Ad Aurisina il diritto alla bellezza, tra paesaggio, arte e responsabilità

Può la bellezza essere considerata un diritto? E quale responsabilità comporta riconoscerla come tale? Giornalismo, filosofia e arte si incontrano ad Aurisina per affrontare la questione da prospettive differenti, mettendo in relazione territorio, memoria, comunità e capacità di immaginare il futuro.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Da Federica Zar <zar@apscom.it>.

La bellezza come diritto, ma anche come responsabilità. È attorno a questa apparente contraddizione che venerdì 25 settembre, alle 17.30, si sviluppa ad Aurisina, nel territorio di Duino Aurisina, l’appuntamento promosso da L’Energia dei Luoghi. Festival del Vento e della Pietra. Al Circolo culturale Sloveno SKD Igo Gruden, in Aurisina 89, tre protagonisti provenienti da esperienze differenti sono chiamati a misurarsi con il tema principale dell’edizione: il giornalista Emilio Casalini, il filosofo Alessandro Di Grazia e l’artista Paolo Cervi Kervischer. A moderare il confronto sarà la giornalista Martina Vocci.

L’intento dichiarato dall’Associazione Casa C.A.V.E., che cura il Festival, è sottrarre la bellezza alla dimensione puramente estetica per osservarne la capacità di produrre relazioni. Fabiola Faidiga, presidente dell’Associazione, la definisce infatti un’«energia generativa», capace di collegare paesaggio, materia, memoria e visione. È in questo intreccio che ricerche e pratiche artistiche possono entrare in dialogo con il territorio e contribuire a rivelarne l’identità più profonda.

A Emilio Casalini spetta il compito di affrontare il tema attraverso una lezione dal titolo Danzare nel vento per costruire futuri. Il punto di partenza è netto: il diritto alla bellezza non è qualcosa di automatico né di gratuito. Richiede partecipazione, impegno e azione. Il diritto al benessere e alla felicità comporta, nella sua prospettiva, anche il dovere di contribuire alla loro costruzione, aumentando anzitutto la consapevolezza del valore di ciò che ci circonda. Casalini propone così un percorso attraverso esperienze di visionari, comunità e amministratori pubblici che sono riusciti a trasformare potenzialità territoriali in forme di benessere sostenibile e durevole. Non modelli astratti, dunque, ma casi dai quali ricavare esperienze da riportare nella vita quotidiana.

Il suo è uno sguardo maturato anche attraverso un’attività professionale dedicata alla narrazione e alla valorizzazione delle identità territoriali. Giornalista, scrittore, conduttore televisivo e progettista culturale, Casalini tiene corsi su questi temi in diverse università italiane ed è il conduttore di Generazione Bellezza su Rai 3, programma giunto alla quinta stagione e dedicato a esperienze italiane replicabili di quella che viene definita «economia della bellezza».

La prospettiva cambia con Alessandro Di Grazia, che concentra il proprio intervento su Joseph Beuys. La bellezza è ovunque. Al centro si trova uno degli artisti che nel Novecento hanno radicalmente messo in discussione l’idea dell’arte intesa come rappresentazione e come oggetto destinato semplicemente alla fruizione. Nella lettura proposta dal filosofo, lo sguardo di Beuys estende il significato stesso dell’arte alla vita sociale, all’economia e all’impegno politico, fino alla celebre sintesi secondo cui ogni uomo è un artista. La bellezza viene così ricondotta a un territorio più vasto dell’opera e investe la possibilità dell’individuo di intervenire sulla realtà.

La formazione di Di Grazia è legata all’Università di Trieste, dove si è laureato in filosofia con Pier Aldo Rovatti, con il quale collabora. Fa parte della redazione della rivista aut aut e del Laboratorio di filosofia contemporanea che gestisce e promuove la Scuola di filosofia di Trieste; svolge inoltre attività nell’ambito della consulenza e delle pratiche filosofiche ed è autore di diverse pubblicazioni.

Con Paolo Cervi Kervischer la domanda diventa esplicita: Cos’è il “Bello” in Arte? La risposta non cerca una definizione rassicurante. Per l’artista, interrogarsi sul diritto e sulla necessità della bellezza significa innanzitutto mettere in discussione la definizione stessa del Bello. Quello raggiunto dall’artista è un approdo provvisorio, una proposta che interrompe il percorso abituale e conduce lontano dalle rotte conosciute. Cervi Kervischer lo definisce un «dio precario»: qualcosa che non si lascia fissare definitivamente e che, anziché offrire appagamento, apre interrogativi e diventa domanda di coscienza nel tempo dell’oblio.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova, Cervi Kervischer ha sviluppato una lunga carriera espositiva in Italia e all’estero. Alla pittura affianca l’attività di sassofonista e compositore per produzioni teatrali; vive e lavora a Trieste. La compresenza di linguaggi differenti nella sua esperienza contribuisce a collocare il suo intervento all’interno di quella ricerca di connessioni fra materia, visione e territorio che costituisce uno degli assi del Festival.

Il programma prosegue sabato 26 settembre spostandosi al Trieste Adventure Park di Ceroglie, sempre nel territorio di Duino Aurisina. Dalle 9.30 è prevista una visita guidata alle installazioni di Land Art, concepite come segni creativi inseriti nel sistema naturale. Le opere coinvolte sono quelle di Devid Strussiat, Laura Malacart, Manolo Cocho, Majda Gregoric, Maja Pogacnik, Paola Pisani, Pierpaolo Ciana, Marco Bogar, Cecilia Donaggio Luzzato Fegiz, Rodolfo Liprandi, Cristina Lombardo, Simone Paulin e Aleksander Velišček.

Alla visita seguirà il laboratorio “La rinascita dei muretti a secco”, curato dall’architetto Danilo Antoni. Il passaggio dalle installazioni contemporanee alla tecnica costruttiva tradizionale non è estraneo al filo conduttore della manifestazione: i muretti in pietra a secco, riconosciuti come patrimonio immateriale dall’UNESCO, appartengono all’identità degli abitanti del Carso. Il laboratorio, aperto a tutti, introduce al sistema ricostruttivo e punta a trasmetterne l’esperienza alle nuove generazioni.

Nell’arco delle due giornate, il diritto alla bellezza viene così affrontato senza ridurlo a una qualità da contemplare. Diventa piuttosto una domanda che attraversa l’azione delle comunità, la filosofia, l’arte, il paesaggio e la trasmissione dei saperi. Dalle esperienze territoriali raccontate da Casalini alla lezione di Beuys riletta da Di Grazia, dal Bello instabile di Cervi Kervischer fino alle pietre dei muri carsici, il Festival costruisce un percorso nel quale la bellezza acquista valore proprio perché chiede di essere riconosciuta, praticata e tramandata.


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