Due appuntamenti: ad Aurisina il diritto alla bellezza passa dalla pittura e dalla pietra

Pittura astratta, scultura, paesaggio e memoria del territorio si incontrano in due appuntamenti costruiti attorno al tema “Il diritto alla bellezza”. Dalle vibrazioni luminose delle tele di Pierre Zufferey alla pietra di Aurisina lavorata dagli studenti della Scuola di Aurisina, il festival mette in relazione ricerca artistica e identità del Carso.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Federica Zar <zar@apscom.it>.

La bellezza può manifestarsi attraverso il colore, ma anche attraverso un vuoto, una crepa, una superficie di pietra sulla quale il lavoro dell’artista lascia una traccia. È intorno a questa idea che si sviluppano i nuovi appuntamenti de L’Energia dei Luoghi, Festival del Vento e della Pietra, in corso nel territorio carsico di Aurisina, a Trieste. Il 9 e 10 settembre il programma mette a confronto due esperienze differenti: la pittura astratta dello svizzero Pierre Zufferey e le sculture realizzate nell’ambito delle Residenze e Laboratori transfrontalieri di scultura contemporanea – La Scuola di Aurisina. A collegarle è il tema scelto per questa edizione, Il diritto alla bellezza, inteso come occasione per interrogare il rapporto tra creazione, natura e territorio.

Il primo appuntamento è mercoledì 9 settembre alle 18.30 alla Portopiccolo Art Gallery di Sistiana, dove viene inaugurata Climax, mostra dedicata a Pierre Zufferey. L’artista porta in esposizione l’esito più recente di una ricerca sviluppata nell’arco di diversi decenni, nella quale l’astrazione diventa uno strumento per avvicinarsi alla dimensione del sublime. Il punto di partenza rimane la natura, osservata non tanto per tradurne le forme riconoscibili quanto per comprenderne il colore, la luce e le vibrazioni. Da questa attenzione nascono spazi pittorici concepiti come mondi paralleli, autonomi ma riconducibili a un medesimo universo visivo.

Secondo il curatore Manolo Choco, i dipinti di Zufferey possiedono la capacità di richiamare memorie che sembrano appartenere a esperienze mai realmente vissute e che tuttavia affiorano dal subconscio, sollecitando intuizione e sogno fuori dai consueti meccanismi razionali. Il titolo Climax indica proprio il punto raggiunto dall’artista con questo nuovo corpus di lavori: un capitolo nel quale confluiscono le esperienze precedenti e che rappresenta il momento più alto del suo percorso creativo nella ricerca della grandezza dell’universo e delle sue componenti più sensibili e luminose.

La mostra è organizzata dall’Associazione culturale Casa C.A.V.E., in collaborazione con International Contemporary Art Project Mexico-Suisse-Italia e Sistema Arte Portopiccolo. Rimarrà visitabile fino al 1° ottobre 2026, il sabato dalle 17 alle 20 e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, oltre che su prenotazione.

Il giorno successivo il festival cambia materia e scenario. Giovedì 10 settembre alle 17.30, presso le aziende Gramar Marmi e Caharija, vengono presentate le opere realizzate dagli studenti della Scuola di Aurisina durante le Residenze e Laboratori transfrontalieri di scultura contemporanea. La pietra di Aurisina utilizzata per i lavori è stata donata dall’azienda Cava Romana, mentre i laboratori delle due aziende marmifere hanno accolto studenti, artisti e maestri scultori durante il percorso di lavoro.

Le Residenze, nate da un’idea di Fabiola Faidiga e Maddalena Giuffrida dell’Associazione Casa C.A.V.E., sono curate da Eva Comuzzi. La riflessione proposta quest’anno prende in considerazione l’assenza, la traccia, il mistero e la transitorietà come possibili componenti della bellezza. Non necessariamente, dunque, una bellezza che si afferma attraverso l’aggiunta e l’esibizione: può invece procedere per sottrazione, nascondere, lasciare incompleto e affidare all’immaginazione ciò che non viene mostrato.

