Una struttura ottocentesca di ferro e vetro, la luce naturale che cambia con le ore e le stagioni, un intervento artistico chiamato a confrontarsi con entrambe. Il Teatro Goldoni celebra il suo anniversario trasformando un elemento architettonico identitario nel punto di partenza per una nuova relazione fra patrimonio storico e ricerca contemporanea.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Da Daccapo Comunicazione <info@daccapocomunicazione.it>.
Il 24 luglio 1847 Livorno inaugurava il Teatro Goldoni. Centottanta anni dopo, nello stesso giorno, una nuova opera d’arte contemporanea entrerà nella sua sala per misurarsi con uno degli elementi più singolari dell’edificio: la grande volta-velario che la sovrasta e che fa del teatro uno dei rari esempi europei nei quali luce naturale e architettura storica mantengono un rapporto così riconoscibile. Non si tratta di celebrare l’anniversario con un intervento commemorativo, ma di utilizzare quella ricorrenza per aprire il monumento a una nuova interpretazione.
Nasce con questo obiettivo 180 anni del Teatro Goldoni – Il Teatro della Luce, il progetto promosso dalla Fondazione Teatro della Città di Livorno “Carlo Goldoni” attraverso un bando internazionale per la realizzazione di un’opera site-specific. La call, pubblicata il 16 settembre 2026, è rivolta senza limiti di età o nazionalità ad artisti singoli, collettivi e curatori. Le candidature potranno essere presentate fino al 1° novembre 2026.

Il punto di partenza è dunque il teatro stesso. Progettato dall’architetto Giuseppe Cappellini, il Goldoni presenta una volta-velario sostenuta da un’orditura di travi in ferro, considerata fra gli episodi rilevanti dell’architettura italiana del ferro e del vetro. È una presenza che non svolge soltanto una funzione costruttiva e spaziale: attraverso di essa la luce naturale entra nella sala, viene frammentata e diffusa, modificandone la percezione durante le diverse ore della giornata e nel succedersi delle stagioni.

Proprio questo comportamento della luce è stato oggetto di uno studio tecnico-scientifico curato dall’architetto Giulio Camiz. L’analisi della relazione mutevole fra il velario, l’illuminazione naturale e il trascorrere del tempo ha fornito il presupposto sul quale è stato costruito il bando. A chi parteciperà non viene quindi chiesto di collocare semplicemente un’opera all’interno di un edificio storico. Il progetto selezionato dovrà nascere dal confronto con le caratteristiche architettoniche del Goldoni e reinterpretare il rapporto fra la sala e il velario senza comprometterne l’integrità.
È qui che la definizione di Teatro della Luce acquista il proprio significato. La luce non è pensata come un elemento accessorio dell’allestimento, ma come una componente dell’architettura con cui l’intervento contemporaneo dovrà stabilire una relazione. La struttura ottocentesca diventa così materia di progetto: storia, spazio, luce naturale e tempo costituiscono le condizioni entro le quali l’artista sarà chiamato a lavorare.
A spiegare l’intenzione dell’iniziativa è Massimiliano Mautone, direttore amministrativo della Fondazione Teatro della Città di Livorno “Carlo Goldoni” e ideatore del progetto. L’obiettivo dichiarato è aprire il teatro ad artiste e artisti di ogni provenienza e disciplina, lasciando spazio all’immaginazione e ponendo al centro proprio l’importanza che la luce assume in questo edificio e, più ampiamente, nella vita quotidiana. È in questa apertura che Mautone individua il senso stesso del Teatro della Luce.

La dimensione internazionale del progetto trova riscontro anche nella composizione della giuria chiamata a valutare le candidature. A presiederla sarà Vincenzo Farinella, direttore scientifico dei Musei Civici di Livorno. Ne faranno parte Andrea Lissoni, direttore artistico della Haus der Kunst di Monaco di Baviera e già senior curator della Tate Modern di Londra; Cristiana Perrella, direttrice del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma e già direttrice del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato; Luca Salvetti, sindaco di Livorno e presidente della Fondazione Teatro Goldoni di Livorno.
All’artista o al gruppo selezionato sarà riconosciuta una fee di 15.000 euro. A questa somma si aggiungerà un budget di produzione fino a 20.000 euro, messo a disposizione dalla Fondazione e gestito direttamente per la realizzazione e l’allestimento dell’opera. L’intervento sarà prodotto e installato fra il 1° e il 22 luglio 2027, in modo da essere pronto per una data che non è stata scelta casualmente.
L’inaugurazione è infatti fissata per il 24 luglio 2027, esattamente centottanta anni dopo l’apertura del Teatro Goldoni. La coincidenza lega il nuovo intervento alla storia dell’edificio senza esaurirlo nella celebrazione dell’anniversario. Al termine dell’esposizione l’opera entrerà stabilmente nel patrimonio della Fondazione, lasciando quindi una testimonianza permanente del progetto e del dialogo instaurato fra l’architettura ottocentesca e la ricerca artistica del presente.
L’iniziativa introduce inoltre una prospettiva che riguarda l’utilizzo futuro del Goldoni. L’ingresso dell’opera nella collezione della Fondazione viene indicato come l’avvio di una nuova vita diurna del teatro. Alla funzione tradizionale legata allo spettacolo serale dovrebbe affiancarsi quella di un luogo accessibile alla visita e alla scoperta, capace di mettere in relazione il proprio patrimonio storico con l’arte contemporanea. Il teatro, in questa prospettiva, non coincide più soltanto con ciò che accade sul palcoscenico: anche l’edificio, la sua struttura e la luce che lo attraversa diventano esperienza culturale.
180 anni del Teatro Goldoni – Il Teatro della Luce mette dunque in movimento una relazione che appartiene al Goldoni fin dalla sua costruzione. Il ferro e il vetro progettati nell’Ottocento da Giuseppe Cappellini incontreranno un’opera concepita nel XXI secolo, mentre fra i due rimarrà l’elemento che non ha mai smesso di trasformare la sala: la luce naturale. Il 24 luglio 2027 l’anniversario del teatro non guarderà soltanto ai suoi primi centottanta anni, ma coinciderà con l’ingresso di una nuova opera nella sua storia.
Il bando è aperto fino al 1° novembre 2026 ad artisti, collettivi e curatori di qualsiasi età e nazionalità. Il testo completo e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito del progetto.

