Mothers of Invention, Massimo Sebastiani porta a Roma il suo debutto nell’arte visiva

Dal 9 al 26 settembre 2026, quattro serie e tre opere fuori serie raccontano il passaggio di Sebastiani dal racconto giornalistico della realtà alla costruzione di immagini che preferiscono moltiplicare le possibilità dello sguardo. Vernissage il 15 settembre, con la curatela di Diana Daneluz.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>.

Per molti anni Massimo Sebastiani ha lavorato con le parole, cercando nella realtà fatti, relazioni e significati da restituire con chiarezza. Ora il percorso cambia direzione. Non più spiegare ciò che accade, ma lasciare che l’immagine sospenda le certezze, sovrapponga percezioni, accumuli forme e colori. È da questo rovesciamento che prende forma Mothers of Invention, la prima mostra personale di Sebastiani, curata da Diana Daneluz e ospitata alla Strati d’Arte Gallery di Roma dal 9 al 26 settembre 2026. L’inaugurazione è prevista il 14 settembre alle 18.30.

Giornalista professionista e laureato in filosofia, Sebastiani arriva dunque all’arte visiva dopo una lunga esperienza nel giornalismo culturale, nel cinema, nella radio, nella televisione e nel digitale. Il corpus presentato a Roma nasce dall’incontro fra gli studi sulla percezione, la memoria della formazione filosofica e la sperimentazione tecnologica. Le opere sono elaborate digitalmente ma sottratte, al momento della loro realizzazione fisica, alla riproducibilità potenzialmente illimitata del file: ciascuna viene infatti stampata in un unico esemplare su Poliplat. Una scelta che riconduce l’immagine digitale alla presenza materiale e all’unicità dell’opera.

Il titolo della mostra contiene già una parte importante del gioco di riferimenti costruito dall’autore. Mothers of Invention richiama da una parte il nome della band fondata da Frank Zappa a Los Angeles negli anni Sessanta, nato da un vincolo imposto dalla censura discografica e successivamente trasformato in manifesto; dall’altra il proverbio inglese “Necessity is the mother of invention”.

Sebastiani modifica però il singolare in plurale: non una sola madre dell’invenzione, ma molte possibili origini. Da qui prende forma anche una delle questioni suggerite dalla mostra: che cosa genera davvero un’immagine quando il processo creativo nasce dall’incontro tra intervento umano e macchina?

Il passaggio dal giornalismo all’arte non viene presentato come una cancellazione del lavoro precedente, quanto piuttosto come un cambiamento del punto di osservazione. Sebastiani ha trascorso gran parte della propria vita professionale raccontando e interpretando la realtà attraverso criteri di chiarezza ed equilibrio. Nelle opere esposte alla Strati d’Arte Gallery il procedimento si capovolge: l’immagine non cerca necessariamente di spiegare, ma tende a sospendere; invece di ridurre l’ambiguità, la moltiplica attraverso accumuli, trasparenze ed eccessi cromatici.

Rimane però il gesto originario del racconto, spostato da ciò che accade nel mondo a ciò che attraversa l’autore e prende forma nell’opera.

Il percorso espositivo è organizzato intorno a quattro serie: Il volto misterioso, Le case di Roma, Le stagioni e Differenza e Ripetizione, quest’ultima ispirata al celebre testo del filosofo francese Gilles Deleuze. A questi nuclei si affiancano tre lavori fuori serie, Mothers of Invention, The Carpet Crawlers e Città sul mare. Nel loro insieme le opere documentano una ricerca digitale che Sebastiani ha sviluppato nel tempo intrecciando l’interesse per la filosofia e gli studi sulla percezione con una pratica del disegno ripresa nel 2000.

La personale romana rappresenta così l’approdo pubblico di un interesse per l’arte che accompagna Sebastiani fin dagli anni del liceo. Nato nel 1959, è stato responsabile della redazione Cultura e caporedattore centrale dell’Agenzia ANSA, con delega all’area digitale e responsabilità di ANSA.it. Come inviato dell’agenzia ha seguito i principali festival cinematografici internazionali – Cannes, Berlino e Venezia – e per tre anni ha condotto la serata finale della Mostra del Cinema di Venezia.

Il suo percorso comprende anche la fondazione dell’associazione culturale Italiaidea, esperienze come autore e conduttore radiotelevisivo, la scrittura di sceneggiature e collaborazioni con testate fra cui Repubblica, Il Messaggero e L’Espresso. Con Mario Sesti ha firmato il volume Delitto per delitto – 500 film polizieschi, pubblicato da Lindau. Collabora inoltre con l’Istituto Italiano di Cultura di Londra e realizza podcast per l’ANSA.

Dentro questa biografia professionale, l’esordio espositivo non appare quindi come una conversione improvvisa. L’interesse per la storia dell’arte risale agli anni della formazione, mentre il ritorno al disegno nel 2000 ha progressivamente aperto la strada a una ricerca condotta con strumenti digitali e alimentata dalla filosofia e dagli studi sulla percezione. Con Mothers of Invention questa produzione entra per la prima volta nello spazio pubblico di una mostra personale.

Anche la scelta curatoriale mantiene un legame con la precedente esperienza professionale dell’artista. Sebastiani ha affidato la mostra a Diana Daneluz, collega conosciuta da tempo nell’ambito dell’editoria giornalistica professionale e ora coinvolta in questa nuova fase del suo percorso. Un passaggio che conserva dunque una continuità biografica mentre cambia radicalmente il linguaggio: dalla parola all’immagine, dal dovere di chiarire alla libertà di lasciare aperta una domanda.

Mothers of Invention è visitabile alla Strati d’Arte Gallery, in via Sicilia 133-135 a Roma, dal 9 al 26 settembre 2026. L’ingresso è libero. La galleria è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.00 e il sabato su appuntamento. Il vernissage si terrà martedì 15 settembre ore 18.30.


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