Da questa impostazione derivano anche le riflessioni sul vuoto, sulle crepe e sul bianco inteso come possibilità. Il tema generale del festival ha spinto il gruppo di lavoro a interrogarsi sulla necessità di ricostruire e ridefinire un concetto di bellezza che, secondo la curatrice, appare oggi almeno in parte perduto. La pietra diventa così materia concreta di un’indagine che non riguarda soltanto la forma, ma il modo stesso in cui si osserva e si interpreta ciò che rimane, ciò che manca e ciò che può essere trasformato.

Alla Scuola di Aurisina partecipano i maestri scultori Edi Carrer e Alberto Fiorin e quattro studenti provenienti da differenti istituzioni formative europee: Sonja Ćurin, classe 1994, e Ana Simidzija, classe 2001, dell’Accademia di Belle Arti di Belgrado; Claude Persichetti, nato nel 2000, dell’Accademia di Belle Arti di Vienna; Matic Jontes, classe 2005, dell’Istituto tecnico professionale “Srečko Kosovel” di Sesana, sezione disegno in pietra – Šolski Center Srečka Kosovela di Sežana, in Slovenia.

Una novità dell’edizione è la presenza dell’artista internazionale Michael Fliri, invitato a confrontarsi per tre giorni con gli studenti attraverso letture dei portfolio, consigli e momenti di discussione. Eva Comuzzi sottolinea come nel corso dell’incontro sia emersa una naturale affinità tra il lavoro in corso ad Aurisina e la ricerca di Fliri, da anni concentrata sui processi di metamorfosi e trasformazione. Un rapporto non stabilito in partenza, ma maturato durante il dialogo e diventato un ulteriore terreno di ricerca.

Una delle sculture assume anche un significato particolare per il modo in cui è stata realizzata.

È un lavoro a quattro mani del tutor Edi Carrer e dello studente Matic Jontes e, dopo la presentazione, sarà collocato nel Piccolo Parco sculture di Portopiccolo, ampliando la mostra permanente costituita a partire dalla prima edizione delle Residenze. Le altre tre opere troveranno invece posto nello spazio adiacente alla Casa della Pietra di Aurisina. Il lavoro svolto durante il laboratorio non si esaurisce quindi nell’esperienza formativa, ma lascia segni destinati a entrare stabilmente nei luoghi che lo hanno generato.

Alla presentazione seguirà, nella cava di Caharija, la performance PIETRE, a cura di Sara Alzetta.

L’attrice condurrà il pubblico in un percorso attraverso il mondo delle cave nel quale geologia, poesia, memoria storica e introspezione concorrono alla lettura del territorio di KAMEN – Museo Diffuso delle Cave e della Pietra di Aurisina. Il paesaggio produttivo viene così osservato anche come deposito di storie e memoria, facendo della cava non soltanto il luogo dal quale proviene la materia, ma uno spazio culturale da attraversare e interpretare.

Il progetto delle Residenze nasce da una rete di collaborazioni che comprende l’Accademia di Belle Arti di Venezia, l’Istituto tecnico professionale Srečko Kosovel di Sesana – Šolski Center Srečka Kosovela di Sežana, il professor Matej Perčič, lo Studio Carrer di Pietrasanta, il Comune di Duino Aurisina, SKD Igo Gruden – Aurisina e le aziende marmifere Caharija Snc, Gramar Marmi e Cava Romana. Il progetto beneficia inoltre del particolare contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Pietro Pittini, con il sostegno de Le Fondazioni Casali ETS, della Fondazione CRTrieste e del Rotary Club Trieste Alto Adriatico.

I due appuntamenti del 9 e 10 settembre percorrono dunque strade diverse senza perdere il filo comune del festival. Nella pittura di Zufferey la natura viene assorbita e trasformata in luce, colore e spazio mentale; nelle Residenze la pietra di Aurisina diventa il punto di partenza per ragionare su assenza, metamorfosi e memoria.

In entrambi i casi il diritto alla bellezza non viene presentato come un principio astratto: prende corpo nelle opere, nei materiali e nei luoghi, mettendo in relazione il gesto contemporaneo degli artisti con un territorio che della pietra e del paesaggio conserva una storia profonda.


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