Continua “Travelogues – Diari di viaggio” – Testo critico di Alessandro Riva

TRAVELOGUES – Diari di viaggio
Galleria Vik Milano
A cura di Alessandro Riva

Continua fino al 30 settembre alla Galleria Vik Milano la mostra collettiva “Travelogues – Diari di viaggio”, a cura di Alessandro Riva.

Un percorso espositivo che riunisce dodici artisti italiani tra i più rappresentativi della scena figurativa contemporanea — da Massimiliano Alioto a Bernardo Siciliano, da Velasco Vitali a Marco Petrus, passando per Luca PignatelliAndrea Zucchi e molti altri — proponendo una riflessione attuale sul viaggio, sul paesaggio e sulla loro evoluzione nel nostro tempo.

Tra marine mitologiche, vedute metropolitane, campagne rarefatte e viaggi interiori, Travelogues racconta il paesaggio come luogo simbolico, memoria culturale e spazio mentale, attraverso opere pittoriche, disegni e sculture che dialogano con la stagione estiva e il desiderio diffuso di evasione.

La mostra è visitabile presso Galleria Vik Milano, Via Silvio Pellico 8, a pochi passi dal Duomo.

Pubblicato il 6 Agosto 10:50


Artisti: Massimiliano Alioto, Alessandro Busci, Paolo Cassarà, Aldo Damioli, Giovanni Frangi, Enrico Lombardi, Alessandro Papetti, Marco Petrus, Bernardo Siciliano, Velasco Vitali, Andrea Zucchi

Negli ultimi decenni, il paesaggio – inteso come spazio fisico e culturale dotato di forma, memoria e identità – ha subito una trasformazione profonda, fino quasi a dissolversi. L’urbanizzazione diffusa, la perdita dei confini tra città e campagna, la proliferazione di strutture anonime e funzionali hanno generato un territorio ibrido e indistinto, in cui ogni gerarchia estetica o simbolica sembra venuta meno. A questa mutazione concreta si è affiancata una smaterializzazione percettiva: il paesaggio non è più vissuto come esperienza diretta e continua, ma come flusso frammentato di immagini, mediate da schermi e dispositivi digitali. In un mondo sempre più segnato da iperconnessione, mobilità e replicazione visiva, la relazione fisica ed emotiva con i luoghi si è fatta incerta, intermittente, rarefatta.

In questo contesto, l’arte – e in particolare la pittura – assume un ruolo di resistenza e ricostruzione simbolica. Molti artisti italiani contemporanei partono proprio da questa assenza per ripensare il paesaggio come spazio mentale, affettivo, culturale. Non si tratta più di rappresentare il reale, ma di evocare ciò che è andato perduto: ricostruire una geografia possibile, fatta di sguardi, memorie, stratificazioni.

Travelogues – Diari di viaggio riunisce una dozzina di artisti italiani attivi dagli anni Novanta al primo decennio del Duemila, chiamati a confrontarsi con il paesaggio come “diario di viaggio” contemporaneo. In un’epoca in cui lo sguardo diretto sul mondo tende a rarefarsi – sostituito da flussi digitali e immagini replicate – la pittura torna a proporre un’esperienza del vedere lenta, soggettiva, stratificata. È una ricerca di sguardi nuovi, ma anche un’eco consapevole di quelli antichi: come i viaggiatori del Grand Tour, che attraversavano l’Italia per arricchire il proprio bagaglio culturale e visivo, così questi pittori esplorano i territori del presente per riappropriarsi di una visione critica e affettiva del paesaggio.

Dal rigore geometrico e stilizzato della Milano di Marco Petrus, alle montagne fluide, liquide e sospese, di Velasco Vitali e Alessandro Busci; dalla “supernatura” di Massimiliano Alioto, in cui elementi naturali e artificiali si fondono in una visione organica e straniante, alle grandi capitali del mondo rivisitate con lo sguardo misurato e luminoso da neovedutista di Aldo Damioli, alle campagne e marine rarefatte fino al limite dell’informale di Giovanni Frangi e Alessandro Papetti; dalle campagne metafisiche e arcaiche, intime e primitive, di Enrico Lombardi, alle vedute stranianti, tra modernità e nuovi arcaismi, di Luca Pignatelli, fino alla New York verticale e vertiginosa, vista sempre dall’alto o dal basso, di Bernardo Siciliano, fino ai nuovi esotismi contemporanei di Andrea Zucchi, il paesaggio, per questi artisti, è insieme osservazione e proiezione, geografia e memoria, realtà e costruzione mentale.

Unico scultore in mostra, Paolo Cassarà concentra invece il proprio sguardo non sul paesaggio esteriore, ma su quello interiorizzato nei corpi e negli sguardi delle sue viaggiatrici contemporanee: figure femminili inquiete, frettolose, un po’ nevrotiche, che sembrano attraversare spazi reali e mentali con la stessa tensione discontinua e accelerata che caratterizza il nostro tempo.


Paola Martino
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