4 – «Non credia nenti»

Dove una terza testimone, Catarinella Artes, figlia di un funzionario del Sant’Officio, ricorda di avere assistito alla finta guarigione della suddetta Geronima Danchano. Lei personalmente credeva che fosse solo una messa in scena di Pellegrina, per intascare denari.

Giovedì 28 marzo 1555.

Cinque giorni più tardi fu la volta di Catarinella Artes, che mai si sarebbe aspettata di essere interrogata dall’inquisitore in persona. Al suo ingresso in aula, i presenti pieni di sollecitudine accolsero Don Sebsastiàn con rispettosa deferenza. S’intrattenne un attimo con i familiari del Sant’Officio, poi sua eccellenza prese posto e, nel corso della breve seduta, rivolse alla teste poche ma equilibrate parole. Parlava con indulgente fare pastorale, evidenziando un’indiscussa maestosità intellettuale e morale.
Suor Catarinella Artes, monaca del terzo ordine di Sancto Francesco, figlia di un sollecitaturi, non credeva a sé stessa di trovarsi nel grande Palazzo dell’Inquisizione. Dichiarò di avere 40 anni circa e di abitare nel quartiere di San Giovanni. Disse ancora che erano passati dieci o undici anni da quando una certa Pellegrina, abitante nel medesimo quartiere, fu chiamata per curare una donna di nome Geronima Danchano, ormai morta. Scrutò l’ammalata, accertò che aveva una fattura ed espresse la convinzione che l’avrebbe trovata.
Si poteva contare all’incirca la prima ora della notte. Da poco era iniziato a imbrunire. Pellegrina afferrò la candela posta sul tavolo e all’istante imboccò la scala. Dalle sconnessioni fra gli assi del solaio, si poteva intravedere un barlume rischiarare il piano sottostante. Udì aprire l’uscio e, avendola d’impulso seguita da basso, vide la magara che cercava fuori della porta. Fu un attimo. La candela si spense e Pellegrina cominciò a strepitare di avere trovata la fattura.
Alla richiesta di specificare in cosa consistesse questa fattura, comare Catharina apparve impacciata. Rispose di non averla vista, né di aver mai creduto che Pellegrina avesse veramente trovato qualcosa. Tentava in modo istintivo di giustificare di esser stata presente a quell’insolita circostanza, senza esserne minimamente partecipe. Come poteva lei, cristiana osservante, dichiarare di prestar fede a delle pratiche superstiziose?
Fece rilevare, con insistenza, di essere persuasa che Pellegrina lo facesse solo per estorcere denari. Vero è che vide in mano alla magara certi spilli, che asseriva di avere estratto dalla maya e che, togliendoli, mano a mano l’ammalata sarebbe guarita.
Comare Catarinella non riferì altro. S’impuntò soltanto – finché il funzionario non l’ebbe accontentata – per far mettere a verbale che personalmente non credia nenti.
Interrogata de odio, dixit: que non. Et fuit ei impositum silençium.

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