Venezia, a Ca’ Pesaro, Nicolás Lamas costruisce l’archivio instabile delle cose

Un busto di Isocrate incontra una vecchia fotocopiatrice, un libro resta imprigionato tra blocchi di marmo, silicio, terre rare e oro riportano il digitale alla sua origine materiale. Nicolás Lamas costruisce un percorso nel quale gli oggetti perdono la stabilità delle categorie e diventano tracce di trasformazioni continue.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Fondazione Musei Civici di Venezia – Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>.

Un busto in gesso di Isocrate e una vecchia fotocopiatrice Xerox appartengono, in apparenza, a universi lontanissimi. Nicolás Lamas li accosta in Planned Obsolescence e li fa dialogare come due tecnologie della riproduzione. A cambiare sono i mezzi, i materiali, la durata: il deterioramento della macchina introduce il tema dell’obsolescenza e trasforma l’incontro fra i due oggetti in una riflessione sul modo in cui le cose attraversano il tempo. È uno dei passaggi di Corpus serialis, personale dell’artista nato a Lima nel 1980, presentata dal 23 settembre al 22 novembre 2026 nella Project Room di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia.

La mostra è realizzata da PROGETTO LUDOVICO in collaborazione con la Galleria Max Goelitz di Berlino e Monaco di Baviera ed è la quarta esposizione ospitata nella Project Room nel corso del 2026, dopo i progetti dedicati a Paper Design, Malinverni e Giuseppe Di Liberto. L’ingresso è libero.

Sculture, installazioni e immagini compongono un nucleo di lavori attraverso il quale Lamas affronta il rapporto tra materia, conoscenza e sistemi di classificazione. Oggetti provenienti dalla storia dell’arte, dalla tecnologia, dalla geologia e dalla cultura materiale vengono sottratti ai rispettivi contesti e messi in relazione. Il punto non è soltanto osservare che cosa siano, ma seguire ciò che accade quando forme, materiali e conoscenze vengono riprodotti, conservati e ricomposti, modificando nel tempo il proprio significato.

In The Agony of the Past, un libro viene stretto fra due blocchi di marmo Portoro Leonardo. Il contrasto è immediato: da una parte la lunga permanenza della materia geologica, dall’altra la fragilità della carta. Il libro continua a esistere fisicamente, ma la conoscenza contenuta nelle sue pagine non è più accessibile. L’oggetto rimane, mentre la sua funzione viene alterata dall’accostamento con un materiale che sembra appartenere a una diversa misura del tempo.

La stessa tensione tra materia e tecnologia attraversa i lavori che riportano l’universo digitale alla sua origine geologica. Silicio, terre rare e oro rendono visibile la componente concreta delle infrastrutture tecnologiche contemporanee, sottraendo il digitale alla percezione di una dimensione puramente immateriale. In Pulses of Extinction, invece, materiali organici e industriali sono collocati all’interno di teche che richiamano i dispositivi museali di conservazione. Il tentativo di preservare le cose si misura così con un dato inevitabile: la materia continua a trasformarsi.

Sono proprio questi accostamenti a mettere sotto pressione alcune opposizioni apparentemente consolidate: originale e copia, naturale e artificiale, permanenza e obsolescenza. Lamas considera gli oggetti come elementi coinvolti in processi continui di trasformazione, trasmissione e ricomposizione. Corpus serialis assume quindi la forma di un archivio in divenire, nel quale le cose mantengono traccia della propria origine ma, entrando in nuove relazioni, acquistano possibilità differenti.

Il percorso veneziano riflette una ricerca che Lamas ha sviluppato attraverso una formazione e un’attività internazionale. Nato a Lima, in Perù, nel 1980, vive e lavora a Bruxelles. Ha studiato alla Pontificia Universidad Católica del Perú a Lima e alla Universidad de Barcelona, completando la propria formazione artistica all’HISK – Hoger Instituut voor Schone Kunsten di Ghent. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive presso istituzioni e musei internazionali, tra i quali lo S.M.A.K. – Stedelijk Museum voor Actuele Kunst di Ghent, il MUMOK – Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig di Vienna, Cukrarna di Lubiana, il MAAT – Museum of Art, Architecture and Technology di Lisbona, l’HOW Art Museum di Shanghai e il Museum of Modern Art di Varsavia.

A curare il progetto è PROGETTO LUDOVICO, piattaforma culturale no-profit dedicata alla ricerca, alla produzione e all’esposizione di arte contemporanea, con particolare attenzione al dialogo tra arti visive e industria. Fondata a Milano nel 2021 da Lorenzo Perini Natali, la piattaforma opera come luogo di sperimentazione e confronto, promuovendo pratiche artistiche rivolte alle trasformazioni culturali, tecnologiche e produttive del presente. La sua attività punta inoltre a sostenere la ricerca artistica e curatoriale, favorendo l’incontro fra artisti emergenti, curatori, istituzioni e realtà private.

Dentro la Project Room di Ca’ Pesaro, questa impostazione trova una traduzione concreta nella sequenza degli oggetti. Il marmo e la carta, il gesso e la fotocopiatrice, la materia organica e quella industriale, le risorse geologiche necessarie alle tecnologie digitali vengono avvicinati senza cancellarne le differenze. È proprio la relazione a modificarne la lettura: ciò che sembrava appartenere a una categoria definita viene osservato come parte di una storia materiale fatta di permanenze, deterioramenti, copie, conservazioni e nuove configurazioni.

Corpus serialis resta aperta fino al 22 novembre 2026 nella Project Room di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, a Venezia.


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