Proteggere, rinnovare, resistere, reinventare: quattro verbi definiscono l’edizione 2026 delle Giornate Europee del Patrimonio. A Bologna diventano il filo conduttore di un programma diffuso che mette in relazione archeologia, arte, storia, scienza, memoria e patrimonio industriale.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it>.
Per due giorni il patrimonio culturale bolognese cambia scala. Non coincide più soltanto con il singolo museo o monumento, ma assume la forma di una geografia estesa, capace di collegare il centro cittadino ai territori metropolitani. Sabato 26 e domenica 27 settembre 2026 torna infatti l’appuntamento con le Giornate Europee del Patrimonio, che per il quarto anno consecutivo vede musei, spazi espositivi e luoghi della cultura di Bologna e dell’area metropolitana partecipare attraverso una progettazione e una comunicazione condivise. Il coordinamento è affidato al Settore Musei Civici del Comune di Bologna e alla Città metropolitana di Bologna, con l’obiettivo di valorizzare il sistema museale metropolitano mettendone in relazione le diverse articolazioni.
I numeri restituiscono immediatamente l’ampiezza dell’iniziativa: 26 istituzioni aderenti, 36 luoghi distribuiti in 13 Comuni e 72 attività. Accanto a Bologna sono coinvolti Alto Reno Terme, Baricella, Castenaso, Dozza, Grizzana Morandi, Imola, Ozzano dell’Emilia, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sasso Marconi e Valsamoggia. Il programma comprende aperture straordinarie, visite guidate, itinerari all’aperto, incontri, laboratori rivolti ai più giovani e iniziative pensate per le famiglie.

A tenere insieme un’offerta tanto articolata è il tema italiano scelto per il 2026: “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”. La formula porta l’attenzione su una questione che riguarda direttamente il rapporto tra società contemporanea ed eredità culturale. Il patrimonio materiale e immateriale si trova infatti a confrontarsi con trasformazioni rapide: digitalizzazione, crescente mobilità delle persone, cambiamenti climatici, catastrofi naturali e conflitti espongono beni, paesaggi, tradizioni e memorie a rischi di perdita, deterioramento e alterazione. La tutela, in questa prospettiva, non può limitarsi alla conservazione fisica, ma richiede consapevolezza, responsabilità condivise e capacità di rispondere alle condizioni del presente.
I quattro verbi scelti per l’edizione definiscono altrettante direzioni. Proteggere significa prendersi cura dei beni culturali e paesaggistici; rinnovare comporta la sperimentazione di strumenti, linguaggi e competenze adeguati a una gestione sostenibile, inclusiva e partecipata; resistere richiama il valore del patrimonio come elemento di memoria, identità e coesione delle comunità, soprattutto nelle fasi di crisi e trasformazione. Reinventare, infine, significa cercare modalità nuove di fruizione, interpretazione e trasmissione, affinché ciò che ereditiamo non rimanga semplicemente custodito, ma continui a dialogare con la società che cambia.
È proprio la varietà dei luoghi coinvolti a rendere concreta questa impostazione. A Bologna partecipano le numerose sedi del Settore Musei Civici: dal Museo Civico Archeologico al Museo Civico Medievale, dalle Collezioni Comunali d’Arte al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, dal MAMbo e Museo Morandi al Museo per la Memoria di Ustica, fino al Museo internazionale e biblioteca della musica, al Museo del Patrimonio Industriale, al Museo civico del Risorgimento e al Cimitero Monumentale della Certosa.
La rete cittadina comprende inoltre CUBO Museo d’impresa Gruppo Unipol, con le sedi di Porta Europa e Torre Unipol, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, Casa Saraceni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Palazzo Boncompagni, la Quadreria di ASP Città di Bologna, il Museo d’arte Lercaro, il Museo della Beata Vergine di San Luca, il Museo Ottocento Bologna e Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna. A questi si aggiungono la Collezione di Zoologia del Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna e la UniCredit Art Collection a Palazzo Magnani.
Fuori dal capoluogo, il percorso continua mostrando quanto sia articolato il patrimonio dell’area metropolitana. A Grizzana Morandi aderisce l’Archivio Museo Cesare Mattei; ad Alto Reno Terme la Casa della Pallacanestro e, a Porretta Terme, il Porretta SOUL Museum; a Baricella la Sala Archivio Bibi Ballandi; a Castenaso il MUV – Museo della civiltà Villanoviana. Imola partecipa con Palazzo Tozzoni, mentre Ozzano dell’Emilia coinvolge il Museo della città romana di Claterna e la Scuola Cavalier Foresti – Al Girotondo. A San Giovanni in Persiceto apre l’ex chiesa e convento di San Francesco, a San Lazzaro di Savena sono presenti il Museo della Preistoria “Luigi Donini” e Dinosauri in carne e ossa – EVOLUTION, mentre a San Pietro in Casale aderisce Palazzo delle Tombe.
Completano questa mappa il Museo della Rocca della Fondazione Dozza Città d’Arte, il Museo Marconi e Villa Griffone della Fondazione Guglielmo Marconi a Pontecchio Marconi, nel territorio di Sasso Marconi, e, a Bazzano, la Rocca dei Bentivoglio con il Museo Civico Archeologico “Arsenio Crespellani” della Fondazione Rocca dei Bentivoglio. È un insieme nel quale istituzioni molto diverse per storia, dimensioni e collezioni entrano per un fine settimana nello stesso racconto, facendo emergere la pluralità di ciò che oggi può essere riconosciuto come patrimonio culturale.
Sabato 26 settembre alcune sedi prevedono inoltre un ingresso alla tariffa simbolica di un euro, fatte salve le gratuità stabilite dalla legge. L’iniziativa riguarda i Musei Civici di Bologna a partire dalle ore 16 e la Pinacoteca Nazionale di Bologna dalle ore 19.
La dimensione bolognese si inserisce in un progetto europeo dalla storia ormai consolidata. Le Giornate Europee del Patrimonio furono lanciate in Francia dal Consiglio d’Europa nel 1985 e dal 1999 sono gestite congiuntamente dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea. Nel tempo hanno consentito ai cittadini di avvicinarsi alla cultura attraverso iniziative tematiche, portando alla luce storie, persone e luoghi che hanno contribuito alla formazione del patrimonio europeo. Tra gli obiettivi dichiarati figurano una maggiore comprensione del passato condiviso del continente, la valorizzazione dei valori tradizionali e la promozione di nuove pratiche di conservazione ed educazione al patrimonio.
Il programma bolognese traduce questa dimensione europea in una rete territoriale concreta. Per un fine settimana, un museo archeologico, una villa legata alla storia della radio, una collezione d’arte, un archivio, un museo industriale, una rocca o un luogo della memoria diventano parti di uno stesso sistema. È forse questo il significato più immediato dei quattro verbi scelti per il 2026: un patrimonio può essere protetto davvero quando continua a essere conosciuto, frequentato e trasmesso, trovando nel presente le condizioni per rimanere vivo.

