Dal 5 al 21 settembre Lo Verso Art Studio ospita un progetto che guarda al vetro oltre la tradizione dell’oggetto: materia solida e insieme memoria del proprio stato fluido, superficie attraversata dalla luce, strumento per raccontare il corpo, il paesaggio, il tempo e l’identità.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Da Carlotta | ARTE DESIGN VENEZIA Ass. Culturale <mail@artedesignvenezia.org> .
Il vetro possiede una contraddizione che gli artisti conoscono bene: appare stabile, compatto, definitivo, ma conserva la memoria di una materia che è stata incandescente e mobile. È precisamente in questo territorio intermedio che si colloca FLOATING 2026, nuova esposizione promossa dall’Associazione Culturale Arte Design Venezia e presentata nell’ambito di The Venice Glass Week. La prima edizione è aperta dal 5 al 21 settembre negli spazi di Lo Verso Art Studio, alla Giudecca, e riunisce quattordici artisti e studi internazionali attorno all’idea del vetro come materia sospesa tra stati differenti, mai completamente solida e mai completamente fluida.

La provenienza degli autori restituisce immediatamente l’ampiezza del progetto: Europa, Americhe, Oceania e Asia. Altrettanto esteso è il repertorio delle lavorazioni, dalla fusione alla soffiatura, dall’incisione alla fusione a stampo e al lampworking. Forme funzionali e scultoree convivono con interventi site-specific e pratiche di ricerca, mostrando quanto il vetro contemporaneo possa ormai muoversi liberamente fra artigianato, design e sperimentazione artistica.
Il concetto di sospensione, che dà titolo alla mostra, non viene però assunto come semplice proprietà fisica. Nei lavori selezionati diventa una chiave interpretativa capace di assumere significati diversi. Per Sandra Furman, argentina, prende forma a partire dagli oggetti più ordinari: piccoli cassetti e cubi realizzati in vetro soffiato e colato diventano delicate architetture della memoria, nelle quali colore e luce trattengono frammenti di ciò che scegliamo di conservare. Anche Francisca Snel, dei Paesi Bassi, parte da qualcosa di apparentemente insignificante come una paglietta di rame e, attraverso il vetro soffiato a mano, la trasforma in un’immagine stratificata del lavoro, del valore e della cura, mantenendo in equilibrio fragilità e peso.

Per la britannica Rosie Stonham il riferimento si sposta invece verso il corpo umano. Le sue sculture in vetro soffiato e colato evocano membrane e vasi biologici, forme dai margini incerti che sembrano trovarsi in una condizione di trasformazione continua. Anche il procedimento contribuisce a questa instabilità: gli stampi cambiano a ogni colata e impediscono all’oggetto di fissarsi in una configurazione definitivamente replicabile.
Altrove è la luce a rendere visibile il principio della sospensione. Sarah Matthys, belga, costruisce lampade geometriche e piccole sculture nelle quali il colore genera paesaggi mobili di luce e ombra. Tanja Theunissen, artista olandese che lavora con il nome Tanja T., utilizza invece la tecnica Graal sovrapponendo vetro soffiato e inciso. Colore e profondità vengono costruiti dall’interno verso l’esterno e la relazione fra trasparenza e sovrapposizione produce una sottile tensione ottica.
Il tempo introduce un’altra scala, molto più lenta. Jean Thébault, francese, interpreta la lavorazione del vetro come metafora dei cicli geologici. Riutilizza la propria polvere di vetro secondo il principio per cui nulla si perde ma tutto si trasforma, realizzando sculture che richiamano la lentissima formazione dei cristalli nelle profondità della terra. L’americana Caro Landau parte invece da stampi ricavati da cristalli di halite e trona raccolti presso Owens Lake, in California. Il vetro diventa così il mezzo attraverso cui una complessa e fragile storia dell’acqua viene tradotta in oggetti che sembrano dissolversi e ricomporsi come gli stessi cristalli.
In altri lavori è il dominio tecnico raggiunto attraverso decenni di esperienza a diventare linguaggio. Jitka Skuhrava, della Repubblica Ceca, incide profondamente blocchi di vetro trasformandoli in paesaggi immobili e misteriosi. È una tecnica perfezionata nell’arco di trent’anni e applicata dall’artista alla scultura, all’architettura e al lighting design. Un’esperienza altrettanto lunga caratterizza il neozelandese Stephen Bradbourne, che attraverso la tecnica delle Murrine realizza cilindri e ciotole in vetro soffiato dalle superfici intensamente articolate, traducendo nelle forme la flora autoctona e le coste della Nuova Zelanda.
