A quattordici anni dalla scomparsa di Eros Bonamini, una selezione di opere ripercorre oltre quarant’anni di attività e restituisce l’attualità di una delle esperienze più rigorose e originali della ricerca artistica italiana contemporanea.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da ufficiostampa@artenetwork.it.
Misurare il tempo attraverso un segno, registrare la durata di un gesto, lasciare che una superficie conservi la memoria dell’azione che l’ha trasformata. È lungo questa linea di ricerca che si sviluppa il lavoro di Eros Bonamini (1942-2012), al quale la Galleria Orler di Venezia dedica la mostra Tempo diverso, arte continua. Opere 1970-2012. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Eros Bonamini di Verona e curata da Willy Montini, l’esposizione riunisce opere che attraversano oltre quarant’anni di attività, dagli esordi degli anni Settanta fino agli ultimi lavori, comprendendo numerosi pezzi raramente presentati al pubblico.
Il nucleo centrale del percorso è costituito dagli anni Ottanta, stagione determinante per la maturazione del linguaggio dell’artista veronese e per lo sviluppo delle Cronotopografie, indicate nel progetto espositivo come uno dei suoi contributi più originali alla ricerca concettuale europea. È qui che il rapporto tra opera e tempo assume una formulazione particolarmente netta: il lavoro non è più concepito come spazio della rappresentazione, ma come registrazione di un processo.
Il tempo, dunque, non viene illustrato né evocato. Entra fisicamente nella costruzione dell’opera. I segni nascono secondo intervalli rigorosamente determinati, il gesto viene misurato e la superficie trattiene le tracce dell’azione che l’ha prodotta. La durata cessa così di essere una condizione esterna al lavoro artistico e ne diventa una componente costitutiva.
Questa impostazione attraversa materiali e tecniche molto differenti. La mostra documenta lavori realizzati con inchiostri, acqua ossigenata, grafite e colori acrilici, ma anche attraverso l’impiego di cemento e persino del fuoco vivo. Altrettanto varia è la scelta dei supporti: tela e carta convivono con plexiglass, metallo, talvolta specchiante, e altri materiali utilizzati come superfici di applicazione e sperimentazione. Una pluralità di mezzi che non determina tuttavia dispersione. Al contrario, secondo il percorso delineato dall’esposizione, Bonamini mantiene nei decenni una precisa identità creativa e una forte coerenza concettuale.
Dalle prime indagini degli anni Settanta, il percorso conduce progressivamente verso gli sviluppi successivi della ricerca, fino agli anni Duemila. In questa fase acquistano particolare rilievo le Vanitas Cronotopografie, nelle quali l’indagine sul tempo si estende alla memoria, alla percezione e alla condizione umana. La questione temporale assume quindi una dimensione più ampia, senza perdere il rigore metodologico che caratterizza il lavoro dell’artista.
Quello di Bonamini è un linguaggio lontano dalla spettacolarizzazione. L’opera rimane silenziosa, affidata alla relazione fra procedimento, materia e durata, ma proprio questa sottrazione le conferisce una marcata forza intellettuale. Il tempo diventa misura della pittura e della scultura e, più in generale, dell’atto creativo. La creazione stessa finisce per configurarsi come esperienza del tempo trascorso, operato e vissuto.

La mostra veneziana si colloca inoltre in un anno significativo per la riscoperta dell’artista. Bonamini è infatti presente con importanti installazioni alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, nel Padiglione Nazionale della Repubblica della Sierra Leone. Una presenza che, insieme all’esposizione della Galleria Orler, testimonia il rinnovato interesse internazionale verso la sua ricerca.
A quattordici anni dalla prematura scomparsa dell’artista, Tempo diverso, arte continua intende così rimettere in primo piano un percorso che trova punti di contatto con alcune delle più significative esperienze internazionali dell’arte analitica, concettuale e processuale. In questa prospettiva, la continuità evocata dal titolo non riguarda soltanto la lunga durata della sua attività, ma la coerenza con cui Bonamini ha sviluppato negli anni una propria interrogazione sul rapporto fra azione artistica e temporalità.
Anche la sede contribuisce alla costruzione del percorso. Le opere sono distribuite nelle quattro sale della storica Galleria Orler, ospitata all’interno di un prestigioso palazzo veneziano, fra i più antichi della città, affacciato sulle Fondamenta della Pasina. L’allestimento è concepito per mettere in relazione i lavori con l’architettura che li accoglie, facendo incontrare il rigore della ricerca contemporanea di Bonamini con la stratificazione culturale e storica di Venezia.

Ne deriva un itinerario che consente di leggere in sequenza le trasformazioni di oltre quattro decenni senza perdere di vista il principio che le tiene insieme. Cambiano i materiali, le superfici e le modalità operative, ma rimane costante l’interrogazione sul tempo e sulla possibilità di renderne percepibile il passaggio attraverso l’opera. Dalle prime sperimentazioni alle Cronotopografie, fino alle più tarde Vanitas Cronotopografie, ciò che resta sulla superficie è la testimonianza concreta di qualcosa che è accaduto: un gesto compiuto secondo una misura, un processo portato a termine, una durata diventata forma.
L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo realizzato in collaborazione con l’Archivio Eros Bonamini, corredato da testi critici, apparati storico-documentari e un ampio repertorio iconografico.

