2 – Polvere di storia

Dove un professore assegna il tema per la tesi di laurea ad una sua allieva, precisando come molte vicende del passato risultino in realtà storie silenziose, i cui documenti sono spesso filtrati attraverso l’ottica di una istituzione.  L’integrità reale di tali vicende è irrimediabilmente perduta. Nondimeno hanno lasciato tracce, “polvere di storia”, che occorrerà agli studiosi saper cogliere e interpretare.

«Interrogata se avesse parlato per odio, disse di no e le fu reso noto l’obbligo di mantenere il silenzio». L’allieva terminò la lettura e rimase in attesa di un parere.
Il professore raccolse i pochi fogli della trascrizione e, senza neppure guardarli, li inserì nel libro che aveva fra le mani, per segnarne il passo. Dopo un attimo, si decise a manifestare la sua perplessità:
«Lei mi chiede di sviluppare questo processo super magariam, del 1555, come tesi di laurea?».
La ragazza, fiduciosa, abbozzò un cenno affermativo.
«Non so, come potrebbero esprimersi gli altri membri della commissione d’esame… Forse potrebbe essere apprezzato questo suo modo d’interpretare le condizioni materiali dell’epoca attraverso certi dettagli in apparenza secondari: squadrava i sandali nuovi, facendo attenzione a non inzaccherarsi. Come a far notare che tutte le strade in terra battuta a fine marzo erano fangose… La maggior parte del popolo camminava a piedi scalzi, mentre comare Elisabeta, visto che apparteneva a una borghesia facoltosa indossava dei sandali nuovi. D’altronde non era una giornata ordinaria, dovendosi presentare al Sant’Officio».
La ragazza annuiva, con una certa trepidazione.
«Nella sua minuta scrive ancora: frenò il passo e si accomodò il cappuccio del mantello. Quest’ultimo particolare, curiosamente, mi ricorda una nota di Alfonso Crivella, un funzionario napoletano che visitò la Sicilia qualche decennio più tardi, nel 1593».
Con evidente soddisfazione iniziò a raccontare:
«A Crivella le belle donne piacevano molto e le descriveva con acutezza. Forse anche comare Elisabeta, benché vedova, era anche lei una donna piacente: d’altra parte aveva ancora trentacinque anni… In ogni caso, giovani o meno giovani, nobili o popolane – scriveva Crivella – non c’era modo di vederle in volto né per strada, né in chiesa, né in carrozza, tanto andavano coperte con il manto in faccia, della quale non tenevano altro scoperto che un occhio per donde talìano…».
Accennò a un sorriso e la ragazza per gratificarlo fece altrettanto.
«Coperte dal mantello, le donne lasciavano scoperto un solo occhio per guardare… senza farsi guardare. Le messinesi, poi, erano ancor più intraprendenti e di più ampie vedute delle palermitane. Pur andando anche loro velate, per fare intuire la propria disponibilità verso chi le ammirava e le riveriva, a volte si lasciavano scappare dalle mani il manto con destrezza, tanto che per acconciarlo di nuovo si scoprivano la faccia e si lasciavano vedere il viso, ma solo per un attimo. Era un regalo che facevano soltanto ai loro favoriti, considerava divertito Crivella».
Questa volta la ragazza rise spontaneamente.

