Le Tarbouche, un copricapo attraversa la storia e cambia significato

Un oggetto riconoscibile, carico di storia e appartenenza, viene sottratto alla propria funzione originaria e rimesso in circolazione attraverso l’arte. Il catalogo della mostra veneziana amplia il confronto tra le opere di Mouna Rebeiz, la cultura della città lagunare e le creazioni realizzate per il progetto da alcune protagoniste e alcuni protagonisti della moda internazionale.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Studio Begnini <info@studiobegnini.it>.

Un copricapo può raccontare molto più della persona che lo indossa. Può dichiarare un’appartenenza, indicare un ruolo, attraversare culture differenti e, nel corso del tempo, caricarsi di significati che vanno ben oltre la sua funzione. Il tarbouche possiede questa capacità di trasformazione e Mouna Rebeiz ne ha fatto il centro di una ricerca che mette in discussione proprio la stabilità dei simboli, portando un tradizionale accessorio maschile sul terreno dell’identità femminile, dei rapporti di genere e delle rappresentazioni del potere.

A questa ricerca è dedicato il catalogo di Le Tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo, mostra in corso fino all’8 novembre 2026 al Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo di Venezia. Il volume sarà presentato venerdì 18 settembre alle 17.30 nella sede del museo, in Santa Croce 1992. L’esposizione con le opere di Mouna Rebeiz è curata dalla critica d’arte Roberta Semeraro insieme a Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia.

Edito da Maretti Editore e curato da Roberta Semeraro, il catalogo non si limita a documentare quanto esposto nelle sale. I diversi contributi critici estendono infatti il campo della mostra, seguendo il tarbouche attraverso arte, storia, moda e psicoanalisi. L’oggetto rimane al centro, ma cambia continuamente prospettiva: ciò che nasce come elemento dell’abbigliamento maschile diventa uno strumento attraverso il quale interrogare la femminilità e le relazioni fra genere, identità e potere.

La dimensione storica acquista particolare rilievo nel testo curatoriale di Roberta Semeraro, Il tarbouche nella pittura veneziana. Dal “Milione” di Marco Polo ai teleri di Vittore Carpaccio. Il saggio ricostruisce un percorso iconografico che lega il copricapo alla storia e alla cultura di Venezia, mostrando come il simbolo intorno al quale ruota il progetto contemporaneo possieda radici che attraversano la memoria figurativa della città lagunare. Il riferimento a Marco Polo e alla pittura di Carpaccio introduce così una profondità temporale che accompagna la rilettura proposta dalle opere di Rebeiz.

A questa prospettiva si affianca il contributo di Chiara Squarcina, Quando un accessorio diventa simbolo, mentre la filosofa, psicoanalista e scrittrice Elsa Godart firma Dalla sottomissione all’esposizione. Titoli che già restituiscono l’ampiezza delle questioni affrontate e la volontà di osservare il medesimo oggetto da discipline differenti. Il catalogo raccoglie inoltre la documentazione delle opere, dell’allestimento e degli omaggi al tarbouche, ricomponendo in forma editoriale le diverse componenti del progetto espositivo.

Uno dei territori nei quali questa trasformazione simbolica diventa particolarmente evidente è la moda. Per la mostra alcune personalità del settore hanno infatti elaborato proprie creazioni ispirate al tarbouche, traducendo il copricapo attraverso sensibilità ed esperienze differenti. Il risultato amplia ulteriormente la relazione fra un oggetto proveniente dalla tradizione e le possibilità offerte dai linguaggi contemporanei.

Tra le personalità coinvolte figura Paola Buratto Caovilla, scrittrice e pittrice, insieme al marito René proprietaria del marchio René Caovilla. È annunciata inoltre la presenza di Alberta Ferretti, protagonista della moda italiana legata ai valori dell’artigianalità e della cultura del territorio, e di Elie Saab, che fondò a diciotto anni il proprio atelier di alta moda, costruendo successivamente una presenza internazionale nel settore del lusso.

Il progetto coinvolge anche Antonia Sautter, stilista, creatrice di eventi e ambasciatrice del Made in Venice, ideatrice e direttrice artistica del Ballo del Doge; Souraya, designer parigina di origini libanesi e fondatrice del marchio SOURAYA, attiva nell’“Eccentric Wear” destinato al mondo dello spettacolo; Silvia Venturini Fendi, figura centrale nell’evoluzione creativa di FENDI e creatrice di modelli come la Baguette e la Peekaboo; Diane von Fürstenberg, stilista, filantropa e scrittrice impegnata sui temi dell’affermazione e dell’emancipazione femminile. Tutti hanno preso parte alla mostra elaborando creazioni ispirate al tarbouche.

Alla presentazione del catalogo parteciperà inoltre Valeria Paniccia, scrittrice, giornalista, autrice e regista che da oltre venticinque anni esplora i territori della memoria e i cimiteri del mondo, interpretandoli come paesaggi narrativi e luoghi nei quali culture e storie differenti si sono progressivamente stratificate.

Il passaggio dalla mostra al libro permette quindi di osservare con maggiore ampiezza il procedimento su cui si fonda Le Tarbouche.

Un accessorio apparentemente semplice viene isolato, interrogato e sottoposto a successive trasformazioni di significato. La sua origine maschile non viene cancellata, perché è precisamente quella provenienza a rendere possibile lo spostamento operato dal progetto: il tarbouche passa da segno codificato dell’abbigliamento a materia attraverso la quale discutere la femminilità e, più in generale, la capacità dell’arte e della moda di appropriarsi dei simboli e modificarne la lettura.

La presentazione del catalogo, realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale RO.SA.M., si terrà venerdì 18 settembre 2026 alle 17.30 al Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia. Il volume Mouna Rebeiz. Le Tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo, curato da Roberta Semeraro e pubblicato da Maretti Editore, consta di 49 pagine.

La mostra proseguirà fino all’8 novembre. Fino al 31 ottobre il Museo di Palazzo Mocenigo sarà aperto dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17; dal 1° novembre l’orario sarà dalle 10 alle 17, con ultimo ingresso alle 16. Chiusura il lunedì.


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