Fino al 20 settembre Lecco diventa il territorio di una grande mostra diffusa dedicata a Nicola Villa. Quasi trent’anni di lavoro vengono riletti attraverso opere storiche e interventi concepiti per luoghi differenti, dall’Hospice Resegone alla Torre Viscontea, da Palazzo delle Paure alla Basilica di San Nicolò.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Da Anna Defrancesco comunicazione <press@annadefrancesco.com>.
Sei luoghi di Lecco, ciascuno con una propria identità, diventano altrettanti capitoli di un racconto che attraversa quasi trent’anni di ricerca artistica. Traiettorie di Attimi, la grande mostra diffusa dedicata a Nicola Villa, nato a Lecco nel 1976, è costruita proprio sulla relazione fra opere e spazi: Palazzo delle Paure, Torre Viscontea, Musei di Palazzo Belgiojoso, piazza XX Settembre, Cappella di San Carlo della Basilica di San Nicolò e Hospice Resegone dell’Ospedale Alessandro Manzoni. Promossa da ACMT OdV in collaborazione con il Comune di Lecco e il SiMUL – Sistema Museale Urbano Lecchese, è curata da Michele Tavola e rimarrà aperta fino al 20 settembre 2026, con ingresso libero.

Il progetto nasce in occasione dei trent’anni di attività di ACMT OdV – Associazione per la Cura dei Malati in Trattamento Palliativo e lega la ricorrenza a un’idea della cura che non si esaurisce nella dimensione sanitaria. Relazione, ascolto e dignità diventano altrettanti elementi di una visione nella quale la condizione umana occupa inevitabilmente il centro. È anche il terreno sul quale l’attività dell’associazione incontra la ricerca di Villa, da sempre interessata alle persone, alle loro presenze e a quella sottile inquietudine che può attraversare la quotidianità.
Traiettorie di Attimi costituisce la più ampia ricognizione finora dedicata al lavoro dell’artista. Dipinti, incisioni, disegni, sculture, installazioni e opere digitali permettono di seguirne l’evoluzione attraverso tecniche e linguaggi differenti. L’intenzione, tuttavia, non era costruire una semplice antologica. La disponibilità di numerosi luoghi della città ha consentito a Villa di immaginare interventi specifici per ogni spazio, facendo dialogare pittura, installazione e nuove tecnologie. L’obiettivo dichiarato dall’artista è utilizzare questi strumenti per avvicinare il pubblico all’arte attraverso esperienze accessibili e coinvolgenti, riportando al tempo stesso l’attenzione sulle tecniche tradizionali.

Alla Torre Viscontea si concentra la dimensione più propriamente retrospettiva. Il percorso attraversa quasi tre decenni di pittura, dagli esordi negli anni Novanta fino alle sperimentazioni più recenti, nelle quali strumenti tradizionali e linguaggi digitali convivono. Il rapporto fra passato e presente non viene dunque risolto attraverso una successione di fasi separate, ma mostrando come il lavoro manuale e la ricerca tecnologica siano progressivamente entrati nello stesso sistema espressivo.
A Palazzo delle Paure l’allestimento cambia registro. Una cascata di incisioni sospese occupa la scala del museo e trasforma il passaggio architettonico in un’installazione immersiva. Nei Musei di Palazzo Belgiojoso, invece, opere fisiche e contenuti multimediali vengono messi in relazione con le collezioni archeologiche e naturalistiche. L’intervento contemporaneo non sostituisce il patrimonio permanente, ma cerca di attivare punti di osservazione differenti su ciò che già appartiene al museo.

