Lobanovs’kyj e Černobyl’: quando il sogno di governare il caos incontra l’imprevedibile

Si può organizzare il caos? Il calcio concepito come sistema scientifico e la catastrofe che infrange ogni previsione diventano i due poli di un reading immersivo dove immagini, musica e narrazione interrogano il rapporto tra ordine e imprevedibilità.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Ufficio Stampa The Plan Way <press@theplanway.com>.

Nel 1986 due eventi apparentemente inconciliabili si consumano a poca distanza l’uno dall’altro. La Dinamo Kiev di Valerij Lobanovs’kyj conquista la Coppa delle Coppe, portando al successo un’idea di calcio costruita sulla ricerca metodica dell’ordine. Nello stesso anno, a Černobyl’, un disastro nucleare mostra con conseguenze drammatiche quanto fragile possa diventare la pretesa di controllare integralmente un sistema. È dentro questo cortocircuito che Pierr Nosari costruisce “VALERIJ LOBANOVS’KYJ. Il Calcio, il Cosmo, il Cigno”, in programma sabato 19 settembre al FestivalFilosofia di Modena.

Testo e regia sono dello stesso Nosari, mentre a dare voce alla narrazione è Emidio Clementi, musicista e scrittore, fondatore dei Massimo Volume e interprete con una consolidata esperienza nel reading. Lo spettacolo parte dal calcio, ma lo utilizza per affrontare una questione che lo supera rapidamente: fino a che punto è possibile prevedere ciò che accadrà quando una variabile imprevista irrompe all’interno di una costruzione concepita per funzionare secondo regole precise?

Lobanovs’kyj diventa il personaggio ideale per affrontare questa domanda. Il suo calcio cerca di sottrarsi all’improvvisazione e di trasformarsi in un sistema fondato su dati, modelli, strategie e ordine. Il gioco, per sua natura esposto all’errore e all’accidente, viene affrontato come un campo sul quale applicare strumenti razionali capaci di ridurne l’incertezza. La squadra diventa così una struttura organizzata, nella quale il comportamento dei singoli deve trovare senso all’interno di un disegno complessivo.

Ma mentre l’allenatore della Dinamo Kiev tenta di governare l’imprevedibilità del campo, la realtà offre una dimostrazione opposta. Černobyl’ rappresenta nello spettacolo il punto nel quale l’idea stessa di un sistema completamente controllabile si infrange contro qualcosa che sfugge alla previsione. Da una parte c’è una squadra che lavora per dare ordine al caos del gioco; dall’altra una nube radioattiva, impalpabile e invisibile, capace di rendere evidente il limite di qualsiasi costruzione razionale.

Pierr Nosari mette in tensione questi due mondi senza trasformarli in una semplice analogia. Regista attivo fra documentario e videoteatro e attento alla cultura pop, Nosari utilizza la vicenda sportiva come accesso a questioni sociali e culturali più ampie. Il calcio conserva la propria concretezza, con le sue partite, le strategie e la ricerca della vittoria, ma diventa anche materia attraverso cui interrogare il bisogno umano di costruire modelli capaci di ordinare la realtà.

“Il Calcio, il Cosmo, il Cigno” si muove così fra sport, storia, filosofia e arte. La sfida della Dinamo Kiev e l’impalpabilità della contaminazione radioattiva vengono accostate per misurare la distanza fra ciò che l’uomo pensa di poter dominare e ciò che rimane irriducibile a qualsiasi previsione. La storia sportiva assume in questo modo una dimensione ulteriore e diventa metafora di un confronto continuo fra razionalità e caso.

La componente visiva è parte integrante della drammaturgia. Le immagini non hanno soltanto una funzione documentaria. Accanto ai materiali legati alle partite e alle interviste compare una dimensione più evocativa, concentrata sul rapporto fra l’essere umano e ciò che non può vedere né controllare.

Il progetto visivo è affidato a Rogue Waves, progetto artistico di Giorgia Panizza e Andrea Turla. La loro ricerca pittorica e audiovisiva indaga le relazioni fra natura, tecnologia, materia e dimensione spirituale e, nello spettacolo, entra in dialogo con le fotografie originali realizzate a Černobyl’ da Tania Tampieri nel 2019. Immagini contemporanee di un luogo segnato dalla catastrofe vengono così inserite in una costruzione scenica che non vuole semplicemente ricostruire gli avvenimenti, ma farne percepire le implicazioni.

Anche la musica contribuisce a definire questa stratificazione temporale. Le musiche di scena sono firmate da LEVA, progetto di Leonardo Cannatella, che costruisce una trama sonora contemporanea ispirata alle atmosfere della metà degli anni Ottanta, il periodo nel quale si svolgono le vicende poste al centro del racconto.

A tenere insieme immagini, suono e parola è la voce di Emidio Clementi. Scrittore, musicista e fondatore dei Massimo Volume, Clementi porta nello spettacolo la propria esperienza di autore e interprete di reading. La narrazione diventa quindi il punto di passaggio fra la vicenda di Lobanovs’kyj e quella di Černobyl’, fra la concretezza del calcio e una domanda che riguarda più in generale la capacità dell’uomo di prevedere e organizzare ciò che lo circonda.

Il progetto è presentato da Mo’ Better Football, collettivo culturale modenese che utilizza il calcio come linguaggio trasversale attraverso il quale intrecciare storia, società e cultura, in collaborazione con The PLAN Way, communication & production agency. L’appuntamento rientra nel programma del FestivalFilosofia.

“VALERIJ LOBANOVS’KYJ. Il Calcio, il Cosmo, il Cigno” sarà presentato sabato 19 settembre 2026 in due repliche, alle ore 19 e alle 21, nella Sala delle Dame del Liceo Artistico Statale “A. Venturi”, in via Francesco Selmi 21 a Modena. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti.

Il titolo dello spettacolo tiene insieme tre parole che sembrano appartenere a universi diversi: calcio, cosmo, cigno. È proprio questa distanza a indicare la direzione del lavoro. La partita può essere studiata, preparata, trasformata in un sistema di relazioni e dati; la realtà, invece, conserva sempre una quota che resiste al calcolo.

Nel confronto fra la disciplina di Lobanovs’kyj e il caos di Černobyl’ resta allora aperta la domanda dalla quale lo spettacolo prende le mosse: quanto possiamo davvero controllare di ciò che accade?


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