L’animale che ci guarda: Jana Kasalová interroga il confine tra umano e vivente

Che cosa significa essere animale? E dove passa davvero il limite tra umano e non umano? Jana Kasalová costruisce attorno a queste domande un percorso nel quale l’animalità diventa occasione di conoscenza, riconoscimento e riflessione sulla responsabilità dell’uomo nei confronti del mondo vivente.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Melasecca PressOffice <info@melaseccapressoffice.it>.

È uno sguardo a incrinare per primo la sicurezza delle nostre definizioni. L’animale guarda l’essere umano e, in quel momento, la distinzione tra chi osserva e chi è osservato perde la sua apparente evidenza. Da questa reciprocità prende forma L’animale che dunque sono, la mostra di Jana Kasalová che inaugura il 2 ottobre alle 18 al Centro Culturale Claudio Trevi di Bolzano e rimane aperta fino al 23 ottobre. Curata da Miroslava Hájek e prodotta da Spazio5 Contemporary Cluster, l’esposizione rientra nelle iniziative per i vent’anni di attività dell’associazione Studio Openspace / Spazio5 Contemporary Cluster ed è parte della Bolzano Art Weeks 2026.

Il titolo conduce direttamente a Jacques Derrida e alla sua messa in discussione del principio cartesiano «Penso, dunque sono». L’incontro con l’animale introduce una possibilità diversa: essere guardati da ciò che siamo abituati a considerare altro da noi significa essere costretti a rivolgere la domanda sulla nostra stessa condizione. È in questo territorio instabile che Kasalová colloca una ricerca sviluppata a partire dal 2007, attraverso opere fotografiche e performative dedicate all’animalità e alla complessità del rapporto tra essere umano e animale.

Alla base del progetto c’è una lunga indagine sul concetto di “animale” e sulle trasformazioni che questa parola ha assunto nell’immaginario culturale. Fotografia e performance si affiancano a una ricerca sul corpo, considerato come luogo di metamorfosi e di conoscenza. Il confine tra uomo e animale cessa così di essere assunto come dato incontestabile e diventa materia di interrogazione: che cos’è un animale, cosa significa esserlo, chi può essere definito tale e dove si colloca il limite fra umano e non umano? Sono le domande sulle quali l’esposizione costruisce il proprio percorso.

Nella ricerca di Kasalová l’animale non occupa una posizione separata o subordinata. Diventa piuttosto uno spazio di confronto e di riconoscimento reciproco, mentre l’animalità emerge come dimensione intrecciata alla stessa esistenza umana. Identità, natura e cultura vengono quindi osservate non come territori indipendenti, ma attraverso le relazioni che li attraversano. Ne deriva anche una questione etica: quale responsabilità ha l’essere umano verso il mondo vivente? Il rapporto con la natura, la compassione nei confronti delle altre forme di vita e l’interdipendenza fra gli esseri diventano parti della stessa riflessione.

Il comunicato mette questa prospettiva in relazione con due riferimenti appartenenti a contesti molto differenti. Nel pensiero di Rudolf Steiner compare l’idea di una gratitudine verso le forme di vita dalle quali dipende l’esistenza di quelle considerate più evolute: minerali, piante, animali ed esseri umani appartengono a una concatenazione che rende impossibile pensare ciascun livello come autosufficiente. Un’analoga sensibilità viene accostata alle parole di San Basilio Magno sulla fratellanza con gli animali e sul riconoscimento del loro diritto a vivere non semplicemente in funzione dell’uomo. I due richiami convergono così sui concetti di rispetto, gratitudine e responsabilità nei confronti del vivente.

La pratica dell’artista si muove continuamente fra rappresentazione e trasformazione. L’animale può assumere una presenza simbolica e insieme concreta, diventando il dispositivo attraverso il quale esplorare fragilità, memoria, corpo e relazione con ciò che viene abitualmente collocato nella categoria dell’“altro”. Il progetto non cerca dunque una nuova definizione definitiva dell’animalità: utilizza piuttosto l’incertezza del confine per interrogare il modo in cui l’essere umano ha costruito la propria identità proprio attraverso la distinzione dall’animale.

Questo campo di ricerca si inserisce in un percorso artistico più ampio. Nata a Turnov nel 1974, Jana Kasalová ha studiato pittura alla Facoltà di Belle Arti di Brno e successivamente arte all’Universidad Complutense di Madrid. Ha vissuto e lavorato a Londra, Parigi e New York e dal 2005 possiede un atelier a Praga. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti. Disegno e pittura, installazioni audiovisive, videoarte e fotografia compongono una pratica nutrita anche dalla filosofia, dalla cosmologia e dalla spiritualità.

Da tempo Kasalová lavora inoltre sull’interpretazione del paesaggio e della cartografia, sul corpo e sull’impronta lasciata dall’uomo nel paesaggio, oltre che sul concetto di animale e sulla trasformazione in esso. La scoperta intesa come processo e la ricerca dell’orientamento umano nello spazio e nel tempo costituiscono il nucleo di questa indagine. La collaborazione con Miroslava Hájek risale al 2008.

Hájek, nata a Brno nel 1947 e residente in Italia dal 1969, è storica dell’arte e curatrice specializzata nell’arte moderna e contemporanea. Fondatrice della galleria UXA, nel corso della propria attività in Italia ha promosso artisti internazionali come Bruno Munari, Franco Vaccari, Gianni Colombo, Jean Tinguely e Joseph Beuys, riservando particolare attenzione anche all’arte ceca e ad autori quali Jiří Kolář, Milan Knížák, Václav Boštík, Dalibor Chatrný, Adriena Šimotová e Běla Kolářová.

La mostra si colloca nel percorso di ricerca e promozione dell’arte contemporanea condotto da Spazio5 Contemporary Cluster, con particolare attenzione ai linguaggi interdisciplinari e ai progetti nei quali arte, filosofia, ecologia e società possono entrare in relazione. Al Centro Trevi questo intreccio porta a interrogare le gerarchie tradizionalmente stabilite tra le specie e il posto che l’essere umano attribuisce a se stesso nel mondo vivente. La questione dell’animale diventa così anche una questione sull’uomo: sul modo in cui guarda ciò che è diverso da sé e, soprattutto, su ciò che accade quando quello sguardo viene restituito.

L’animale che dunque sono è visitabile al Centro Trevi, in via dei Cappuccini 28 a Bolzano, dal 2 al 23 ottobre 2026. Gli orari indicati sono dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18; il sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. La domenica il Centro è chiuso.


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