Treviso, l’arte torna a Casa dei Carraresi: nasce il Museo Diffuso di Fondazione Cassamarca

Spazi, Forme e Figure scandiscono il nuovo percorso permanente nel cuore di Treviso. Dalle opere di Fontana, Manzoni, Vedova, Tancredi e Mušič ai quattro grandi cicli plastici di Grisha Bruskin, la collezione della Fondazione torna accessibile dentro un sistema destinato progressivamente a riunire sedi storiche, patrimonio artistico e ricerca contemporanea.


Articolo a cura della Redazione Experiences, elaborato sulla base del comunicato stampa ricevuto da Fondazione Cassamarca – CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it>.

Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni riaprono le porte nel centro di Treviso dopo due anni di interventi di ripristino e valorizzazione. Il complesso duecentesco accoglie in oltre 2.000 metri quadrati più di 200 opere della collezione di Fondazione Cassamarca, restituendo alla città una parte significativa di un patrimonio costruito nel tempo attraverso acquisizioni e importanti donazioni. Ma la riapertura del 2 ottobre non riguarda soltanto due edifici: segna l’avvio di un progetto destinato progressivamente a collegare le sedi storiche della Fondazione in un Museo Diffuso nel cuore della città.

Il nuovo percorso permanente nasce da una selezione delle numerose opere appartenenti alla Fondazione, con il contributo dei professori Silvia Burini e Giuseppe Barbieri dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Un nucleo importante proviene dal lascito di monsignor Gino Bortolan e comprende, tra gli altri, lavori di Baj, Cagli, Fontana, Manzoni e Plessi, con una particolare attenzione agli artisti legati al contesto veneto: Vedova, Tancredi, Santomaso, Saetti, Zoran Mušič e Pizzinato.

L’ordinamento evita una successione rigidamente cronologica. Sono piuttosto le relazioni tra forme, colori, linguaggi e sensibilità a costruire la visita, sostenute anche dalle scelte compiute per le pareti e per l’illuminazione. Il visitatore può così muovere liberamente lo sguardo tra opere diverse, riconoscere analogie e corrispondenze, seguire accostamenti e sperimentazioni senza essere obbligato a una lettura lineare.

Tre grandi sezioni – Spazi, Forme e Figure – organizzano questo racconto del XX secolo. Spazi segue le trasformazioni nella rappresentazione del paesaggio urbano e rurale; Figure osserva i mutamenti che investono l’immagine dell’uomo; Forme raccoglie la più generale ridefinizione dei linguaggi visivi e percettivi della modernità. Accanto alla collezione principale, alcune sale sono riservate ad approfondimenti tematici. Il programma prende avvio con una selezione di disegni di Tancredi Parmeggiani e con focus dedicati al Dante Illustrato, ai Segni Zodiacali e al Volto femminile, facendo emergere anche le connessioni fra arte visiva, letteratura e cultura popolare.

A Ca’ dei Brittoni il percorso cambia registro. Le decorazioni parietali medievali incontrano quattro grandi installazioni di Grisha Bruskin, artista di origine russa che nel 2025 ha donato le opere alla Fondazione Cassamarca con l’intenzione di rendere permanentemente accessibile al pubblico italiano una parte della propria ricerca. La donazione, nata dall’intuizione di Silvia Burini e sostenuta dal presidente della Fondazione Cassamarca Luigi Garofalo, trova ora la propria sede negli ambienti storici dell’edificio.

È stato lo stesso Bruskin a scegliere il titolo che riunisce i quattro cicli plastici: Sull’orlo del tempo. Ne fanno parte La vita è ovunque, In bilico, L’universo sul tavolo e L’ora X. Memoria, trasformazione dei sistemi di potere, fragilità dell’esistenza, mito del nemico e rapporto tra passato e futuro attraversano le quattro opere, legate da una riflessione sul tempo inteso come attesa e declino, memoria e trasformazione, sovrapposizione fra passato, presente e futuro. In bilico e L’ora X vengono presentate per la prima volta in Italia. Bruskin ha partecipato direttamente alla definizione del display, intervenendo in particolare sulla disposizione delle opere e sull’illuminazione.

Il confronto con Ca’ dei Brittoni non è affidato soltanto alla distanza cronologica. Le decorazioni parietali realizzate dal pittore veneziano Giovanni Cavazza prima del 1475 raccontano miti, passioni, conflitti e vicende umane; temi che trovano corrispondenze nella ricerca di Bruskin, segnata da riferimenti archeologici e mitografici e dall’interesse per le forme persistenti dell’esperienza umana. L’architettura, dunque, non rimane semplice contenitore: entra nella lettura delle opere e mette a contatto pittura tardo-medievale e scultura contemporanea attraverso questioni comuni come il potere, la memoria, la fragilità dell’esistenza e il rapporto dell’individuo con la storia.