Il professore si interruppe per un istante. Poi, quasi rivolto a sé stesso, continuò assorto. Si tratta di un processo già noto agli specialisti. Anzi, uno tra i più antichi in Italia. Fu pubblicato per la prima volta da Carlo Alberto Garufi, tra il 1914 e il 1921. Fatto curioso, per chi non si occupa di setacciare fonti, è che Garufi s’imbatté in queste carte in modo del tutto casuale, mentre stava svolgendo tutt’altre ricerche nell’Archivio General de Simancas. Benché l’avvenimento riguardasse una città della Sicilia, copia originale dell’incartamento fu spedita in Spagna, perché all’epoca il Sant’Officio siciliano era ancora sottoposto al Consiglio della Generale e Suprema Inquisizione, che risiedeva a Madrid.
Si rivolse all’allieva, fissandola attentamente, ma senza dire una parola. Per qualche momento sembrò titubante. Inaspettatamente si decise:
«Forse vale la pena di lavorarci sopra… Se la sente davvero?».
La ragazza riconquistò il sorriso e, incoraggiata, commentò con tutta sincerità:
«Devo ammettere, professore, di essere inspiegabilmente attratta da questa storia. Oltretutto, sarà un modo per conoscermi meglio… accade di cercare opportunità per mettere allo scoperto lati personali che spesso disconosciamo…».
«Come di questa vicenda», considerò il professore, «disconosciamo i veri risvolti. Nella loro integrità li abbiamo irrimediabilmente perduti, nondimeno hanno lasciato tracce, polvere di storia, come scriveva Fernand Braudel. Un granello di polvere, al quale non va certo attribuito un valore che non ebbe mai… tuttavia, unito a migliaia di fatti analoghi, potrebbe attestare verità trascurate, che, nonostante ciò, hanno attraversato silenziosamente lo spessore del tempo».
Nel parlare, come seguendo un suo recondito pensiero, il professore andava raccogliendo con l’indice il rado pulviscolo depositato sulla scrivania perfettamente lucida.
«Dovrebbe ricomporre questo frammento di vita…».
«Un piccolo fatto di cronaca», commentò la ragazza.
«Forse non proprio piccolo. Potrebbe restituire lo scorcio di una città che si lascia alle spalle il medioevo e si avvia verso l’età moderna… Ovviamente, dovrà evitare di cadere nell’errore degli incompetenti».
«Quale errore?».
«Di frequente si è portati all’alterazione dei fatti storici nel tentativo di rapportare l’ignoto del passato con quanto oggi è noto e familiare».
«Al contrario, come spesso spiega nelle sue lezioni, il passato non è relazionabile con il presente in modo semplicistico e lineare…».
«Ne sono assolutamente convinto. Basterebbe considerare il susseguirsi dei ritmi stagionali, la dipendenza dal caldo e dal freddo, l’alternanza del giorno e della notte… Una notte illuminata soltanto da una candela, come quella che usava Pellegrina per scovare sortilegi».
Il professore aveva ripreso l’aria cattedratica che teneva a lezione, del tutto immerso nelle sue argomentazioni, frutto d’innumerevoli letture, perché i libri – sosteneva – non sono mai sufficienti.
Si alzò e dallo scaffale retrostante sfilò un volume. Lo sfogliò intento a rintracciare una pagina conosciuta. Lo studiolo gradualmente s’era immerso nella luce fievole del crepuscolo. Richiuse il libro e lo porse alla ragazza. Accese la lampada da tavolo, che nel rischiarare l’ambiente circostante restituì i vividi dettagli degli oggetti ordinatamente allineati, come i libri ben disposti sul piano della scrivania e nei ripiani della grande biblioteca.
Riprese il testo del processo reperito a Simancas. Lo aprì di nuovo alla pagina contrassegnata dai fogli.
«Attenzione, però: a fianco della vicenda definita negli atti processuali, come possiamo leggerli in queste pagine, c’è la vicenda parallela che riguarda la vita personale di Pellegrina, moglie del setaiolo Vitello, accusata di tessere magarie e divinare con l’aiuto del demonio. È possibile modificare stereotipi, per fare riemergere fatti quotidiani finora sottaciuti, gesti ripetuti migliaia di volte senza averne neppure coscienza».
«Dovrò consultare molti libri…», aggiunse la giovane, che seguiva con partecipazione, ma anche con l’implicito timore d’interrompere il nesso logico dei discorsi.
«Non basteranno i soli libri già scritti. Ne servirà sempre un altro… ancora da scrivere. Non si preoccupi, supererà ogni incertezza e la storia assumerà le sue dimensioni quasi reali».
«Quasi reali?».
«Per quanto l’indagine sarà approfondita, ne conseguirà sempre un margine d’indeterminatezza… Sentirà allora l’esigenza di fare uso dell’intuizione. Certe congetture scaturiranno in modo naturale, quando sarà entrata in autentica sintonia col passato. È una sorta di dialogo silenzioso, che supera lo spazio e il tempo… Allora, ancora una volta, la ricerca riprenderà il suo slancio… Ma non dovrà inventarsi niente: avrà bisogno di nuovi documenti. Li cercherà negli archivi e nelle biblioteche, nelle raccolte dei collezionisti, nei negozi degli antiquari o sulle bancarelle degli ambulanti, oppure sepolti in una cassa di qualche stravagante rigattiere».

Please wait while flipbook is loading. For more related info, FAQs and issues please refer to DearFlip WordPress Flipbook Plugin Help documentation.

About the author: Sergio Bertolami