La sospensione può durare anche soltanto una frazione di secondo. È il momento immediatamente precedente a un cambiamento, quello che Yaron Meyer, israeliano, cerca di fermare premendo una pietra di vetro soffiato contro un recipiente anch’esso di vetro. L’azione rende permanente l’istante in cui tensione, scelta e casualità entrano in collisione. Mitakshara Chaudhary, artista formatasi in architettura tra India e Regno Unito, lavora sulla stessa fugacità nella sua Drip Series: il vetro fuso viene colto durante il movimento e la forma soffiata conserva in uno stato solido il gesto del fluire.
Per altri artisti il punto di equilibrio si trova tra passato e presente, appartenenza e spostamento. Racquel Austin-Abdullah, australiana e discendente dei popoli Paakantji/Barkindji, trasferisce nel vetro la pratica tradizionale del kuruka, i cesti intrecciati immersi nelle acque dei laghi fino alla loro attivazione. Attraverso vetro formato in forno e incisioni a diamante, il lavoro mette in relazione i corsi d’acqua del suo Country con la laguna veneziana.
Camille Jacobs, del Lussemburgo, intreccia invece la poesia haiku del monaco giapponese Santoka Taneda con recipienti geometrici in vetro appartenenti alla sua Postcard Series. Ogni lavoro diventa una meditazione sui quattro elementi naturali. Trait d’Union, duo francese nato da un’amicizia consolidata proprio attraverso il lavoro con il vetro, combina due tecniche complementari in forme essenziali e minimaliste e presenta per FLOATING un progetto completamente nuovo, concepito appositamente per l’esposizione.
La pluralità di queste esperienze spiega anche la scelta di affiancare alla prima edizione della mostra lo Young Talent Award, nato dalla collaborazione tra Arte Design Venezia e Glass Art & Design Paris. L’iniziativa è rivolta alla nuova generazione di artisti del vetro e offre all’autore selezionato la possibilità di esporre sia a FLOATING a Venezia sia a Paris14, la fiera organizzata da Glass Art & Design Paris.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare i rapporti fra due piattaforme europee dedicate alla ricerca contemporanea sul vetro.
Il programma veneziano prevede inoltre un Meet the Designers il 13 settembre alle 17 e due visite guidate, il 16 settembre alle 17 e il 19 settembre alle 11.30. L’ingresso alla mostra è libero; Lo Verso Art Studio è aperto dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 17, con chiusura il lunedì.
Anche la sede possiede una storia strettamente legata alla vita culturale della Giudecca. Lo spazio nasce nel 2008 con il nome di Galleria Sant’Eufemia, ripreso dalla chiesa affacciata sulla riva. Fino al 2019 ha ospitato esposizioni di artisti emergenti e affermati, collaborando più volte con Galleria ADmore e con l’Associazione Culturale Arte e Design Venezia. Nel 2023 è stato rifondato come Lo Verso Art Studio in omaggio ai fondatori e attuali curatori, i pittori Laura e Alberto Lo Verso, continuando a ospitare mostre, eventi e progetti interdisciplinari.
Arte Design Venezia, promotrice di FLOATING, opera invece nella valorizzazione dell’arte, del design e del patrimonio artistico veneziano attraverso esposizioni, visite guidate e attività culturali, costruendo relazioni fra artisti, designer, artigiani e istituzioni in ambito nazionale e internazionale. L’associazione organizza anche Venice Design Week e partecipa durante l’anno a design week ed eventi culturali.
Dentro questo sistema di relazioni, FLOATING sceglie dunque di raccontare il vetro partendo da ciò che nella materia rimane instabile: il passaggio tra liquido e solido, la luce che cambia, un gesto fermato durante il movimento, una memoria che attraversa luoghi e generazioni.
Le quattordici ricerche riunite alla Giudecca non cercano una definizione comune. Mostrano, al contrario, quante direzioni possa prendere oggi una materia antichissima quando la tecnica smette di essere soltanto un mezzo di lavorazione e diventa parte stessa del pensiero artistico.

