La fragile promessa d’essere al sicuro – Andrea Musto allo Spazio MU.RO di Milano con SAFE

Proteggersi significa davvero essere al sicuro? Sculture, installazioni, lavori materici e frammenti di scrittura mettono in relazione condizioni apparentemente lontane: chi vive la violenza dei conflitti e dello sradicamento e chi, protetto da confini e dispositivi, sperimenta l’isolamento di una società iperconnessa.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Paola Martino <paolamartino@paolamartinopress.it>.

Abbiamo moltiplicato gli strumenti con cui difenderci. Confini, schermi, dispositivi, sistemi di controllo e abitudini promettono protezione e sembrano disegnare intorno alle nostre esistenze un perimetro sempre più sicuro. Eppure, proprio mentre quel perimetro si rafforza, la sicurezza mostra la propria fragilità. È nella contraddizione fra queste due condizioni che Andrea Musto colloca SAFE. Nessuno si salva da solo, personale curata da Paola Martino, in programma allo Spazio MU.RO di Milano dal 22 settembre al 4 ottobre 2026, con vernissage il 21 settembre dalle 18 alle 21.

Il terreno sul quale si muove la mostra è quello del rapporto fra sicurezza e vulnerabilità, protezione e isolamento. Da una parte ci sono le esistenze direttamente investite dalla guerra, dalla violenza e dalle migrazioni forzate; dall’altra quelle di individui che possono apparire al riparo dai pericoli più immediati e tuttavia sperimentano solitudine, disconnessione e difficoltà nel costruire relazioni autentiche. Musto mette in rapporto queste realtà senza confonderle, riconducendole a una comune condizione di vulnerabilità.

Il dolore, in questo percorso, non è cercato come immagine da rendere esteticamente efficace. L’artista lavora piuttosto sulla sua presenza e sulle tracce che lascia. Sculture, installazioni e opere materiche fanno emergere corpi, mani, bambini, madri, frammenti di memoria. Anche i materiali concorrono a costruire questa dimensione: superfici aspre e stratificate trattengono il segno della ferita, mentre lo spazio espositivo diventa luogo di un confronto diretto con ciò che appartiene al presente.

La curatrice Paola Martino individua proprio nell’apparente paradosso della sicurezza il punto di partenza del progetto. La contemporaneità costruisce continuamente strumenti destinati a proteggerci, ma la protezione può rivelarsi fragile e persino illusoria. Da qui deriva anche il senso del sottotitolo, Nessuno si salva da solo: la salvezza, nella prospettiva proposta dalla mostra, non può ridursi a una condizione esclusivamente individuale.

Il percorso attraversa quindi differenti manifestazioni della fragilità contemporanea. Le immagini della guerra incontrano le macerie lasciate dalla storia; le migrazioni conducono inevitabilmente alla questione dei confini; l’iperconnessione, anziché garantire vicinanza, può produrre nuove forme di solitudine e alienazione sociale. Ogni passaggio riporta alla domanda che attraversa l’intero progetto: che cosa significa, oggi, essere davvero al sicuro?

Nel comunicato il lavoro di Musto viene posto idealmente in relazione con una linea della storia dell’arte che da Francisco Goya arriva ad Anselm Kiefer, accomunando esperienze lontane nella ricerca di una forma capace di confrontarsi con ciò che sembra irrappresentabile. Non si tratta di illustrare la violenza, quanto di renderne percepibili le conseguenze, ciò che rimane quando l’evento si è consumato. In questa prospettiva le ferite della memoria storica, dall’assedio di Leningrado ai conflitti contemporanei, entrano in relazione con le inquietudini del presente, riducendo le distanze fra epoche e luoghi differenti.

Anche l’allestimento partecipa direttamente alla costruzione di questo rapporto. Alcune opere sono collocate a terra e costringono chi osserva a modificare la postura abituale. Il visitatore non dispone quindi di un punto di osservazione neutro e predeterminato: deve adattare fisicamente il proprio sguardo alla presenza dell’opera. Il gesto del vedere assume così, nelle intenzioni del progetto, una dimensione di partecipazione e responsabilità.

Accanto alle installazioni compaiono taccuini sospesi nello spazio. Contengono pensieri, annotazioni e parole che non funzionano come didascalie e non pretendono di fornire una spiegazione delle opere. Ne estendono piuttosto la componente umana, introducendo la scrittura come ulteriore strumento della memoria e come forma di resistenza all’oblio. Immagine, materia e parola finiscono così per concorrere allo stesso racconto senza stabilire una gerarchia fra i diversi linguaggi.

Uno dei passaggi più delicati riguarda l’infanzia. La riflessione curatoriale accosta i bambini che crescono fra le macerie a quelli per i quali il gioco arriva a trasformarsi in simulazione del trauma. Sono esperienze profondamente differenti, ma ricondotte allo stesso tempo storico: mentre alcuni combattono materialmente per sopravvivere, altri sperimentano forme diverse di sparizione e isolamento pur senza spostarsi dal luogo in cui vivono. È proprio questa simultaneità a impedire che le diverse condizioni possano essere considerate mondi del tutto separati.

SAFE. Nessuno si salva da solo non è costruita per offrire soluzioni né per consegnare al visitatore una consolazione finale. Il progetto porta piuttosto la questione della sicurezza fuori dalla sua dimensione strettamente individuale e la collega al tema della responsabilità condivisa. In un presente segnato contemporaneamente da conflitti, crisi umanitarie e nuove forme di isolamento, proteggersi attraverso la separazione diventa dunque la questione che la mostra sottopone allo sguardo, lasciandola volutamente aperta.

La personale di Andrea Musto, curata da Paola Martino, inaugura il 21 settembre 2026 dalle 18 alle 21 allo Spazio MU.RO, in viale Campania 33 a Milano, e sarà visitabile dal 22 settembre al 4 ottobre 2026.


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