Che cosa rimane delle possibilità che abbiamo lasciato cadere, delle parole non pronunciate, delle decisioni rinviate? Da questa domanda prende forma un progetto espositivo costruito come un doppio diario, nel quale due artiste tornano sulle proprie esperienze personali per interrogare ciò che normalmente viene rimosso dal racconto di una vita.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto dalla Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>.
Un’occasione perduta ha una consistenza difficile da definire. Non appartiene davvero al passato, perché non è mai accaduta; eppure può continuare a occupare uno spazio nella memoria. Rimane come possibilità inespressa, errore, progetto interrotto, parola taciuta. È precisamente in questa zona incerta dell’esperienza che Satya Forte e Sabrina Iezzi collocano Agiografia delle occasioni perdute, la mostra curata da Maurizio Coccia che inaugura il 24 settembre 2026 alle 19 alla Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre dell’Aquila e resterà visitabile fino all’8 ottobre.
Il progetto costituisce il momento conclusivo del corso biennale di II livello in Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Per il secondo anno consecutivo la Fondazione ospita una tesi di laurea trasformata in mostra, portandola fuori dagli spazi dell’Accademia e affidandola al confronto diretto con un luogo espositivo della città. Una scelta che sottolinea il carattere sperimentale della didattica e, contemporaneamente, la collaborazione fra due istituzioni impegnate nella formazione e nella promozione della ricerca artistica degli studenti.

Il titolo contiene già una parte importante del progetto. L’agiografia appartiene storicamente al racconto delle vite dei santi e alla celebrazione di esistenze considerate esemplari. Qui il significato viene deliberatamente rovesciato. Forte e Iezzi non costruiscono un repertorio di successi da consacrare, ma rivolgono lo sguardo ai propri bivi personali, a ciò che non si è realizzato e alle tracce che quelle possibilità continuano a lasciare.
La domanda posta dalle due artiste insieme al curatore è netta: che cosa resta di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato? Da questo interrogativo prende avvio un’indagine che porta il rimpianto, l’incompiuto e l’errore dentro la pratica artistica. Il punto di partenza è strettamente autobiografico. Tensioni familiari, parole non dette, scadenze mancate e progetti abbandonati diventano frammenti di un materiale personale che le opere sottraggono alla dimensione privata per renderlo visibile.
Nella lettura curatoriale di Maurizio Coccia, questo procedimento assume un significato particolare rispetto alla cultura della performance e del risultato. Ciò che normalmente viene nascosto perché non corrisponde all’immagine di un percorso riuscito viene recuperato dalle artiste attraverso una forma di auto-narrazione. L’opera non serve dunque a correggere retrospettivamente ciò che è accaduto, né a trasformare una sconfitta in una vittoria postuma. Porta piuttosto alla luce ciò che è stato lasciato andare e che, proprio perché incompiuto, continua a essere ricordato.
La mostra si costruisce attraverso la dialettica fra i linguaggi visivi delle due autrici e assume la forma di un doppio diario condiviso. La conclusione del ciclo accademico coincide così con l’esposizione di due percorsi di crescita personale e artistica: non soltanto ciò che è stato raggiunto, ma anche gli scarti, le deviazioni e le possibilità rimaste senza esito entrano nella costruzione della loro identità. Il progetto tenta in questo modo di rendere percepibile ciò che per definizione non possiede un corpo: l’invisibile accumulo delle esperienze mancate.

Le biografie delle due artiste mostrano percorsi differenti, accomunati tuttavia da un interesse per la dimensione tridimensionale, installativa e performativa.
Satya Forte, nata ad Atri nel 2000, ha conseguito il diploma di primo livello in Scultura e concluso il progetto di tesi del Biennio di Arti Visive all’Accademia aquilana. Ha preso parte a Sopra la montagna di Margherita Morgantin, progetto vincitore dell’Italian Council 2020, partecipando alla sua prima collettiva a Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi. Nel 2022 un tirocinio alla fonderia artistica Esfinge di Madrid le ha consentito di approfondire la ricerca sul linguaggio tridimensionale e installativo.