I quattro cicli consentono di attraversare momenti differenti della ricerca dell’artista. La vita è ovunque, del 1998-1999, sviluppa tridimensionalmente la riflessione iniziata con il dittico pittorico Lessico Fondamentale del 1985. Le figure in porcellana, di dimensioni contenute e vicine a un linguaggio kitsch, trasformano gli archetipi della mitologia ideologica sovietica in un repertorio di simboli e ruoli sociali ormai privati della loro forza originaria.

In bilico, realizzato tra il 2001 e il 2003, comprende 18 sculture per complessive 20 figure e si articola in cinque nuclei: infanzia, scelta del percorso, amore, vita nell’arte, morte e fama postuma. Instabilità, caduta e trasformazione accompagnano figure sospese tra equilibrio e perdita, vita e morte, sogno e realtà. L’opera assume così la forma di una “archeologia della vita personale”, nella quale l’identità si costruisce e si disgrega lungo le diverse fasi dell’esistenza.

Agli stessi anni appartiene L’universo sul tavolo, versione preliminare e in scala ridotta del successivo progetto Collezione di un archeologo. Piccole sculture, personaggi, stemmi e oggetti ricompongono la civiltà sovietica come un sistema ormai scomparso, osservato attraverso i frammenti di un’archeologia immaginaria. Al centro si colloca il passaggio dal mito politico alla rovina storica e la distanza fra l’aspirazione all’eternità di un sistema di potere e la sua dissoluzione.

L’ora X, del 2012, affronta invece la figura del nemico nelle sue differenti manifestazioni: l’altro, l’ignoto, il pericolo, le minacce individuali e collettive. Personaggi e scene si confrontano con la tradizione figurativa del Trionfo della morte e insieme con immagini provenienti dalla cultura di massa, dalla propaganda, dai fumetti e dai manuali di istruzioni. Nello stesso anno l’opera ha ottenuto il Premio Kandinskij come “Progetto dell’anno”.

Nato a Mosca nel 1945 come Grigorij Davidovič Bruskin, l’artista adotta il nome Grisha Bruskin nel 1966. Dagli anni Settanta espone regolarmente in Russia e dagli anni Novanta sulla scena internazionale. Nel 1988 partecipa alla prima asta moscovita di Sotheby’s e avvia la collaborazione con Marlborough Gallery. Il suo percorso comprende esposizioni al Solomon R. Guggenheim Museum di New York, alla Schirn Kunsthalle di Francoforte e al Centre Pompidou di Parigi. Nel 2015 presenta La collezione dell’archeologo a Venezia nell’ambito della 56ª Biennale, mentre nel 2017 è artista principale del Padiglione russo alla 57ª Biennale con Cambio di scena. Sue opere appartengono, tra le altre, alle collezioni del MoMA e del Jewish Museum di New York, dell’Art Institute of Chicago, del Museo Puškin, della Galleria Tret’jakov, del Museo Statale Russo, del Museum Ludwig, del Centre Pompidou e del Museo di Israele.

Accanto agli spazi espositivi di Ca’ dei Brittoni trova inoltre sede permanente l’Archivio Grisha Bruskin, presentato in una prima configurazione e destinato a svilupparsi negli anni come luogo di documentazione, ricerca e approfondimento a disposizione di studiosi e visitatori.

Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni costituiscono però soltanto il primo passaggio del Museo Diffuso immaginato dalla Fondazione. Il percorso continuerà nel dicembre 2026 con Ca’ Spineda, dove sono già visibili opere dedicate ai paesaggi tra XIX e XX secolo e una selezione di ritratti e dove sono previste nuove esposizioni di nature morte, icone e installazioni. Nel 2027 sarà quindi la volta del Monte di Pietà, sede che conserva importanti arredi artistici. Le tre sedi formeranno progressivamente un itinerario culturale unitario capace di mettere in relazione architetture storiche, patrimonio artistico e linguaggi moderni e contemporanei.

Il progetto si innesta nella storia stessa di Fondazione Cassamarca, continuazione della Cassa di Risparmio della Marca Trivigiana e, dal 1992, ente senza fine di lucro. Arte e attività culturali costituiscono da sempre uno dei suoi settori principali: dal 1992 a oggi vi sono stati destinati oltre 210 milioni di euro, attraverso interventi che comprendono la valorizzazione delle sedi storiche e del patrimonio artistico, biblioteche e fondi librari, esposizioni, restauri, teatro, musica e progetti editoriali. Le raccolte sono cresciute anche grazie alle donazioni di artisti, collezionisti ed eredi, fra le quali quelle di monsignor Gino Bortolan e, più recentemente, dello stesso Bruskin.

La riapertura di Casa dei Carraresi e Ca’ dei Brittoni, in via Palestro 33/35 a Treviso, è fissata per venerdì 2 ottobre 2026: anteprima stampa dalle 10 alle 13, apertura al pubblico alle 17 e, alle 18, saluti istituzionali e presentazione delle sale. Gli spazi saranno successivamente aperti dal martedì al giovedì dalle 15.30 alle 18.30 e dal venerdì alla domenica dalle 11 alle 18.30, con chiusura alle 19.30. Lunedì chiuso.


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