Al Museo Revoltella “Van Gogh” e “Antonio Ligabue” chiudono a 220mila visitatori

Straordinario successo per le mostre di Van Gogh e Ligabue al Museo Revoltella. 220.000 visitatori in pochi mesi, un record assoluto per la città che registra anche un importante indotto economico di oltre 13 milioni di euro per la presenza dei numerosi estimatori e turisti accorsi per le mostre.

Le lunghe code che per mesi si sono formate davanti al Museo Revoltella sono diventate una foto simbolo di Trieste.
Incessanti gli arrivi in città da ogni parte d’Italia e dall’estero, con tutto esaurito di hotel, ristoranti, bar ed esercizi commerciali.
È l’effetto delle grandi mostre che, come noto, producono un indotto sul territorio di circa 60 euro a visitatore. Nel caso delle mostre di Van Gogh Ligabue, si parla di oltre 13 milioni di euro di ricaduta sull’economia cittadina, un risultato decisamente positivo da tutti i punti di vista.

“Ci aspettavamo circa 120.000 visitatori, che sarebbero già stati tanti in rapporto alla città di Trieste – dice Iole Siena, Presidente di Arthemisia, l’azienda che ha prodotto e organizzato la mostra – ma 220.000 è un numero decisamente sopra le aspettative. Siamo molto felici di questo risultato, frutto di anni di lavoro, 10 mostre e una splendida collaborazione con l’Amministrazione Comunale e l’Assessorato guidato da Giorgio Rossi. I risultati importanti si ottengono con impegno e serietà.”

Questo record di presenze – dichiara l’Assessore alla cultura del Comune di Trieste Giorgio Rossi – ci conferma che siamo sulla strada giusta e abbiamo raggiunto un duplice obiettivo.
Da una parte migliaia di turisti triestini, italiani e stranieri, adulti e bambini, hanno potuto godere dei capolavori di due straordinari artisti internazionali, dall’altra hanno scoperto la storia del Barone Revoltella e del suo legame con la storia di Trieste, visitando la sua sontuosa residenza e apprezzando la nostra importante collezione d’arte moderna. 220mila volte grazie!


Nell’arco di una vita relativamente breve, Vincent van Gogh lavorò come artista per soli dieci anni.A partire dal 1880 cercò rapidamente di carpire i misteri del disegno e successivamente, dal 1882, della pittura. Quando morì, nel 1890, lasciò circa 850 dipinti e un migliaio di opere su carta: una produzione straordinariamente ricca. Questa mostra e il catalogo seguono la vicenda artistica diVan Gogh dagli esordi fino ai suoi ultimi giorni. L’artista olandese è uno dei più famosi pittori mai esistiti. Grazie alle sue numerose lettere, possiamo seguirlo nel suo percorso, vedere da vicino la sua battaglia di artista e di uomo. E, sebbene non ci siano rimaste fotografie di Vincent artista, i suoi autoritratti e le sue lettere ci trasmettono la sensazione di conoscere l’uomo.Questa mostra riunisce opere appartenenti alle diverse fasi della carriera di Van Gogh. Partendo dai Paesi Bassi, nelle città dell’Aia e di Nuenen, possiamo seguire Vincent nel suo cammino versola Francia, dove operò a Parigi, Arles, Saint-Rémy e Auvers-sur-Oise. Sebbene questa ampia panoramica non formi una retrospettiva, essa offre ai visitatori la possibilità di conoscerne a fondo il protagonista. La presenza in mostra di opere realizzate in momenti diversi ci permette di osservarne i cambiamenti.L’attenzione di Van Gogh per le persone e la sua capacità di identificarsi con i poveri si riflettono nei suoi soggetti. Questo coinvolgimento nei temi trattati è visibile in tutta la sua opera. Il suo modo di disegnare e dipingere, d’altra parte, cambiò radicalmente in un breve lasso di tempo.All’inizio utilizzava una tavolozza scura, composta perlopiù da toni bruni: anche questo spiega il fortissimo impatto che ebbero su di lui i dipinti pieni di colori degli impressionisti francesi. In questamostra si possono trovare molti dei primi disegni, che evidenziano il cambiamento a favore dei toni vivaci nei dipinti realizzati in Francia.Le mostre su Vincent van Gogh non sono mai facili da realizzare. Il Kröller-Müller Museum di Otterlo ospita una delle più grandi collezioni di Van Gogh al mondo. Il pubblico italiano potrà comprendere meglio l’opera e la vita dell’artista olandese attraverso i disegni e i dipinti che il museo ha messo a disposizione per questa mostra triestina: tutti insieme compongono una esposizione ricca di spunti che ci guida attraverso le diverse fasi della parabola creativa di uno degli artisti più affascinanti dell’epoca moderna.Realizzare questa mostra è stato un piacere: un evento che sarebbe stato impossibile senza laforza propulsiva degli organizzatori. Desidero ringraziarli, insieme con il team del Museo Revoltella, per la splendida collaborazione.


