Forma e Poesia nel Jazz guarda oltre i confini: a Cagliari il futuro resta umano

Alla vigilia dei trent’anni, Forma e Poesia nel Jazz cambia passo senza abbandonare la propria identità. Il jazz italiano resta al centro, ma dialoga con musicisti provenienti da Gaza, Brasile e Ungheria, mentre musica, ambiente, mobilità sostenibile e comunità continuano a comporre un unico progetto culturale.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Daniele Cecchini <daniele@musicforward.it>.

Ventinove edizioni sono sufficienti per costruire una tradizione, ma possono anche diventare il momento giusto per modificarne il perimetro. Forma e Poesia nel Jazz sceglie questa seconda strada e, dal 1° al 4 ottobre 2026 a Cagliari, introduce una novità sostanziale nella propria storia: dopo un percorso dedicato esclusivamente al jazz italiano, il festival apre per la prima volta la programmazione agli artisti internazionali. Non si tratta però di abbandonare una linea consolidata. Stefano Di Battista e Antonio Faraò rappresentano due nomi di primo piano della scena nazionale, mentre Alsogood, Freak Motel e Angiolini Bros. testimoniano l’attenzione verso nuove proposte e musicisti del territorio.

L’apertura internazionale amplia piuttosto il progetto culturale diretto da Nicola Spiga. Forma e Poesia nel Jazz si presenta infatti come qualcosa di più di una successione di concerti: l’attenzione alle questioni sociali e ambientali, alla mobilità sostenibile, ai nuovi linguaggi, all’incontro fra generazioni e alla costruzione di un senso di comunità accompagna da tempo la dimensione musicale. In questa prospettiva acquistano significato presenze come quella del giovane musicista di Gaza Samih Al Madhoun, del trio ungherese Jazzbois e del chitarrista brasiliano Yamandu Costa.

A riassumere l’impostazione del 2026 è il titolo “Analogico futuro”. Due parole apparentemente in tensione, utilizzate per indicare la ricerca di un equilibrio fra tecnologia e componente umana. Anche quando la musica si affida a strumentazioni e linguaggi ad alta tecnologia, il festival intende riportare in primo piano la presenza fisica, le relazioni e l’esperienza reale. Una dichiarazione d’intenti particolarmente significativa per una manifestazione che si avvicina al traguardo del trentennale e che ha costruito nel tempo una posizione riconoscibile nel panorama musicale sardo.

Il cuore del programma è costituito da quattro serate con doppi set, distribuite tra Teatro delle Saline e Teatro Doglio. L’inaugurazione di giovedì 1° ottobre, alle 20 al Teatro delle Saline, è costruita attorno alla performance solistica. Ad aprire sarà Samih Al Madhoun, cantante e suonatore di oud, studente di Conservatorio, recentemente uscito dalla Striscia di Gaza e stabilitosi in Sardegna dopo avere dovuto lasciare Gaza a causa della guerra. La musica e la cultura palestinese che porta con sé entrano ora in contatto con nuove esperienze e collaborazioni. Dopo di lui salirà sul palco Yamandu Costa con la sua chitarra a sette corde: choro e samba costituiscono territori privilegiati della sua ricerca, ma la sua formazione comprende anche bossa nova, milonga e tango, accogliendo influenze provenienti dai diversi paesi dell’area sudamericana.

Venerdì 2 ottobre, ancora alle 20 al Teatro delle Saline, il dialogo si sposta verso le contaminazioni contemporanee. Alsogood, progetto del tastierista Francesco Lo Giudice, mette insieme jazz, hip-hop ed elettronica, affidandosi al groove e all’improvvisazione. La formazione comprende anche Alessandro Pollio alle tastiere e Pierpaolo Tancredi alla batteria. Sulla stessa linea di attraversamento dei generi si collocano i Jazzbois: Viktor Sági al basso, Bencze Molnár alle tastiere e Tamás Czirják alla batteria. Il trio ungherese sovrappone jazz e hip-hop in una musica energica dalle atmosfere definite “cosmiche”.

La serata di sabato 3 ottobre accentua ulteriormente la vocazione alla sperimentazione. I Freak Motel utilizzano il jazz come terreno sul quale innestare nu jazz, post rock, elettronica e musica contemporanea, con una forte componente ritmica e una particolare attenzione alle possibilità timbriche. Matteo Sedda, Andrea Sanna, Andrea Parodo e Nicola Vacca compongono una formazione nella quale strumenti acustici ed elettronici convivono naturalmente.

A seguire, Antonio Faraò riprende “Eklektik”, progetto che ha segnato una svolta nel suo percorso artistico. Il pianista si confronta con sonorità elettriche e con un lessico crossover nel quale rap, funk, hip hop e drum and bass ampliano i confini del jazz moderno. La nuova formazione riunisce Mauro Capitale al sax, Faraò a pianoforte e tastiere, Piero Orsini al basso elettrico, Martino Malacrida alla batteria, Roberta Gentile alla voce e Max Mbassadò alla voce rap. Il risultato annunciato conserva il carattere energico, contaminato e fortemente ritmico che contraddistingue il progetto.

