Luce e ombra, materia, stratificazioni geologiche e architetture storiche diventano interlocutori della scultura. La seconda edizione di Alcove conferma Cori non come semplice sede espositiva, ma come territorio capace di entrare direttamente nel processo creativo.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>.
Una loggia rinascimentale e uno spazio ipogeo nel cuore di Cori. È tra questi due ambienti, profondamente diversi per natura e funzione, che la scultura contemporanea torna a misurarsi con la storia, l’architettura e il paesaggio. Sabato 19 settembre alle 17 inaugura la seconda edizione di Alcove – Dialoghi sulla scultura, progetto espositivo e culturale curato da Ilaria Monti e Alberto Timossi, con opere di Claudia Di Francesco, Pino Genovese, Giovanni Longo, Veronica Neri e Francesco Petrone.
L’apertura avverrà prima negli spazi di Studio Specus, in via Cavour 109, e proseguirà al Museo della Città e del Territorio di Cori. La mostra resterà aperta fino al 31 ottobre e riprende il percorso avviato con la prima edizione del 2025, nato con l’obiettivo di costruire appuntamenti periodici dedicati alla scultura contemporanea e alle molte possibilità di relazione che questa può stabilire con lo spazio, il paesaggio e il patrimonio culturale.
Il progetto prosegue l’attività di Studio Specus – Cantiere per l’arte contemporanea, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Cori e la collaborazione delle associazioni minima, Polygonal e Arcadia.
Nel corso dell’anno il programma ha inoltre superato i confini della mostra attraverso incontri e presentazioni di libri dedicati alla scultura, organizzati in collaborazione con la Biblioteca Civica “Elio Filippo Accrocca” di Cori.

La scelta dei luoghi costituisce uno degli elementi centrali di Alcove. Da una parte c’è la Loggia rinascimentale del Museo della Città e del Territorio, inserita nel Complesso Monumentale di Sant’Oliva; dall’altra Studio Specus, lo spazio ipogeo che ospita lo studio dell’artista Alberto Timossi nel centro storico. Due situazioni quasi opposte, chiamate a costruire un unico itinerario nel quale le opere incontrano condizioni differenti di luce e ombra, superfici, materia, stratificazioni geologiche e preesistenze storico-architettoniche.
Non si tratta quindi di collocare semplicemente alcune sculture all’interno di contenitori espositivi. L’impostazione del progetto attribuisce ai luoghi una funzione attiva, capace di incidere sulla lettura delle opere e sul rapporto che queste instaurano con ciò che le circonda. La dimensione raccolta di Cori favorisce inoltre una prossimità particolare tra artisti, opere e comunità, facendo del territorio una componente del processo creativo.
Memorie, architetture e caratteristiche del paesaggio diventano occasioni di confronto e, in alcuni casi, stimoli per la produzione delle stesse opere esposte. È su questo terreno che Alcove costruisce il proprio dialogo: la scultura non viene isolata dal contesto, ma chiamata a confrontarsi con spazi già carichi di storia e con una città la cui scala consente di mantenere stretto il rapporto fra esperienza artistica e vita dei luoghi.
I protagonisti dell’edizione 2026 appartengono a generazioni differenti. Claudia Di Francesco, nata a Roma nel 1992, Pino Genovese, nato a Roma nel 1953, Giovanni Longo, nato a Locri nel 1985, Veronica Neri, nata a Sora nel 1995, e Francesco Petrone, nato a Foggia nel 1978, portano a Cori ricerche eterogenee.
Materiali, discipline e pratiche diverse vengono riuniti da un principio comune di confronto e da differenti modi di pensare e abitare lo spazio. Questa pluralità è uno dei caratteri dichiarati del progetto. Il dialogo evocato dal titolo non riguarda soltanto le opere e gli ambienti nei quali vengono collocate, ma attraversa esperienze artistiche e generazioni distanti, evitando di ricondurre la scultura contemporanea a una definizione univoca. Anche la seconda edizione sarà accompagnata da un catalogo con contributi critici, la cui presentazione è prevista successivamente.

Il programma proseguirà già il giorno dopo l’inaugurazione. Domenica 20 settembre è previsto Intervista all’oggetto, workshop di fotografia gratuito, con posti limitati, condotto da Giulia Barone insieme alla direttrice del Museo Guendalina Viani e con la partecipazione degli artisti di Alcove. L’attività si svolgerà tra i reperti delle collezioni museali e le opere contemporanee collocate nel loggiato.
La fotografia diventerà in questo caso lo strumento per estendere ulteriormente il confronto sul quale è costruita la mostra. Reperti e opere contemporanee, oggetto e scultura, patrimonio e spazio espositivo entreranno nello stesso campo visivo, offrendo un’altra possibilità di osservare le relazioni fra ciò che appartiene alle collezioni del museo e gli interventi degli artisti invitati.
Alcove trova così nella città di Cori una scala particolarmente adatta alla propria impostazione. Il passaggio dallo spazio sotterraneo di Studio Specus alla Loggia rinascimentale del Museo non costituisce soltanto uno spostamento fra due sedi, ma rende visibile il principio sul quale è costruito l’intero progetto: mettere la scultura nella condizione di reagire ai luoghi, alle loro differenze e alle stratificazioni che custodiscono.
La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre. Sono previste visite guidate gratuite il sabato e la domenica dalle 16 alle 18, oppure su appuntamento. Studio Specus è accessibile gratuitamente su appuntamento, mentre il Museo della Città e del Territorio è aperto venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.
L’ingresso al Museo sarà gratuito in occasione dell’inaugurazione; negli altri giorni il biglietto intero costa 5 euro e il ridotto 2,50 euro.