Accanto alla scultura, Forte ha sviluppato nel tempo un interesse per la performance, iniziato nel 2017 con un laboratorio diretto da Cam Lecce e Jörg Grünert allo Spazio Matta di Pescara e proseguito, nel 2025, con il workshop Coalescing towards di Michele Rizzo presso Basement Art di Roma. La sua prima personale, I fiori non si tagliano con l’acqua, è stata presentata nella galleria Monitor di Pereto, con successive collaborazioni con le sedi di Lisbona e Roma. Nel 2025 ha inoltre partecipato a Cinque alla prima ad Area Treviglio, a cura di Enrico Camprini, a 1 Grado di separazione nell’Ex Carcere di Castello Orsini a Soriano nel Cimino, a cura di Chiara Lorenzetti, e a un progetto presso Spazio Taverna a Roma.
Sabrina Iezzi, nata a Chieti nel 1971, ha anch’essa conseguito il diploma di primo livello in Scultura e concluso il progetto di tesi per il Biennio di Arti Visive dell’Accademia dell’Aquila. Nel suo percorso la formazione artistica procede insieme all’interesse per la didattica e la performance. Durante il triennio di Scultura ha lavorato soprattutto con materiali come creta e legno, orientando successivamente la ricerca verso azioni performative e installazioni realizzate anche con elementi di recupero. Un tema ricorrente è quello delle mappe emozionali e della percezione del corpo come casa.
Ha partecipato alla performance (w)olf con Margherita Morgantin+WRG nell’ambito di Raid Caterpillar, Off Site Art 2019 all’Aquila ed è cofondatrice del collettivo Contempostranea, attivo negli spazi pubblici e informali, in particolare nei luoghi di passaggio e in quelli abbandonati. Nel 2025 ha preso parte a Straperetana, rassegna di arte pubblica nel borgo di Pereto, con un’installazione e due azioni performative aperte al pubblico. Nello stesso anno, con la curatela di Maurizio Coccia e Mario Consiglio, ha preparato la personale Propiziatorio a Palazzo Lucarini Contemporary, coinvolgendo parte delle studentesse che aveva seguito per quasi un anno. Nel 2026 ha partecipato al corso di attore sociale della Scuola Teatro internazionale e interculturale Shael, ideata da Marco Paparella, proseguendo una ricerca sulla performance intesa come relazione con l’altro e con il diverso.
L’incontro fra queste due esperienze avviene dunque sul terreno di una ricerca che non considera la biografia come semplice antefatto dell’opera. In Agiografia delle occasioni perdute è proprio l’esperienza individuale, comprese le sue interruzioni, a diventare materiale da organizzare e condividere. La distanza generazionale fra Forte e Iezzi rende ancora più evidente come la domanda posta dalla mostra non appartenga a una particolare stagione della vita: ciò che avrebbe potuto essere accompagna percorsi differenti e può continuare a riaffiorare sotto forme nuove.
Ad accogliere il progetto è la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, istituita all’Aquila nel 2004 per conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dallo storico dell’arte Giorgio de Marchis. Il suo archivio comprende quasi 200.000 pezzi, fra manifesti, locandine, inviti, brossure, cataloghi di mostre, monografie e saggi. Dal 2018 la Fondazione ha sede al primo piano di Palazzo Cappa Cappelli, i cui spazi vengono regolarmente aperti a eventi, esposizioni e collaborazioni con artisti ed enti.
Il 25 settembre la mostra parteciperà inoltre a SHARPER – Notte Europea dei Ricercatori, con apertura pomeridiana dalle 17.30 alle 19.30. SHARPER è un evento associato all’iniziativa “MSCA and Citizens” dell’Unione Europea nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska Curie – HORIZON-MSCA-2025-CITIZENS-01.
Agiografia delle occasioni perdute inaugura mercoledì 24 settembre alle 19 nella sede della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, in corso Vittorio Emanuele II 23 all’Aquila, e rimane aperta fino all’8 ottobre 2026. Le visite sono previste il martedì e il giovedì dalle 11 alle 19.30, con ingresso libero; venerdì 25 settembre, in occasione di SHARPER, apertura dalle 17.30 alle 19.30, sempre a ingresso libero.