Il percorso raggiunge anche lo spazio pubblico. In piazza XX Settembre un’installazione sonora e luminosa porta simbolicamente il lago all’interno della città richiamando le acque del Lario e dei torrenti lecchesi. Nella Cappella di San Carlo della Basilica di San Nicolò, Villa affronta invece la dimensione del sacro attraverso una grande installazione costruita attorno ai temi della sofferenza, della rinascita e della speranza.
È però dall’Hospice Resegone dell’Ospedale Alessandro Manzoni che il progetto prende avvio, trovando forse il punto di contatto più diretto con le ragioni della sua nascita. Qui Villa ha realizzato A/V Herbarum, opera multimediale permanente nella quale una pianta viva produce in tempo reale suoni, immagini e variazioni luminose attraverso i propri impulsi elettrici. Natura e tecnologia vengono così integrate in un dispositivo pensato per accompagnare pazienti, familiari e operatori sanitari e offrire uno spazio di contemplazione e benessere. L’opera sintetizza tre elementi che attraversano l’intero progetto: tecnologia, natura e relazione umana.
La mostra restituisce anche un rapporto professionale di lunga durata. Michele Tavola lavora con Nicola Villa da un quarto di secolo e considera particolarmente significativo poter realizzare una ricognizione di tale ampiezza proprio nella città in cui entrambi sono nati. Secondo il curatore, la ricerca di Villa è stata caratterizzata dalla continua volontà di oltrepassare i propri limiti, passando dalla pittura all’incisione, dalla scultura alle pratiche installative, digitali e performative.
Traiettorie di Attimi permette per la prima volta di osservare questo sviluppo nella sua estensione, accostando lavori storici e nuove produzioni create appositamente per Lecco.
La biografia dell’artista chiarisce la natura di questo percorso. Villa nasce a Lecco nel 1976, vive e lavora a Genova e nel 2004 si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, scegliendo successivamente di dedicarsi interamente alla pittura. La condizione umana costituisce fin dall’inizio il nucleo della sua ricerca. Le immagini e le suggestioni raccolte durante le passeggiate quotidiane alimentano una narrazione senza una vera trama, popolata da personaggi immersi in atmosfere immaginative segnate da un’inquietudine sottile ed elusiva.
Le prime esperienze espositive sono legate a concorsi nazionali di pittura, fra i quali il Premio Morlotti di Imbersago e il Premio Carlo Dalla Zorza presso la Galleria Ponte Rosso di Milano. La prima personale risale al 2001, alla Galleria Mosaico di Chiasso, accompagnata da un testo critico di Giorgio Seveso. Nel 2007 Villa partecipa alla Harlem Studio Fellowship di New York e alla collettiva The Pioneers, curata da Raffaele Bedarida, e nello stesso anno vince il Premio Celeste per la pittura. Sempre dal 2007 partecipa regolarmente al Salon des Estampes di Parigi con la Galleria Bellinzona.
Nel 2009 un’edizione delle sue stampe viene acquisita a Parigi dalla BDIC, Bibliothèque de documentation internationale contemporaine – Musée d’Histoire contemporaine. Due anni più tardi viene invitato, insieme ad altri artisti, a realizzare dodici illustrazioni per il Nuovo Evangeliario Ambrosiano voluto dal cardinale Dionigi Tettamanzi e destinato al Duomo di Milano.
Il digitale, dunque, non rappresenta una svolta improvvisa nella ricerca di Villa. È presente fin dall’inizio come componente strutturale della progettazione delle opere fisiche. Negli ultimi anni, tuttavia, l’artista ha modificato il rapporto fra i due ambiti, concentrandosi prevalentemente sul digitale e combinando elementi digitalizzati derivati da manufatti fisici con opere native digitali. Nel 2024 ha fondato con Mauro Spagnoli Visual Substance, progetto dedicato a installazioni interattive e performance live multimediali fra musica e arte digitale, collaborando con musei, festival musicali e club. Le sue opere, fisiche e digitali, sono state esposte e collezionate in gallerie pubbliche e private in Europa, Asia e Stati Uniti.
È questa stratificazione a trovare nella mostra lecchese una configurazione particolare. L’antologica non viene racchiusa in un museo, ma distribuita nella città, affidando a ogni sede un segmento diverso della ricerca. Il visitatore può incontrare la pittura storica, attraversare un’installazione di incisioni, confrontare opere digitali e collezioni museali, ascoltare simbolicamente le acque del territorio, entrare in uno spazio dedicato al sacro e arrivare infine a un’opera nella quale gli impulsi elettrici di una pianta diventano luce, immagine e suono.
Traiettorie di Attimi trasforma così Lecco in un laboratorio diffuso nel quale patrimonio storico, arte contemporanea e innovazione vengono ricondotti a una questione comune. I trent’anni di ACMT OdV offrono al progetto il suo punto di origine e ne precisano il significato: riportare l’attenzione sul tempo condiviso, sulla fragilità e sulla cura, affidando all’arte il compito di renderli esperienza.

