Michele Redaelli, il tempo della pittura passa attraverso la lentezza

Stratificazioni, cancellazioni, velature e sedimentazioni cromatiche raccontano un processo pittorico che rifiuta l’accelerazione. Fino al 6 settembre, le opere realizzate da Michele Redaelli durante la permanenza a Cappella Marchi trasformano il tempo da misura della produttività a esperienza da abitare.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da info@openartproject.it .

Per oltre due settimane Cappella Marchi non è stata semplicemente uno spazio destinato a ospitare opere d’arte. È diventata lo studio di Michele Redaelli, un luogo nel quale la pittura poteva essere osservata mentre prendeva forma, con i suoi tempi, le esitazioni, le sovrapposizioni e i cambiamenti che normalmente precedono l’arrivo di un quadro davanti al pubblico. Da questa esperienza nasce Non c’è tempo da guadagnare, non c’è tempo da perdere, mostra curata da Lorenzo Belli e realizzata da Alkedo APS in collaborazione con Fondazione Terre Medicee e Comune di Seravezza.

Aperta il 28 agosto e visitabile fino al 6 settembre 2026, l’esposizione costituisce infatti la conclusione di un percorso cominciato il 10 agosto con una residenza artistica aperta ai visitatori. Chi è entrato a Cappella Marchi durante quelle giornate ha potuto seguire direttamente il processo creativo di Redaelli e assistere alla nascita delle opere nello stesso ambiente che ora le presenta nella loro forma conclusiva.

Il titolo scelto per il progetto indica con precisione il terreno sul quale si è sviluppato il lavoro. Deriva da un verso del poeta spagnolo Alfonso Brezmes: «Non c’è tempo da guadagnare, non c’è tempo da perdere. È ora. È tempo». Il punto non è dunque amministrare meglio il tempo, risparmiarlo oppure impiegarlo con maggiore efficienza. La riflessione proposta dalla mostra riguarda piuttosto la possibilità di considerarlo come un’esperienza da vivere pienamente.

È attorno a questa idea che Redaelli costruisce la propria ricerca pittorica. Le opere non derivano da un’immagine stabilita in partenza e successivamente trasferita sulla superficie. Prendono forma attraverso un procedimento lento fatto di stratificazioni, cancellazioni, velature e sedimentazioni del colore.

Ogni passaggio conserva quindi qualcosa del tempo necessario a produrlo e delle trasformazioni avvenute durante la lavorazione.

Gli elaborati raccolti nella mostra sono stati tutti realizzati durante la permanenza dell’artista a Cappella Marchi. Proprio per questo il risultato della residenza non coincide soltanto con un insieme di opere finite. I lavori conservano la traccia di un’esperienza maturata nel rapporto con il luogo, con la sua architettura e con le persone che quotidianamente hanno attraversato lo studio aperto.

La lentezza assume così un significato che va oltre la tecnica. Lorenzo Belli individua nella residenza una risposta a una società abituata a misurare gli istanti attraverso parametri di efficienza e velocità. Il progetto ha cercato invece di restituire alla lentezza una funzione conoscitiva.

Secondo il curatore, le opere di Redaelli non rappresentano semplicemente il tempo: lo incorporano. Sono il risultato di un procedimento che non può essere accelerato e trova nella permanenza, nell’ascolto e nell’imprevisto le condizioni necessarie alla propria esistenza.

Il lavoro presentato a Seravezza si inserisce nella ricerca che Michele Redaelli conduce tra disegno, pittura e illustrazione. Nato a Milano nel 1976, l’artista realizza composizioni leggere e visionarie nelle quali figure stilizzate e paesaggi astratti convivono soprattutto nei dipinti di grandi dimensioni. Il colore viene affrontato con libertà, attraverso riferimenti che comprendono tanto l’espressionismo europeo quanto quello astratto americano.

Ne derivano mondi sospesi, costruiti sull’equilibrio fra linea grafica e gesto pittorico, forma e movimento. La sua ricerca si muove fra astrazione e immaginario narrativo, mantenendo uno sguardo brillante e ironico sul presente. Prima di dedicarsi interamente all’arte, Redaelli ha svolto una lunga carriera nella pubblicità televisiva; dal 2019 concentra completamente la propria attività sulla pratica artistica.

Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive in Italia, Francia, Spagna e Portogallo.

A Cappella Marchi questo percorso incontra una condizione particolare: l’opera non viene separata dal tempo necessario alla sua realizzazione. Il pubblico che ha frequentato la residenza ha potuto vedere ciò che normalmente resta fuori dall’esposizione, mentre la mostra ne raccoglie ora gli esiti.

Non c’è tempo da guadagnare, non c’è tempo da perdere diventa così un invito a rallentare anche lo sguardo. Sottratto all’urgenza della produttività, il tempo dell’arte può ancora coincidere con uno spazio di attenzione, ascolto e consapevolezza. Non qualcosa da recuperare o risparmiare, ma una durata nella quale fermarsi abbastanza a lungo perché un’immagine possa realmente accadere.

La mostra, a cura di Lorenzo Belli, è ospitata a Cappella Marchi – Chiesa della Madonna del Carmine, in via G. Lombardi 38 a Seravezza (LU), fino al 6 settembre 2026. È aperta tutti i giorni dalle 18.00 alle 21.00.


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