Arriva a Tokyo il progetto dedicato al rapporto tra identità, essere umano e natura

Dalle avanguardie femminili italiane alle ricerche contemporanee sul paesaggio, sulle migrazioni e sulle trasformazioni dell’identità, la mostra promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale raggiunge il Giappone. Una tappa che modifica e amplia il progetto attraverso opere e interventi concepiti in relazione al nuovo contesto.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>.

Il confine, quando viene attraversato, smette di essere soltanto una linea di separazione. Può diventare uno spazio nel quale culture, linguaggi e immagini si misurano reciprocamente. È su questa idea che Identità Oltre Confine costruisce la sua prima tappa fuori dall’Europa, raggiungendo Tokyo a un anno dall’avvio di un itinerario nato per interrogare attraverso l’arte le trasformazioni dell’identità contemporanea. Il confine, quando viene attraversato, smette di essere soltanto una linea di separazione. Può diventare uno spazio nel quale culture, linguaggi e immagini si misurano reciprocamente. È su questa idea che Identità Oltre Confine costruisce la sua prima tappa fuori dall’Europa, raggiungendo Tokyo a un anno dall’avvio di un itinerario nato per interrogare attraverso l’arte le trasformazioni dell’identità contemporanea.

L’11 settembre 2026, alle 16.30, la mostra inaugura all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, che organizza l’evento insieme all’Ambasciata d’Italia nella capitale giapponese. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 12 settembre al 22 ottobre. Curato da Benedetta Carpi De Resmini e promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in occasione del venticinquesimo anniversario della Collezione Farnesina, il progetto affronta il concetto di identità dentro uno scenario attraversato da crisi ecologiche, migrazioni, instabilità geopolitiche e profonde trasformazioni culturali.

Concepita inizialmente come un percorso itinerante articolato in tre tappe, la mostra si è progressivamente ampliata, trasformandosi in un racconto capace di modificarsi nel rapporto con le città e le istituzioni che la ospitano. Al centro rimane la domanda su come le identità individuali e collettive possano ridefinirsi nel tempo all’interno di una geografia fatta di relazioni fra culture, lingue e differenti visioni del mondo.

Tokyo rappresenta in questo senso un passaggio decisivo. L’arrivo in Oriente non costituisce soltanto un ampliamento geografico del progetto, ma introduce il confronto con una cultura che ha esercitato una profonda influenza sull’immaginario e sulla ricerca di numerosi artisti italiani presenti in mostra. Il confine evocato dal titolo acquista così un significato ulteriore: non più soltanto margine, ma luogo di attraversamento, scambio e contaminazione, nel quale tradizioni e linguaggi differenti possono generare nuove prospettive.

Ad aprire idealmente il percorso è Fibonacci di Mario Merz, scelta come metafora di una conoscenza organica e non gerarchica, capace di svilupparsi attraverso connessioni e ramificazioni. Da qui la mostra si articola nelle tre sezioni Radici di resistenza, Ecologie instabili e Geografie del distacco, attraverso le quali le tensioni del presente vengono affrontate da prospettive differenti.

Radici di resistenza mette in relazione alcune figure centrali dell’avanguardia femminile italiana – Tomaso Binga, Carla Accardi, Ketty La Rocca, Maria Lai, Elisa Montessori e Paola Gandolfi – con le ricerche di Elena Bellantoni, Silvia Giambrone, Marinella Senatore e Loredana Di Lillo. Corpo e linguaggio diventano qui territori sui quali esercitare pratiche di emancipazione e sovversione, mettendo in discussione modelli e codici consolidati.

Con Geografie del distacco il centro dell’attenzione si sposta sulla frattura intesa come esperienza. Gea Casolaro e Agnese Purgatorio costruiscono attraverso le loro opere mappe di ferite urbane, sociali ed emotive. Rä di Martino e Marta Roberti lavorano invece su figure collocate in una condizione di soglia tra umano e non umano, presenze che interrogano un’identità mai definitivamente acquisita, ma sottoposta a un processo continuo di trasformazione.

In Ecologie instabili è il paesaggio ad assumere un ruolo centrale. Nelle opere di Letizia Battaglia, Silvia Camporesi, Martina della Valle, Iginio De Luca, Elena Mazzi e Laura Pugno la natura appare come un organismo vulnerabile, attraversato dalla crisi ma ancora capace di suggerire possibilità di rigenerazione. Il paesaggio diventa così il terreno sul quale interrogarsi sulla necessità di nuove forme di coesistenza.

Per Tokyo questa sezione si amplia con l’opera di Mariagrazia Pontorno, dedicata alla vulnerabilità degli ecosistemi e all’imprevedibilità delle forze naturali. La sua presenza introduce un’ulteriore riflessione sull’impossibilità di considerare la natura come una realtà stabile e interamente controllabile dall’essere umano.

Come già accaduto nelle precedenti tappe, il progetto non viene semplicemente trasferito da una sede all’altra. Alcuni interventi sono stati selezionati pensando specificamente al contesto giapponese, in modo che le opere possano instaurare un rapporto con la cultura del luogo e trasformare la mostra in uno spazio effettivo di confronto.

Particolarmente significativo è il caso di Elisa Montessori. Per Tokyo sono stati scelti alcuni suoi leporelli che richiamano l’orihon, il tradizionale libro pieghevole giapponese. La loro struttura entra in sintonia con una sensibilità estetica legata al tempo dilatato, al vuoto e alla contemplazione della natura. I libri si aprono come paesaggi da percorrere, proponendo una lettura che non procede soltanto sulla pagina, ma si sviluppa lentamente nello spazio e nel tempo.

Anche la presenza di Silvia Camporesi stabilisce una relazione precisa con il nuovo contesto. Una selezione della serie fotografica Atlas Italiae, dedicata ai paesaggi abbandonati, mette in rapporto memoria, silenzio e trasformazione. La visione contemplativa di questi luoghi trova un punto di contatto con la cultura giapponese e con una sensibilità capace di riconoscere nel trascorrere del tempo una componente essenziale del paesaggio.

Il dialogo con Tokyo raggiunge una dimensione pubblica nell’intervento dedicato a Tomaso Binga. Sulla facciata dell’Istituto Italiano di Cultura saranno installate alcune sue poesie visive: La mente non ordina del 1982, È la donna e Vecchiaia del 1984, Perché A = B del 1990, Se il pulcino del 2001 e Non basta più una conchiglia del 2002. Quattro di queste opere sono inedite. La loro essenzialità e la vicinanza formale alla sintesi poetica dello haiku hanno orientato la selezione. Alle immagini si aggiungeranno le registrazioni audio della voce dell’artista, che interpreta personalmente i testi.

Il programma comprende inoltre, il 14 settembre alle ore 18.00, un incontro tra la curatrice Benedetta Carpi De Resmini e Kanai Tadashi, docente della Shinshu University ed esperto di arte contemporanea italiana.

La tappa giapponese conferma così la natura aperta di Identità Oltre Confine. Il progetto, nato intorno alle opere della Collezione Farnesina, modifica progressivamente le proprie relazioni man mano che attraversa nuovi luoghi. A Tokyo il tema dell’identità incontra una geografia culturale diversa e il titolo della mostra acquista una concretezza particolare: andare oltre il confine significa mettere le opere nella condizione di misurarsi con un altro sguardo e lasciare che da quell’incontro emergano connessioni non previste in partenza.

Identità Oltre Confine sarà visitabile all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, 2-1-30 Kudanminami, Chiyoda City, dal 12 settembre al 22 ottobre 2026, dal lunedì al sabato, dalle 10.30 alle 17.30.


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