mostrarne possibilità altrimenti nascoste. Processi fisici e strutture naturali non vengono dunque assunti come modelli da copiare, ma come principi da interrogare.
Un ulteriore passaggio avviene con Innesto, opera costruita attraverso l’orchestrazione dei gesti di più maestri vetrai. Il riferimento è alle piante epifite e ai loro sistemi di crescita fondati sulla coesistenza. Anche qui il fenomeno osservato diventa l’avvio di una ricerca autonoma: la materia viene accompagnata verso configurazioni che, nella lettura proposta dalla mostra, sembrano appartenere alle sue stesse possibilità interne. Il gesto progettuale non impone semplicemente una figura, ma crea le condizioni perché il vetro possa manifestare caratteristiche proprie.
Con Pentafonia l’indagine si sposta dalla percezione visiva a quella sonora. L’opera, sviluppata con Studio Pase, è composta da cinque forme in vetro soffiato delle quali vengono esplorate le differenti frequenze di risonanza. Ne deriva una composizione musicale che rende percepibile una proprietà della materia normalmente invisibile allo sguardo. Il vetro non è più soltanto superficie, volume, trasparenza o colore: attraverso il suono rivela un’altra componente della propria natura.
Il percorso veneziano prosegue una ricerca che Armand Louis conduce da oltre tre decenni. Nato in Svizzera nel 1966, si è formato fra architettura, design e costruzione navale. Nel 1991 ha fondato insieme ad Aurel Aebi e Patrick Reymond atelier oï, studio svizzero multidisciplinare attivo nei campi dell’architettura, dell’interior, del product design e della scenografia. Nel corso della sua attività atelier oï ha intrecciato sperimentazione, artigianato e studio dei materiali, collaborando con marchi internazionali quali Louis Vuitton, Foscarini, Rimowa e Pringle of Scotland. Nell’attività di Louis assumono particolare rilievo la sostenibilità, la cultura dei materiali e le loro possibilità espressive, con un interesse specifico per vetro, pelle e legno.
“Dallo Sguardo Al Segno” si inserisce quindi in una traiettoria nella quale arte, design e competenze artigianali non costituiscono territori separati. La sede stessa contribuisce a rafforzare questa impostazione. Lo Studio – Nadja Romain, sulle Zattere e a breve distanza dal Peggy Guggenheim Museum e dall’Accademia, opera come piattaforma dedicata ad arte, design, artigianato e comunità, promuovendo lo scambio creativo internazionale attraverso la propria attività di studio e spazio espositivo.
La collaborazione coinvolge Galleria Rossana Orlandi, nata nel 2002 a Milano in via Matteo Bandello 14/16 e sviluppata su oltre 2.500 metri quadrati. Guidata da Rossana Orlandi insieme alla figlia Nicoletta, la galleria ha costruito la propria identità sull’incontro fra design e arte e sulla ricerca di talenti emergenti accanto a figure già affermate. Nel 2022 Rossana Orlandi ha ricevuto il Compasso d’Oro alla carriera.
La mostra è presentata con il patrocinio del Consolato di Svizzera a Venezia e rientra nella Venice Glass Week 2026 e in On the Occasion of Homo Faber 2026, collocando il lavoro di Louis all’interno di un programma che ne sottolinea il rapporto con la cultura veneziana dell’artigianato contemporaneo e della lavorazione del vetro.
“Dallo Sguardo Al Segno” sarà visitabile dal 29 agosto al 30 ottobre 2026 presso Lo Studio – Nadja Romain, Dorsoduro 928, Zattere, Venezia. L’inaugurazione del 28 agosto si svolgerà dalle 17.30 alle 20.30. Gli orari di apertura sono dal martedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, e la domenica dalle 12 alle 18. Una mostra nella quale l’atto del guardare rappresenta soltanto l’inizio: il passaggio decisivo avviene quando l’osservazione diventa processo e il processo consente al vetro di trovare il proprio segno.

