Da misura ideale e armonica a luogo dell’esperienza, dell’identità, della memoria e della vulnerabilità. Nelle stanze di Villa Hélène il corpo di Andersen incontra quello indagato da 42 artiste attraverso pittura, scultura, fotografia, performance, installazione e ricerca concettuale.
Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Casa Museo Hendrik Christian Andersen – Press <press@ltmandpartners.it>.
Villa Hélène nasceva da un’idea che andava ben oltre quella di una casa d’artista. Quando Hendrik Christian Andersen cominciò a costruirla nel 1922, pensava alla propria dimora e al proprio studio come a una parte di un disegno più vasto: il progetto di una “città mondiale” nella quale arte, scienza e pensiero avrebbero dovuto concorrere alla costruzione di una società armonica. Anche le sue sculture partecipavano della stessa aspirazione, affidata a figure umane ideali, monumentali, universali.
È precisamente da questo corpo immaginato da Andersen che prende avvio Artiste Contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora, la mostra ospitata dalla Casa Museo Hendrik Christian Andersen di Roma fino al 22 novembre 2026. Curato da Nicoletta Castellaneta, Luisa Catucci e Giuseppe Simone Modeo, il progetto è stato ideato e organizzato dall’Associazione Ars Nova per la Casa Museo, diretta da Maria Giuseppina Di Monte e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, guidata da Luca Mercuri.
Il confronto costruito nelle sale è netto. Da una parte c’è la figura umana di Andersen, influenzata dalla tradizione classica e dalla monumentalità michelangiolesca: il corpo inteso come misura ed equilibrio, espressione di un ordine superiore e di una concezione dell’arte come strumento di elevazione individuale e collettiva. Dall’altra compaiono corpi che quella compattezza ideale sembrano averla definitivamente abbandonata. Sono attraversati dall’esperienza e dalla memoria, dall’identità, dal desiderio, dalla vulnerabilità e dalla trasformazione.
Le protagoniste sono 42 artiste, presenti complessivamente con 60 opere. Il percorso attraversa il piano terra, le sale del primo piano e lo spazio espositivo del secondo, coinvolgendo direttamente l’architettura della casa e la collezione permanente. Ne deriva quella che il progetto definisce una sorta di città temporanea e plurale: opere e sguardi contemporanei si inseriscono negli ambienti di Villa Hélène e si misurano con la presenza monumentale delle sculture di Andersen.
Il corpo costituisce il terreno sul quale avviene questo incontro. Nelle pratiche artistiche del secondo Novecento e della contemporaneità ha progressivamente smesso di essere soltanto un oggetto da rappresentare. Può diventare materia, linguaggio ed esperienza, luogo attraverso il quale interrogare la presenza nel mondo, l’identità e la memoria individuale e collettiva. Può manifestare fragilità e trasformazione, sottraendosi all’idea di un’immagine definitiva per diventare uno spazio mobile, capace di accogliere significati differenti.
Anche la varietà dei linguaggi contribuisce a questa pluralità. Pittura, scultura, fotografia, performance, installazione e sperimentazione concettuale convivono all’interno dello stesso percorso, senza ricondurre le differenti ricerche a un modello unitario. Il progetto appartiene infatti a un programma più ampio dedicato alla produzione artistica delle donne nel secondo Novecento e nella contemporaneità, sviluppato attraverso un ciclo di mostre e incontri che mette in relazione generazioni, pratiche e linguaggi diversi e approfondisce le forme della presenza femminile nella storia dell’arte recente.
L’elenco delle artiste restituisce l’ampiezza del progetto: Renee Adams, Lidia Bachis, Vanessa Beecroft, Barbara Boekelman, Louise Bourgeois, Rosemarie Castoro, Valeria Catania, Giulia Cenci, Valentina De’Mathà, Paola Di Bello, Annalaura di Luggo, Marlene Dumas, Tracey Emin, EVA & ADELE, Esther Ferrer, Leonor Fini, Sylvie Fleury, Maike Freess, Valentine Hugo, Silvia Iorio, Martha Jungwirth, Natalia LL, Catherine Long, Sarah Lucas, Loren MacIver, Eva Marisaldi, Elisabeth Masé, Monica Mazzone, Veronica Montanino, Meret Oppenheim, ORLAN, Gina Pane, Elizabeth Peyton, Loreal Prystaj, Carol Rama, Pipilotti Rist, Miriam Schapiro, Nora Schultz, Kiki Smith, Annegret Soltau, Iv Toshain e Claudia Virginia Vitari.
È nella relazione fra queste opere e la casa che il progetto trova il proprio punto di equilibrio. La presenza delle sculture di Andersen non costituisce semplicemente uno sfondo storico: offre il termine di confronto rispetto al quale acquistano evidenza le differenti concezioni contemporanee del corpo. Alla figura ideale e armonica si sostituisce così una molteplicità di esperienze, mentre l’unità monumentale lascia spazio a identità e linguaggi non riconducibili a una forma unica.
Il titolo, Il corpo come dimora, acquista in questo contesto un significato che coinvolge anche lo spazio. Villa Hélène è una casa concepita da Andersen come parte della sua visione artistica e, nello stesso tempo, diventa temporaneamente la “dimora” di sessanta opere nelle quali il corpo è continuamente ridefinito. Se la città ideale immaginata dall’artista si fondava sull’armonia e sull’ordine, quella temporanea costruita dalla mostra vive invece della pluralità di sguardi e di esperienze e assume il corpo come punto dal quale interrogare il presente e ripensare il rapporto tra individuo, spazio e mondo.
Artiste Contemporanee a Casa Andersen. Il corpo come dimora è ospitata alla Casa Museo Hendrik Christian Andersen, in via Pasquale Stanislao Mancini 20 a Roma. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45; il lunedì il museo è chiuso. Il biglietto costa 6 euro, ridotto 2 euro, fatte salve le gratuità di legge, e comprende la visita alla mostra.