Per la chiusura di domenica 4 ottobre il festival cambia sede e si trasferisce al Teatro Doglio, con inizio alle 19. Gli Angiolini Bros. Quartet presentano “The Art of My Heart”: Alessandro Angiolini al sax tenore, Andrea Angiolini a piano elettrico e tastiere, Paolo Cocco al basso elettrico e Luigi Sanna alla batteria. Il quartetto alterna la rilettura di alcuni standard a un repertorio prevalentemente originale, cercando un suono contemporaneo che mantenga memoria della tradizione.

Il secondo set segna il ritorno al festival di Stefano Di Battista con “La dolce vita”. Il sassofonista rilegge in chiave jazz alcune melodie legate alla musica e al cinema italiani, attraversando Nino Rota, Ennio Morricone, Paolo Conte, Lucio Dalla, Domenico Modugno e Renato Carosone. Con Di Battista suoneranno Matteo Cutello alla tromba, Andrea Rea al pianoforte, Daniele Sorrentino al basso elettrico e contrabbasso e Luigi Del Prete alla batteria. Eleganza esecutiva, virtuosismo e libertà improvvisativa diventano gli strumenti per riportare quelle melodie in un contesto nuovo senza cancellarne la riconoscibilità.

Ma la struttura di Forma e Poesia nel Jazz continua deliberatamente oltre il palcoscenico. Il rapporto fra musica, paesaggio e patrimonio porta alcuni appuntamenti fuori città, con eventi all’alba e al tramonto al Parco di Molentargius-Saline e alla Sella del Diavolo. Torna anche la giornata alla Tomba dei Giganti di Is Concias, nel territorio di Quartucciu, diventata ormai una consuetudine della manifestazione. Il festival partecipa inoltre alle Giornate Europee del Patrimonio con un concerto a Villa Binaghi e affianca ai concerti altri momenti dedicati alla cultura e all’incontro.

Tra gli ospiti figura Enrico Merlin, studioso dell’opera di Miles Davis e recentemente coinvolto, con materiali provenienti dal proprio archivio, nella mostra Miles Davis 100 – Listen to This tenuta a Pordenone. A Cagliari sarà protagonista di “Many Miles To Go. Nel mondo di Miles Davis a 100 anni dalla nascita”, una serie di conferenze itineranti associate a passeggiate turistiche. Il 1° ottobre l’appuntamento è previsto durante una visita guidata nel quartiere di Castello; il 2 ottobre, dopo un concerto all’alba dalle 7.15 alle 8, l’incontro proseguirà durante la visita al Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline.

Dal 1° al 4 ottobre è prevista inoltre un’esposizione curata da Attilio Berni con trenta sassofoni e trenta fotografie vintage del Museo del Saxofono. Il programma comprende il 1° ottobre l’inaugurazione e la presentazione del libro Il saxofono in Italia. Ingegno, produzione e immaginario culturale, seguite nei giorni successivi dalle conferenze-spettacolo Saxitaly, Saxappeal e Saxophobia, accompagnate da visite guidate. L’ingresso è a pagamento, ma gratuito per chi possiede biglietti e abbonamenti del festival. Sabato 3 ottobre, dalle 9, è previsto anche il trekking “Alla scoperta di…” curato da Stefania Contini, seguito alle 12 alla Sella del Diavolo dall’esibizione del Duo Gipsy formato da Roberto Massa e Roberto Boi.

E ottobre non chiuderà la ventinovesima edizione. Il festival tornerà infatti sul palco a novembre con altri due concerti: l’11 sarà la volta di Angelo Branduardi, mentre il 20 arriverà il pianista e compositore statunitense Jeff Lorber, vincitore di un Grammy Award. Due appuntamenti che prolungheranno idealmente il percorso verso il trentesimo anniversario.

Forma e Poesia nel Jazz 2026 è organizzato dalla Cooperativa FPJ con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, attraverso gli Assessorati della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport e del Turismo, Artigianato e Commercio, del Comune di Cagliari attraverso l’Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Turismo e della Fondazione di Sardegna. Numerosi i partner coinvolti, dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio al Parco Naturale Molentargius Saline, fino al Museo del Saxofono di Fiumicino. Il festival appartiene inoltre al circuito I-Jazz, che riunisce oltre novanta festival italiani, e aderisce al progetto Jazz Takes the Green.

Alla vigilia dei trent’anni, dunque, il passaggio dalla dimensione nazionale a quella internazionale non cancella il percorso compiuto, ma ne amplia la prospettiva. “Analogico futuro” trova proprio qui il suo significato: strumenti elettronici e linguaggi ibridi possono spingersi avanti quanto vogliono, mentre al centro restano l’ascolto condiviso, l’incontro fra musicisti e pubblico e quella presenza fisica che un festival continua, ostinatamente, a rendere possibile.


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