Non si può parlare dell’arte di Ligabue senza conoscerne la vita, né si possono capire le sue opere se non si entra nel mondo di quel piccolo uomo sfortunato e folle, pieno di talento e poesia. Nato a Zurigo nel 1889 da madre di origine bellunese e da padre ignoto, viene dato subito in adozione ad una famiglia svizzera. Già dall’adolescenza manifesta alcuni problemi psichiatrici chelo portano, nel 1913, a un primo internamento presso un collegio per ragazzi affetti da disabilità.Nel 1917 viene ricoverato in una clinica psichiatrica, dopo un’aggressione nei confronti della madre affidataria Elise Hanselmann che, dopo varie vicissitudini, deciderà di denunciarlo ottenendo l’espulsione di Antonio dalla Svizzera il 15 maggio del 1919 e il suo invio a Gualtieri, il comuned’origine del patrigno (il marito della madre naturale, che odierà sempre). Ligabue non parla l’italiano, è incline alla collera e incompreso dai suoi contemporanei, viene soprannominato “el Matt” dagli abitanti di Gualtieri che ne rifiutano i dipinti e il valore artistico, costringendolo a prediligere la via dell’alienazione e della solitudine. Dopo tormentati e inquieti anni di vagabondaggio in cui vive solamente dei pochi sussidi pubblici esi rifugia nell’arte per esprimere il suo disagio esistenziale, a cavallo tra il 1928 e il 1929 incontra Renato Marino Mazzacurati (importante artista dellaScuola Romana) che ne comprende il talento artistico e gli insegna ad utilizzare i colori. Con singolare slancio espressionista e con una purezza di visione tipica dello stupore di chi va scoprendo – come nell’infanzia – i segreti del mondo, Ligabue si dedica alla rappresentazione della lotta per la sopravvivenza degli animali della foresta; si autoritrae in centinaia di opere cogliendo iltormento e l’amarezza che lo hanno segnato, anche per l’ostilità e l’incomprensione che lo circondavano; solo talvolta pare trovare un po’ di serenità nella rappresentazione del lavoro nei campi e degli animali che tanto amava e sentiva fratelli. Nel 1937 viene nuovamente ricoverato presso l’ospedale psichiatrico di San Lazzaro a Reggio Emilia per autolesionismo e per “psicosi maniaco-depressiva” nel marzo del 1940. È il 1948 quando comincia a esporre le sue opere in piccole mostre e ottenendo, sotto la guida di Mazzacurati, qualche riconoscimento e a guadagnare i primi soldi. Ma il successo è breve: dopo essersi permesso solo qualche lusso, nel 1962 viene sopraggiunto da una paresi e ricoverato all’ospedale di Guastalla dove continua a dipingere e dove termina la sua vita il 27 maggio del 1965.


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